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don Roberto Seregni, "Verso il cielo"

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Verso il cielo
don Roberto Seregni
Ascensione del Signore (Anno C)
  Visualizza Lc 24,46-53

Piove. Il mese di maggio ci sta un po' deludendo. Dopo un inverno rigido e lungo, ci aspettavamo di archiviare giacche e maglioni, ma purtroppo non è così. Ogni mattina mi alzo e sbircio fuori dalla finestra della cucina sperando di riuscire a intravedere la cima del monte Masuccio. Ma niente da fare. Le nuvole basse e gonfie se la tengono stretta.

Questa mattina sono rimasto un po' con il naso in su. Scrutavo il cielo e ripensavo a Betania, a quell'ultimo saluto, a quella benedizione, a quello stacco verso il cielo che Luca ci racconta nelle ultime righe del suo Vangelo.

Come ogni anno, quando medito il brano dell'Ascensione, non riesco a non chiedermelo: perché non è rimasto?

Non sarebbe stato tutto più facile? Perché non è rimasto, bellissimo e glorioso, in mezzo ai suoi discepoli di ogni tempo? Sarebbe stato meraviglioso gustare il timbro della Sua voce, annusare il Suo profumo, camminare al Suo fianco come i dodici e lasciarsi incontrare, amare, ribaltare la vita dalla Sua Parola! Sarebbe stato fantastico guardare le Sue mani trafitte e ricordarci che è la vita donata per amore che risorge, che quello che tengo per me diventa una zavorra e quello che dono mi si moltiplica tra le mani. Sì, sarebbe stato fantastico...

Poi ci ripenso, rileggo con calma il brano di Luca e ancora mi lascio stupire.

No, la Sua non è una fuga, ma un ritorno. Il Figlio ritorna al Padre. Il Risorto entra nella comunione della Trinità.

Ogni anno ci penso e ci ripenso: questa festa è davvero sconvolgente! L'umanità di Gesù, trasfigurata dalla resurrezione, entra nella comunione della Trinità!

Ma ci pensate? Gesù ritorna al Padre e si porta dietro tutta la nostra umanità! Grande Gesù!

Sì, hai capito bene! Il Risorto torna al Padre con il suo corpo trafitto e trasfigurato, porta in Dio tutte le luci e le ombre della nostra umanità.
Niente di ciò che è umano è lontano dallo sguardo del Padre.

Lui sa la tua fatica davanti a quel bivio, Lui sa la tua gioia per l'amore ritrovato, Lui sa la tua delusione per quel tradimento, Lui conosce le tue lacrime ogni volta che passi davanti a quel letto vuoto, Lui sa il subbuglio del tuo cuore, Lui sa la fatica della distanza, Lui sa la gioia e lo slancio di questa nuova scelta di vita, Lui sa...

Che Dio stupendo ci ha rivelato Gesù e che missione impegnativa ci affida prima di salire al cielo! Il Suo Volto, sottratto alla vista con l'ascensione, deve essere reso presente dal volto della chiesa missionaria! L'annuncio a tutte le genti non è un optional della rivelazione di Gesù. Luca compone una triade fondamentale: "il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati" (vv. 46-47). Morte, resurrezione e missione sono eventi incatenati dalla rivelazione.

Mi fermo. Rileggo tutto e mi riaffaccio alla finestra. Un piccolo spiraglio di sole si è aperto sul Masuccio e la neve appena caduta brilla di freschezza.

Invoco lo Spirito perché anche le nostre comunità brillino nel mondo con la luce e la freschezza del Risorto.

Invoco lo Spirito del Risorto, perché abbiamo davvero bisogno del suo soffio potente per superare le nevrosi pastorali che spesso ci appesantiscono, per ritrovare la carica profetica dell'annuncio del Vangelo, per mettere al centro l'essenziale, per testimoniare che il Risorto è vivo in mezzo a noi, per avere il coraggio di allontanarci dalla riva, smettere di sgambettare dove si tocca e prendere il largo sulla sua Parola.

Invoco lo Spirito perché la Chiesa - questa Chiesa - sia trasparenza del Risorto.

In attesa della Pentecoste, buona settimana a tutti!

don Roberto

Fonte:www.qumran2.net


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