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Don Domenico MACHETTA SDB,Lectio 5a Domenica di Pasqua Anno C |

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5a Domenica di Pasqua Anno C | Appunti per Lectio

1ª LETTURA: At 14,21b-27


Nel giro di una pagina, Luca ci martella con accanimento una notizia per tre volte: "Riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro" (14,27; 15,4; 15,12). Solitamente si è portati piuttosto a riferire tutto quello che noi abbiamo fatto con l'aiuto di Dio. La differenza è radicale! Luca ci ossessiona portando avanti ostinatamente il tema di fondo degli Atti degli Apostoli: chi porta avanti la Chiesa è lo Spirito Santo; non basta la buona volontà degli uomini.
Nel tratto che oggi viene presentato ci viene dato un tracciato dei primi viaggi missionari della Chiesa nell'area dell'Asia Minore, l'attuale Turchia centrale. Viaggi segnati da "molte tribolazioni", sempre però sotto la spinta dello Spirito.
È molto importante come nascono i "presbiteri" (anziani): sempre durante una celebrazione liturgica! E vengono affidati "al Signore, nel quale avevano creduto": con l'"Ordinazione" avviene questa totale consegna, che suppone, da parte del candidato, una perdita di sé, per Gesù Cristo e per il Vangelo.

VANGELO: Gv 13,31-33a.34-35

Dopo l'uscita di Giuda dal cenacolo, Gesù apre il suo cuore. Parte qui la sezione dei "discorsi dell'ultima cena".
"Mandatum novum do vobis". Vi do un comandamento nuovo. Nei confronti del comandamento antico: "Amerai il prossimo tuo come te stesso", in che cosa consiste la novità? Consiste in quel "come io"!
Il "nuovo" nella Bibbia appartiene al mondo di Dio. Cuore nuovo.
Canto nuovo. Nome nuovo. Una cosa nuova. Un popolo nuovo. Vino nuovo.
Comandamento nuovo.
Gesù, poco prima, ha lavato i piedi: un gesto che ha sconvolto tutti, che non significa solo fare atti di umiltà, ma lasciarsi umiliare. I gesti di carità, anche eroici, non sono ancora la misura della santità (1 Cor 13), neanche la preghiera, perché basta un grammo di orgoglio per sporcare tutto. Amare come lui ci ha amati è l'"Everest" del cristianesimo. Un certo tipo di amore (gratuito, disinteressato, universale), espresso con la parola "agápe", l'uomo da solo non può darselo, può solo riceverlo.
Gesù dunque, prima di morire, ci consegna queste parole, con una dolcezza infinita: "Figliolini" ("teknìa": intraducibile!). Queste parole si sono stampate in modo indescrivibile nell'animo di Giovanni, come si noterà anche dalle sue lettere.
Non c'è dunque un semplice invito pastorale: "Vogliamoci bene...". Gesù non è solo un grande saggio che ci insegna a volerci bene. Gesù è il Salvatore, che sacrifica se stesso per liberarci dalla nostra incapacità di volerci bene. Il problema vero delle prime comunità cristiane è l'amore vicendevole, verso le persone con cui vivi. L'amore ai poveri, agli ultimi, ai lontani non è mai stato un problema. Il problema urgente è l'amore all'interno. "Perché il mondo creda!". "Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri".
Da qui si sprigiona una delle notizie più "rivoluzionarie" di Giovanni: non è anzitutto con la sua azione che la Chiesa si scopre missionaria, ma prima di tutto attraverso la fedeltà nel rappresentare l'amore di Gesù nel mondo.
Solo piantando una croce, si risanano tutte le situazioni non riconciliate: "Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me".

Don Domenico MACHETTA


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