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D. Gianni Mazzali SDB, "SALVEZZA PER TUTTI"

4a Domenica di Pasqua - Anno C   Omelia
SALVEZZA PER TUTTI


E' la storia di sempre: la preoccupazione di pretendere l'esclusiva, di "accaparrarsi" un bene, la pretesa di definire come privilegio ciò che non siamo disposti a condividere. Ciò avviene con le cose, con il benessere, con la posizione sociale, ma anche con le persone e, se siamo abituati a riferirci a lui, anche con Dio. Era l'atteggiamento ufficiale del popolo ebraico: siamo il popolo scelto da Dio, incondizionatamente e ne dobbiamo godere l'esclusiva. La Parola oggi è dirompente: la salvezza di Gesù, conquistata con il suo sangue, è per tutti. Non vi sono confini, non vi sono limiti di razza, di cultura, di esperienza. Gesù è il Salvatore Universale.

INVIATI PER DONARE LUCE

La pagina degli Atti ci presenta Paolo e Barnaba che stanno portando a compimento il primo viaggio missionario: partono da Antiochia di Siria con un mandato della comunità, navigano fino a Cipro la patria di Barnaba, poi tornano in Asia Minore fino a Perge e poi ad Antiochia di Pisidia. Luca ci presenta i due missionari impegnati a testimoniare e predicare la salvezza di Gesù, privilegiando, in un certo modo, i Giudei. Percepiamo lo zelo e la spinta missionaria dei due apostoli che contrasta con la stizzosa reazione, la gelosia e l'opposizione diretta dei cittadini di fede ebraica. In questa tensione, in questo rifiuto, quasi per contrasto, sentiamo la portata della "novità", del respiro universale della fede in Gesù. Paolo lo dice con chiarezza, senza mezzi termini: "Così infatti ci ha ordinato il Signore: "Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza fino all'estremità della terra"". E' confortante sentire dalle labbra stesse di Paolo che il compito del missionario, in fondo il compito di ogni credente, è quello di essere luce e quindi donare luce. E' la luce sfolgorante della risurrezione che si impone sul buio, è la salvezza di Gesù offerta a tutti, indistintamente. Ritroviamo nell'esperienza di Paolo e di Barnaba il nostro impegno di credenti in Gesù, di testimoni della sua risurrezione. Non dobbiamo aver paura di portare la luce, perché ci sentiamo fragili, inadeguati. Non si tratta della nostra luce, ma di quella di Gesù che ha promesso di essere con noi, con tutti, fino alla consumazione del tempo. Pullulano i messaggi di tenebra oggi, ci sono tante oscurità, tante assurdità che sembrano invincibili. Quando ci sentiamo impotenti e quasi travolti, illuminiamo il nostro quotidiano con la luce del Risorto e riusciamo a fare Pasqua anche noi, a passare, a respirare la luce che ci rende liberi e sereni.

UNA MOLTITUDINE IMMENSA

Non mancano oggi gli inquietanti messaggeri di una fede ristretta, esclusiva; a volte bussano anche, e con insistenza, alle porte delle nostre case. Ritroviamo inoltre anche una certa tendenza esclusivista nei nostri atteggiamenti comunitari. Ci sentiamo bene tra noi, in una piccola cerchia, ristretta e a volte indirettamente discriminante. Giovanni, il veggente dall'isola di Patmos, contempla invece una visione cosmica, una comunità sconfinata di adoratori dell'Agnello: "(…)vidi: ecco una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare ,di ogni nazione, tribù, popolo a lingua". In qualche modo Giovanni contempla un modello, un paradigma di credenti che va al di là di ogni possibile delimitazione, od esclusiva appropriazione. L'Agnello è stato immolato per tutti e il suo sangue rande candido ogni vestito. Gesù, l'Agnello, è il pastore universale che guida il suo gregge sconfinato alla fonti della vita, alla pienezza, dove non si sperimenta più l'arsura, la fame, la sete e ogni sofferenza e ogni dolore trovano il loro esito. E' vitale non sottrarci ad un impulso così grande, così universale. Come il cuore di Cristo, così il cuore di ogni cristiano si dilata agli spazi sconfinati di un amore ricevuto e quindi che diventa dono.

UN PASTORE PER TUTTI

E' Gesù stesso che ribadisce la sua missione, la sua identità di Pastore Universale: "Le mie pecore conoscono la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno". La Parola consente ad ogni credente, a ciascuno di noi di riconoscere la "voce" vera del pastore, distinguendola da tante altre "voci" ammalianti di falsi pastori, di mercenari, di incantatori. Il pastore vero conosce ogni pecora, con una conoscenza di amore per ciascuna nella sua identità, nella sua unicità, nel suo tragitto esistenziale. Nel gregge di Gesù c'è posto per tutti e ognuno ha il suo posto, riceve le attenzioni, si sente conosciuto personalmente, accettato e amato.

"La salvezza, in definitiva, è davvero aperta a tutti;
ma ovunque c'è salvezza,
è sempre all'opera il Cristo, l'Unico che può salvare.
E' il grande paradosso della fede cristiana;
ed è il tesoro che i cristiani sono chiamati a custodire:
in Gesù, in un piccolo frammento di umanità e di storia,
ci è venuta incontro la salvezza del mondo
e dell'umanità intera"

(R. Repole)

Don Gianni MAZZALI sdb


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