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Don Marco Ceccarelli, Commento VI Pasqua “C”

VI Pasqua “C” – 26 Maggio 2019
I Lettura: At 15,1-2.22-29
II Lettura: Ap 21,10-14.22-23
Vangelo: Gv 14,23-29
Testi di riferimento: Nm 11,25; Pr 3,17; Sap 9,17; Is 11,2; 57,18-19; 59,8; Ger 31,34; Gl 3,1; Lc
1,79; 12,12; 19,42; 24,36; Gv 6,56; 14,16-17; 16,12-15.33; 20,19; At 6,10; 15,28; Rm 8,9-11; 1Cor
2,10-11; 6,19-20; 12,8; 15,45; 2Cor 6,16-18; 7,4; Ef 1,17; 2,14; Col 1,20; 3,15; 1Gv 2,20.27; 3,24;
4,13; Ap 2,7; 3,20

1. Le parole di Cristo e lo Spirito Santo. Nella prima lettura si presenta quel momento in cui la
Chiesa apostolica si è trovata a trattare e a decidere sulla (allora) non facile questione di cosa fare
con i pagani convertiti in relazione alle norme della prassi religiosa giudaica. Alla fine chi decide è
lo Spirito Santo che opera attraverso gli apostoli (At 15,28). Per essere in grado di ascoltare lo Spirito, per capire la volontà di Dio, per avere discernimento su quanto lo Spirito dice di fare, occorre
non essere ancorati ai propri schemi; occorre una profonda libertà da tutto. L’azione dello Spirito
nella Chiesa è il segno della presenza di Cristo in mezzo ai suoi. Lo Spirito continua ad insegnare le
cose del Padre e del Figlio, a guidare la Chiesa a tutta la verità (Gv 16,13); e occorre prestargli attenzione senza dare mai per scontato che già sappiamo tutto, come se non ci fosse niente di nuovo
che Cristo possa dirci. Lo Spirito ci insegna tutto (Vangelo odierno), ci dà quell’intimità profonda
con Cristo che è la base di ogni agire cristiano. Ma non è possibile avere questo ascolto, e quindi il
discernimento, se non abbiamo messo seriamente in discussione la nostra presunta “sapienza”.
2. Lo Spirito e la Chiesa. Non va sorvolato il fatto che la promessa dello Spirito è rivolta innanzitutto agli apostoli, ed è a loro che Gesù risorto trasmette lo Spirito il giorno della risurrezione (Gv
20,22). E i credenti in Cristo continueranno a ricevere lo Spirito, il perdono dei peccati e la pace, attraverso i suoi inviati. La Chiesa è essenzialmente apostolica, fondata sui dodici apostoli (seconda
lettura: Ap 21,14), e nessuno può pretendere di avere lo Spirito in forma autonoma – e tanto meno
in contrapposizione – con lo Spirito trasmesso dagli apostoli. San Paolo stesso (prima lettura) sottomette il suo operato agli apostoli e ne accetta il giudizio.
3. Il Vangelo.
- Lo Spirito e il cristiano.
• Nel contesto della prima Alleanza Dio aveva detto che se il popolo avesse ascoltato la sua voce e
custodito i suoi comandi Egli avrebbe stabilito la sua dimora in mezzo a loro (Lv 26,11-12). Anche
la nuova alleanza sarà caratterizzata da questa presenza speciale del Signore in mezzo al suo popolo
(Ez 37,26-27). Non è una presenza incondizionata, ma sempre legata alla fedeltà verso l’alleanza.
Allo stesso modo Gesù lega la presenza sua e del Padre nei discepoli all’osservanza della sua parola, che è anche la parola del Padre (Gv 14,23-24). Ora Dio viene ad abitare non più in un tempio,
ma nell’uomo stesso.
• La presenza dello Spirito Santo sostituisce quella di Cristo. Il motivo è ovvio e allo stesso tempo
grandioso: Cristo, Spirito datore di vita, deve vivere dentro di noi, e può farlo soltanto per mezzo
dello Spirito. Per questo è bene che Gesù se ne vada al Padre affinché possa venire lo Spirito (Gv
16,7). Lo Spirito Santo è il dono per eccellenza (cfr. Gv 4,10). La presenza di Cristo risorto in noi
per mezzo dello Spirito è quanto di più grande ci possa essere donato. Da quel momento in poi non
c’è altra preoccupazione che custodire tale presenza.
- Il Paraclito (parakletos). Letteralmente significa “colui che viene chiamato vicino”. Era il ruolo
dell’avvocato difensore che, stando al fianco dell’accusato, gli suggeriva cosa dovesse dire per difendersi. Lo Spirito Santo però non svolge questo compito semplicemente dall’esterno, ma dal di
dentro, perché egli dimora dentro i discepoli (Gv 14,17). Inoltre questa presenza è costante; il Paraclito rimane “in eterno” (Gv 14,16). Lo Spirito ci suggerisce tutto quello che dobbiamo dire o fare
per combattere il satana, l’accusatore, l’avversario. La paraklesis è generalmente qualcosa che ha a
che fare con le parole. È l’assistenza qualificata che ci porge lo Spirito con le sue parole di conforto,
di consolazione che ci dice lo Spirito nelle nostre necessità. L’unica vera paraklesis viene dallo Spirito Santo (At 9,31; cfr. Lc 2,25). Esiste però anche un falso paraclito. In Gb 16,2 Giobbe chiama i
tre personaggi che pretendono di interpretare ciò che gli sta accadendo con l’appellativo paraklétores kakōn, “consolatori malvagi”. Ci può essere un falso consolatore e una falsa consolazione. Anche il demonio può presentarci una consolazione a buon mercato, la consolazione del peccato. Ma
contro questo finto consolatore il vero Paraclito ci insegna ogni cosa facendoci ascoltare le parole di
Cristo (Gv 16,13-14).
- Lo shalom di Cristo.
• Al dono dello Spirito Consolatore è legato il dono dello shalom. La pace che Gesù dà ai discepoli
non è come quella che dà il mondo (14,27). Il mondo, con le sue consolazioni, offre una pace che
non dura. Ogni gioia umana, anche quelle lecite, sono destinate a sparire, e anche in fretta. Ma la
pace vera, quella che viene dalla presenza di Cristo risorto in mezzo ai suoi, anzi dentro di loro per
mezzo dello Spirito, è uno shalom (benessere, gioia, sazietà, pace, pienezza di vita) che nessuno ci
può togliere (16,23).
• Lo shalom di Cristo non toglie la tribolazione (Gv 16,33). La pace che dà il mondo è una fuga dalla tribolazione. Se uno ha un’ansia che lo tormenta prende degli psicofarmaci per avere lo shalom.
Se uno ha un conflitto con la moglie divorzia per avere lo shalom. Se uno si sente a disagio, annoiato dalla vita, o ha dei pensieri che lo tormentano, prende della droga o beve per avere lo shalom. Se
uno è stressato dal lavoro, il mondo gli offre i divertimenti, lo sport, le vacanze, per trovare lo shalom. Lo shalom del mondo è quindi in genere una fuga dalla tribolazione. Cristo dice che il suo shalom non toglie la tribolazione, non toglie la fatica del combattimento. Egli però dà qualcosa che è
più forte del mondo. È la gioia della vita nuova presente nel cristiano che gli fa superare la tribolazione (Gv 16,21), quella gioia che rimane anche in mezzo alle tribolazioni, come testimonia san
Paolo: «Sono ripieno di consolazione (paraklesis), sovrabbondo di gioia, in ogni tribolazione»
(2Cor 7,4). La pace di Cristo regna nei cuori dei credenti (Col 3,15), è più forte di tutto. Cristo ha
vinto il mondo vincendo sulla morte. Perciò possiamo non fuggire più davanti alla morte perché
abita in noi il vero shalom che è Cristo stesso (Ef 2,14).

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it


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