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D. Gianni Mazzali SDB, "FRA CIELO E TERRA"

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7a Domenica di Pasqua - Anno C      Omelia
FRA CIELO E TERRA

Ogni tanto abbiamo bisogno tutti di uno squarcio di cielo. E' come quando, dopo giorni di grigio e di pioggia, si schiude il cielo, brilla il sole e il cuore oppresso respira. Il quotidiano è la nostra vita, è il luogo delle nostre gioie e dei nostri dolori; ci impegniamo, lottiamo, corriamo dal mattino alla sera ed è normale sentire il peso della "terra". E' bello e confortante riuscire a sollevare lo sguardo, guardare il cielo, sentire che c'è qualcosa, Qualcuno al di sopra di noi.

C'E' ATTESA IN CIELO

Gesù ci ha lasciati, ha concluso la sua esperienza su questa terra. Ne abbiamo già accennato Domenica scorsa quando il Signore ha parlato del suo ritorno al Padre. Oggi contempliamo questo mistero che continua a suscitare sgomento nel nostro cuore: Gesù ha concluso la sua esperienza terrena, è scomparso alla vista e alla frequentazione dei suoi che lo hanno seguito, incantati, salire verso il cielo. Perché, Signore, ci hai lasciati soli? Perché non hai continuato a camminare con noi, a cenare con noi, a guarire le nostre malattie, a dirci parole che toccavano e trasformavano il nostro cuore. Tu sei tornato nel tuo cielo e noi ci sentiamo soli in questa nostra terra, padroni smarriti e troppo spesso servi e forse anche schiavi. " Sono tornato al cielo, nel Regno di mio Padre, ma sono costantemente con voi. Anzi il mio Spirito, lo Spirito Santo, l'Amore Divino fatto persona, vi è accanto, opera in voi, richiama ed interpreta le verità, suscita costantemente frutti di amore e di santità. Io sono in cielo proprio perché voi siate certi che il "cielo" esiste, che c'è in tutti voi un germe di eternità, che la vostra patria definitiva è qui nel seno del Padre, nel Paradiso. E poi vi ho lasciati perché ho fiducia in voi, perché ora tocca a voi, è il vostro tempo. Gli angeli hanno sussurrato agli Apostoli di rivolgere lo sguardo verso la terra, di continuare la mia missione, di andare per il mondo ad annunciare la Buona Notizia a tutti. Io non vi ho abbandonati, sono con voi, sono dentro di voi, il mio Spirito è l'anima della vostra grande famiglia, fino alla fine del mondo".

SARETE MIEI TESTIMONI FINO AI CONFINI DELLA TERRA

Come ci ha detto Gesù, la sua esperienza "terrena" si è conclusa con il suo ritorno al Padre. Ora tocca a noi: "(…) e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra". L'ascensione di Gesù al cielo prelude alla missione della Chiesa che verrà inaugurata a Pentecoste con il dono dello Spirito Santo. Trepidanti ci dobbiamo rendere conto che Gesù ha affidato a noi, alla comunità di coloro che credono in lui, il compito di comunicare e rendere efficace per tutti la salvezza da lui conquistata.
La consapevolezza dei nostri limiti, della nostra inadeguatezza, dei nostri stessi peccati sembrerebbe frenarci, farci dubitare di poter realizzare quanto Gesù ci chiede. Più spesso ci sentiamo "Chiesa peccatrice", piuttosto che "Chiesa santa". E c'è chi ci pensa a denigrarci, a sottolineare lo scandalo, il peccato dei cristiani e della Chiesa. Serpeggia a volte tra noi e penetra in noi un senso di scoraggiamento. Ne vale proprio la pena? Non è forse tutto inutile? "Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché degno di fede colui che ha promesso".
Se le nostre incoerenze ci deprimono e ci demotivano, Gesù è la nostra certezza indefettibile, Gesù è la nostra speranza ed è Lui che, nonostante tutto continua ad alimentare l'efficacia della nostra testimonianza. Sì, tocca a noi e, grazie a Gesù e al suo Spirito, non ci tiriamo indietro!

TESTIMONI DI CONVERSIONE E DI PERDONO

Possiamo essere credibili perché il nostro annuncio di Gesù si basa sulla nostra personale esperienza di Lui e della sua grazia: "(…) accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura". E' quanto è successo agli Apostoli. Erano stati suoi "intimi" per tre anni, avevano ricevuto le sue confidenze, avevano sperimentato il suo affetto, avevano assistito ai prodigi da Lui compiuti. Gesù tuttavia non li ha plagiati e loro lo hanno abbandonato, lo hanno tradito, ciascuno a suo modo. La luce della risurrezione ha illuminato il triste buio del tradimento e hanno sperimentato il perdono di Gesù. La loro testimonianza nei luoghi più sperduti della terra è stata sofferta e quindi credibile. Anche noi, come loro, come Pietro, perdonati e convertiti siamo, oggi, testimoni di misericordia.

"Non c'è dolore in terra
che il Cielo non possa guarire"

(Thomas More)

Don Gianni MAZZALI sdb

Fonte:http://www.donbosco-torino.it


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