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Don Enzo BIANCO sdb "GESÙ È ANDATO A PREPARARCI UN POSTO"

7a Domenica: Ascensione - Anno C  Omelia
GESÙ È ANDATO A PREPARARCI UN POSTO

Nel 1961 il primo astronauta Yuri Gagarin compì il primo volo spaziale, e al ritorno sulla terra rilasciò una dichiarazione sorprendente. O se si vuole normale, per uno che avrebbe fatto carriera solo se si professava ateo. Disse: "Sono andato fino in cielo, ma Dio non l'ho incontrato". E all'opposto oggi, in tutte le chiese della cristianità, si celebra la festa dell'Ascensione al Cielo del Signore Gesù.

In pratica i cristiani sono invitati a meditare sulle parole del Credo che recitano nella messa ogni domenica, magari un po' distratti: "Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, il quale fu crocifisso... è risuscitato... è salito al cielo, siede alla destra del Padre".
Esprimono così la loro fede riguardo alle ultime vicende terrene del Figlio di Dio sulla terra. Una fede che poggia sulla testimonianza degli apostoli, dei Vangeli, e dei primi discepoli di Gesù.

Va notata la centralità dell'episodio, la sua funzione di cerniera: l'Ascensione è l'ultimo avvenimento che i Vangeli raccontano riguardo a Gesù, ed è il primo con cui gli Atti degli apostoli iniziano a narrare la storia della sua Chiesa. Cristo risulta sempre presente tra gli uomini, ma ora in una dimensione nuova, mistica, spirituale.
Ascensione è dunque avvenimento spartiacque. E intrigante. La storia della Chiesa, che ha preso avvio allora, è storia nostra, perché racchiude anche le vicende personali di ognuno con Cristo Gesù.

Il cielo delle nuvole e il cielo della fede

Dicono i Vangeli di Gesù: "Ascese". Ma come? A sfogliarli, si nota che gli Evangelisti hanno usato espressioni molto diverse.
Matteo non racconta il fatto, lo dà come noto e risaputo da tutti.
Marco, sobrio, dice: "Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro [gli apostoli], fu assunto in cielo e siede alla destra di Dio".
Luca aggiunge diversi particolari, tra l'altro che Gesù "fu elevato in alto sotto i loro occhi, e una nube lo sottrasse ai loro sguardi".

Espressioni che fanno difficoltà alla sensibilità moderna.
E non solo per via di Yuri Gagarin che nello spazio non ha trovato Dio. Anzi. Altri astronauti sono tornati dai voli spaziali con lo stupore sul volto, entusiasti per quel che avevano visto, dicendo - e più di uno l'ha detto - che nello spazio avevano incontrato i segni della presenza misteriosa di Dio. Unendo la loro voce a quella dell'antico Salmista che esclamava: "I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annuncia l'opera delle sue mani" (Salmo 19,2).
Se però si vuole comprendere a fondo il senso dell'episodio chiamato Ascensione, lo si trova avviluppato nel mistero.

E si aprono le strade del sospetto.
Raccontano di quell'ateo che un giorno, parlando in crocchio con amici, credette di aver trovato la prova a favore del suo ateismo, e domandava con aria di sfida: "Se davvero Dio esiste, perché non scrive il suo nome bello grosso in cielo, in modo che tutti lo possano leggere?" Sembrava una richiesta sensata. E c'era imbarazzo. Ma saltò fuori il solito Pierino: "Scusi, signore. In che lingua Dio dovrebbe scrivere il suo nome nel cielo?"
Come si vede, anche l'ateismo ha le sue difficoltà. Di fatto è difficile rendere conto - con parole umane - del mistero insondabile di Dio. Ma va detto subito che il cielo delle nuvole e degli astronomi, degli astronauti e dei meteorologi, non ha nulla a che vedere col cielo della fede e di Dio.

Raccontando col povero linguaggio umano

Gli evangelisti, autori ispirati, raccontando col povero linguaggio umano, dovettero per forza utilizzare i termini della geografia e astronomia allora ricorrenti. Immaginavano la Terra, abitazione degli uomini, come una piattaforma galleggiante sulle acque. Sotto di essa gli Inferi, il regno dei morti. E al di sopra, ritenevano le nuvole e gli Astri come cielo e abitazione di Dio.
Invece i nostri ragazzini a scuola apprendono che la Terra è una pallina rotonda in un universo sconfinato e in espansione vertiginosa, con stelle e galassie che sciamano a miliardi negli spazi illimitati.
E il problema di come interpretare l'episodio di Gesù che nei racconti biblici sale al cielo, rimane con tutto il suo peso.

Per la precisione, i Vangeli riferiscono che in quel famoso "giorno dopo il sabato" - Pasqua di risurrezione - le pie donne trovarono il sepolcro vuoto. Poi che più volte Gesù si presentò agli apostoli, e in un ultimo incontro li inviò in missione fino ai confini della terra. Quindi si sottrasse a loro per sempre. E risulta normale che gli evangelisti, volendo descrivere questo sottrarsi di Gesù, si siano aiutati con le nozioni di geografia e astronomia del loro tempo.
Comunque gli atei possono ritenersi dispensati - soprattutto nella festa odierna - dal guardare il cielo. Il russo Ivan Turgheniev ha riportato nel romanzo "Padri e figli" la battuta di un ateo che dichiarava: "Io guardo al cielo soltanto quando starnutisco".

Possiamo dire che Gesù con l'Ascensione non si è trasferito da un luogo a un altro: in realtà è entrato in una dimensione diversa, dove le espressioni sopra, sotto, davanti, dietro hanno solo valore simbolico. Andare in cielo non è stato per Gesù un trasferirsi nel cielo astronomico di Gagarin, ma è stato un tornare al Padre.
Di più. Nei Vangeli viene anche riferito, sempre usando il linguaggio delle immagini, che Gesù, tornato al Padre, presso di lui avrebbe preparato un posto anche per noi. Tutto quanto per i cristiani rimane mistero, ma un mistero splendente che illumina la loro vita.

Col naso all'insù

I cristiani, accettando la trasparenza del simbolo, continuano a guardare col naso all'insù. Come è detto degli apostoli. È l'atteggiamento suggerito dalla speranza cristiana, che troviamo espresso anche nella Messa, dove avviene quel breve dialogo: "In alto i nostri cuori!" dice il celebrante. "Sono rivolti al Signore!" rispondono i credenti nel Risorto. Rivolti non al cielo di Gagarin, ma al cielo di Dio.

Allora si può credere a san Paolo, che spiegava ai cristiani di Corinto: "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano" (1 Cor 2,9). E ci si può comportare come l'Apostolo, che confidava ai cristiani di Filippi: "Dimentico del passato, e proteso verso il futuro, corro verso la meta, per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù" (Fil 3,13-14).
Come dice il proverbio, "le nuvole passano, il cielo resta".

Don Enzo BIANCO sdb

Fonte:http://www.donbosco-torino.it


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