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Don Enzo BIANCO sdb"NOI, RADUNATI DAL BUON PASTORE"

4a Domenica di Pasqua - Anno C  Omelia
NOI, RADUNATI DAL BUON PASTORE

Tra le definizioni di sé usate dal Signore per presentarsi alla gente, la più nota è di sicuro quella del Buon Pastore. La più simpatica. I cristiani dei primi secoli raffiguravano Gesù come un uomo giovane con una pecora sulle spalle. Gesù è stato davvero pastore buono per il popolo dei credenti, lo è per tutti gli uomini, ha inaugurato un'umanità rinnovata di figli di Dio, e di fratelli. Resta a noi da capire come abbia esercitato il - chiamiamolo così - mestiere di Buon Pastore.

Dai Vangeli risulta che Gesù si commoveva di fronte alle tristi condizioni di vita della gente. Dice Matteo: "Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore" (Mt 9,36).
Perciò si mise a capo dei poveri, degli umili, diseredati, perseguitati, di quelli che avevano fame e sete di giustizia. Anche di gente con la fedina penale sporca. Ed ecco il risultato a sorpresa: quei piccoli, poveri, peccatori, al seguito di Gesù si sono trasformati in una realtà straordinaria, sono diventati la Chiesa.

GLI UOMINI CHE GESÙ HA RESO LIBERI

Si tratta di uomini che Gesù ha reso liberi, che lo hanno scelto liberamente come loro capo, e lo hanno seguito in piena libertà. Su questo tema uno scrittore indiano, Anthony De Mello, ha riscritto a modo suo la parabola di Gesù nota come Parabola della pecorella smarrita. L'ha raccontata così.

"Una pecora scoprì nel recinto dell'ovile un buco. Vi si intrufolò, e scivolò fuori all'aperto. Si sentì felice di potersene andare in giro libera, lontana dalle strettoie del recinto. Si allontanò molto, e si smarrì. A un tratto si accorse che un lupo stava per piombarle addosso. Fuggì di corsa, ma il lupo era più veloce e stava per ghermirla. Per sua fortuna in quel momento spuntò fuori il pastore, la afferrò, se la caricò sulle spalle, e la riportò sana e salva dentro l'ovile. Ora, nonostante che tutti lo esortassero a farlo, il pastore non volle riparare il buco nel recinto."
Domanda: perché il pastore non volle? Risposta: perché nell'ovile di Cristo stanno solo le pecore che ci vogliono stare. Quelle che vogliono andarsene sono libere di farlo. Cristiani come uomini liberi, così li vuole il Buon Pastore.

GESÙ CON NOI FINO ALLA FINE DEL MONDO

C'è nel comportamento di Gesù un altro aspetto significativo. Al momento del suo addio agli apostoli, prima di ascendere al cielo, dirà loro: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Ma poi con la sua ascensione al cielo li ha piantati in asso. Viene da dire: ma non c'è una contraddizione?
Sembrerebbe, però le cose sono più complesse. Ecco: Gesù non solo ha rispettato la libertà degli uomini, ma li ha anche invitati a farsi carico di precise responsabilità nella Chiesa. Era sicuro della loro risposta: "Le mie pecore ascoltano la mia voce". E dato che esse lo ascoltano, Gesù ha potuto condividere con questi suoi amici le responsabilità e i propri compiti di Buon Pastore.
Lo ha fatto. Ha cresciuto i suoi discepoli alla sua scuola, li ha maturati, resi capaci di responsabilità. Gli apostoli erano soprattutto pescatori, gente di poco conto, ma il Signore si è fidato di loro. È stato buon educatore, su ciò si direbbe d'accordo anche la pedagogia moderna: il modo migliore che i grandi hanno di aiutare i piccoli a diventare adulti, è cominciare presto a considerarli e trattarli da adulti. Da adulti, e non da eterni bambini.

Così Gesù ha trasferito la sua missione di Buon Pastore ai suoi amici. Ricordiamo quel dialogo, ad alta tensione emotiva, con Pietro. "Simone, mi ami tu?" "Certo, Signore, tu sai che ti amo." "Pasci i miei agnelli". Di fatto con Pietro - incaricato di essere Buon Pastore - sono diventate realtà le parole di Gesù: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo".

CRISTIANO: UOMO A CUI DIO HA AFFIDATO GLI ALTRI UOMINI

Pietro dunque prende nella Chiesa il posto di Gesù, è "vicario di Cristo in terra". Ed ecco gli sviluppi successivi.
A condividere con Pietro la responsabilità, vennero da lui associati gli altri apostoli, che dettero vita alle prime chiese locali. In Gerusalemme inventarono una nuova figura: quella dei diaconi. E quando la cristianità cominciò ad allargarsi, consacrarono vescovi e sacerdoti, mettendoli a capo delle comunità.
Poi le responsabilità del Buon Pastore vennero sempre condivise da altri, lungo i secoli. In ogni comunità di fede, in ogni parrocchia, c'era e c'è qualcuno che ha ricevuto da Gesù, attraverso il Papa e i vescovi, il mandato di Buon Pastore.

Così l'iniziativa del Signore è giunta fino a noi, oggi, qui. E riguarda in qualche misura ognuno, perché ogni cristiano ha responsabilità verso chi gli vive accanto. La risposta di Caino: "Sono forse io il custode di mio fratello?" è proprio solo la risposta di Caino. Diceva invece san Giovanni Crisostomo: "Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato gli altri uomini".

unque, dice Gesù Buon Pastore: "Le mie pecore ascoltano la mia voce". E in concreto la sua chiamata prende molte forme.
Gesù chiama alla fede, e ciò avviene per ciascun battezzato. Chiama alcuni amici all'impegno sacerdotale o al servizio nel diaconato. A volte chiama a un impegno speciale nella vita religiosa, con la testimonianza dei consigli evangelici. Chiama alla vita missionaria, all'annuncio del vangelo ai lontani. O semplicemente chiama alla vita matrimoniale e alla famiglia. E sono vocazioni tutte degne dell'uomo e gradite a Dio.

Su invito del Papa oggi la Chiesa chiede al Signore che maturino molte belle le vocazioni. Sacerdoti, suore, religiosi, laici impegnati a piena esistenza. Ma anche padri e madri di famiglia, educatori nella fede. E sono tutte vocazioni autentiche, bellissime.
Spetta a ciascuno di fare la propria parte.

Don Enzo BIANCO sdb

Fonte:http://www.donbosco-torino.it


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