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Enzo Bianco, "CHE COSA SUCCEDE A CHI AMA IL SIGNORE"

6a Domenica di Pasqua - Anno C  Omelia
CHE COSA SUCCEDE A CHI AMA IL SIGNORE

"Se uno mi ama", dice Gesù. A quel punto forse il Signore avrà fatto una pausa, per lasciare che quell'ipotesi, che intendeva illustrare per bene, penetrasse a fondo nella mente degli apostoli. A raccontare è Giovanni apostolo ed evangelista, presente e testimone. Era il Giovedì Santo, si trovavano nel Cenacolo, e il Signore rivolgeva agli apostoli il suo discorso di addio. Un addio doloroso e commosso. Domani sarà il Venerdì di passione.

"Se uno mi ama", dice Gesù. Data questa ipotesi, che cosa succede a quel tale? Pietro e gli altri dovevano essere con le orecchie ritte, perché amavano il Signore, e ciò che diceva li interessava da vicino. Anche noi amiamo il Signore, almeno ci proviamo, perciò la cosa riguarda anche noi.

Se dunque uno ama il Signore, allora che cosa gli succede? Ecco, dice Gesù, "Osserverà la mia parola". Sembra ovvio, ma per lui le conseguenze risultano grandi. Insospettabili. Ci sarà un cambiamento radicale, una novità di vita. Prosegue Gesù: "E il Padre mio lo amerà". Ecco l'esito a sorpresa: ci scopriamo amati dal Padre.

"LO SPIRITO VI INSEGNERÀ OGNI COSA"

Non basta. Gesù aggiunge: "E noi verremo a lui". Noi, cioè Gesù e il Padre. "E prenderemo dimora presso di lui". Dio a casa nostra. Non basta ancora: "Lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa".
Lo Spirito di Dio si farà nostro maestro interiore. Il cristiano, per sgangherato che sia, diventa tempio della Trinità. Dio abita in lui.

Forse non valutiamo abbastanza la presenza dello Spirito in colui che ama il Signore. Gesù precisa: "Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa, e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto". In sostanza i discepoli del Signore, da quando è salito al cielo, diventano discepoli dello Spirito. C'è nel cristiano la voce dello Spirito, che istruisce, suggerisce i pensieri della fede, indica come agire nella vita di ogni giorno. Si fa silenzio dentro di sé, e si sente la sua voce.

Come spiegare queste cose ai ragazzini? Il Vangelo per loro è difficile, ma i ragazzini hanno Pinocchio. Basta ricordare loro l'episodio tragicomico, ma così istruttivo, del Grillo Parlante.
Il Grillo era la voce interiore, che suggeriva a Pinocchio come si sarebbe dovuto comportare. Dandogli retta, Pinocchio, da burattino di legno che era, avrebbe preso a vivere come un bravo ragazzo in carne e ossa. Ma quella voce a Pinocchio dava fastidio, e con una martellata spiaccicò il Grillo Parlante sul muro.
Capita anche agli adulti. A volte si turano le orecchie per non sentire la voce della coscienza, dello Spirito che è in loro.

Gesù poi ha continuato a descrivere le conseguenze di quell'ipotesi intrigante: "Se uno mi ama". Dopo il dono dello Spirito, ha indicato altri suoi doni. Uno prezioso: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace".

"VI DO LA MIA PACE"

Non sono solo parole generiche e beneauguranti, ma segnalano un cambiamento profondo nel cuore del cristiano. E i sacerdoti le richiamano durante la messa, le ripetono in tutte le messe. Il cristiano è sollecitato a diventare, in Cristo, uomo in pace.

Ma non è una pace qualunque, perché Gesù ha precisato: questa pace, "non come la dà il mondo, io la do a voi".
La pace del mondo, quando si verifica, che cos'è? In un libro antichissimo (il Talmud) si leggeva: "La pace dell'asino dipende dal suo orzo". Date all'asino da mangiare, e lui se ne starà tranquillo. C'è anche la pace di chi è in pace - irresponsabile e indifferente - anche quando attorno a lui tutto crolla. Invece la pace di Gesù è interiore, uno stato d'animo profondo. È disposizione del cuore alla benevolenza, alla fiducia, all'accordo con gli altri, alla giustizia.
Vale anche per la Chiesa. Papa Giovanni diceva: "Molti sono nemici della Chiesa, ma la Chiesa non ha nemici". Così a livello di individui molti possono essere contro il cristiano, ma lui è - dovrebbe essere - contro nessuno, e solidale con tutti.
Da questo atteggiamento sono nati proverbi bellissimi, la saggezza dei nostri vecchi. Un proverbio piemontese dice: "La pace in casa è un gran bel mobile". Sì, più importante del frigorifero. Un altro proverbio: "Fiume pacifico ha sponde fiorite"; e un altro ancora: "Chi porta pace è messaggero di Dio".

ALTRO DONO DI GESÙ: LA SERENITÀ DEL CUORE

Altro dono che il Signore fa a chi lo ama è la serenità del cuore. Quel giorno ha detto agli apostoli: "Non sia turbato il vostro cuore, non abbiate timore". Il suo non è solo un "invito a", ma diventa stato d'animo abituale, un'acquisizione permanente.
Lo aveva capito bene santa Teresa di Avila, che un giorno riversò i suoi sentimenti su un cartoncino, che usava come segnalibro: "Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla. Dio solo basta". Parole famose, che Teresa scrisse per sé, ma diventate per tanti cristiani programma di vita.

A guardarsi attorno, constatando il comportamento della gente, di tanta gente, sembra che non siano molti ad amare il Signore, a vivere della ricchezza dei suoi doni.
Un filosofo indiano contemporaneo, Sudhu Sundar Sing, buon osservatore, ha scritto a proposito dei cristiani europei:
"Un giorno stavo seduto sulla riva di un fiume. Presi dall'acqua un bel sasso rotondo, e lo spezzai. L'interno era perfettamente asciutto. Quel sasso giaceva in acqua da tanto tempo, ma l'acqua non era riuscita a penetrargli dentro. Allora pensai che la stessa cosa succede agli uomini in Europa. Da secoli il cristianesimo li circonda, ma non è penetrato, non vive in loro. L'errore non sta nel cristianesimo, ma nel cuore dei cristiani, che è impenetrabile come il duro sasso del torrente".
Se c'è qualcosa di vero nelle parole di quel filosofo indiano, non resta che provare a voler bene al Signore. "Se uno mi ama…"

Don Enzo BIANCO sdb


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