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fr. Massimo Rossi, Commento IV Domenica di Pasqua (Anno C)

Commento su Giovanni 10,27-30
fr. Massimo Rossi  
IV Domenica di Pasqua (Anno C) (12/05/2019)

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Questo breve passo del Vangelo di Giovanni potrebbe sembrare l'espressione delicata e tenera dell'amore di Cristo per i suoi fedeli... In verità non è per niente delicata, tantomeno tenera! Andate a leggervi l'intero capitolo 10: siamo al culmine della polemica tra Gesù e i capi dei Giudei. A queste parole del Signore coloro che lo avevano interrogato se fosse lui il Cristo, “portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose loro «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». Gli risposero: «non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu che sei un uomo, ti fai Dio». (...) Cercavano di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.”. (10,31-39).

Nonostante il clima rovente e il pericolo reale che sta correndo annunciando la Parola della Salvezza, il Signore intende rassicurare quei pochi discepoli ancora rimasti al ascoltarlo, che il loro rapporto con Lui non è in pericolo, anzi: alle sue pecore, a loro, a noi, Gesù dà la vita eterna, la sua stessa vita.

Potete immaginare quale effetto faceva alla prima e seconda generazione di cristiani leggere queste parole del Signore, in piena stagione delle persecuzioni. Trecento anni sarebbero dovuti trascorrere prima che l'Editto di Costantino (314 d.C.) trasformasse il cristianesimo, da religio illecita in licita.

“Il padre mio è il più grande di tutti...”: Giovanni scrive in un'epoca in cui il mercato religioso offriva molti prodotti interessanti, che attiravano le masse, ma intercettavano anche i gusti dei palati più raffinati. E, secondo quanto accade nel mercato, anche in quello religioso c'era molta concorrenza; e ce n'è ancora oggi, di concorrenza, tra movimenti, chiese, confessioni, devozioni popolari. Son passati più di vent'anni da quando, in occasione dell'Assemblea ecumenica europea di Gratz, i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane ivi riuniti decisero di archiviare per sempre la parola ‘proselitismo'; eppure, lo ripeto, la concorrenza è ancora notevole, specie oggi che i fedeli son diminuiti e ci tocca pure contenderceli.

Sapete come certi movimenti spirituali in seno alla Chiesa chiamano noi che frequentiamo la parrocchia,? I “parrocchiosi”... Non mi sembra proprio un complimento... e suona pure male.

In alcune importanti città degli Stati Uniti i luoghi di culto delle diverse confessioni sorgono tutti lungo un'unica strada - io li ho visti -, allineati, l'uno dopo l'altro, come le bancarelle di frutta e verdura di un mercato rionale, o i negozi di alta moda di Via Montenapoleone...

È vero, non c'è nulla di più delicato e variegato della sensibilità spirituale; sacrosanto il diritto individuale di cercare la scarpa giusta per il proprio piede, al supermercato dello spirito...

Tuttavia, il rispetto per le esigenze spirituali di ciascuno, non può compromettere l'unità della Chiesa! Quell'unico gregge sotto un solo Pastore che il Signore ha promesso, sigillando questa promessa col suo sangue, rimane sullo sfondo... speriamo non sia un'utopia!

È un fatto purtroppo abbastanza evidente che la Chiesa possiede diverse anime, tante quante sono le realtà che operano all'interno della stessa. E tra queste entità, tra queste diverse anime, non c'è coesione; i cuori non battono all'unisono... anzi, ci si guarda con sospetto - uso un eufemismo benevolo! -. Ci si stima a parole, forse, ma nei fatti c'è più che una naturale, umanissima, diffidenza...

Sembra di vedere certi fratelli, talmente diversi e poco compatibili tra loro, al punto da suscitare il dubbio che siano figli dello stesso padre e di un'unica madre...

L'individualismo, il ‘fai da te' dilagano anche nello sconfinato universo dello Spirito.

Non sono rari, poi, i casi di sedicenti cristiani che confessano senza alcun imbarazzo di non seguire un'unica scuola di pensiero, un'unica Chiesa; ma volano di fiore in fiore, utilizzando elementi selezionati dal cattolicesimo, dai Protestanti, shekerati a pratiche yoga, massime di santoni indiani, abitudini alimentari, palestra, e altro ancora.

Se è vero che dai frutti si riconosce l'albero (cfr. Mt 7,16), ascoltando le professioni di fede di certi movimenti cattolici, per non parlare di taluni predicatori, che diffondono il Verbo dai canali radiotelevisivi, viene da chiedersi, se il Dio in cui credono sia davvero l'unico Dio di Gesù Cristo...

Del resto, anche Gesù era un Giudeo Israelita; eppure, quale differenza tra il Dio che Lui annunciava in parole e in opere, e quello dei Maestri della Legge, con tanto di diploma!

Questione di accentuazioni? Molto più che semplici accentuazioni!

Capiamo tutti che differenza fa, parlare di Dio, in termini di giustizia celeste, giudizio finale, Novissimi,... oppure presentando l'icona del Padre misericordioso raccontata da san Luca al capitolo 15 del suo Vangelo.
Pensiamo ancora che sia solo questione di accentuazioni?

Il recente congresso internazionale sulla famiglia svoltosi a Verona, rappresenta un marker significativo di quante identità sedicenti cristiano-cattoliche ci siano oggi in Italia e non solo, l'una contro l'altra armate... Dobbiamo pregare, e tanto, per la pace all'interno della Chiesa!
Ma noi, sta pace, la vogliamo sul serio?

In una Chiesa fortemente politicizzata come quella italiana, ove le dinamiche relazionali tra le diverse entità, sono simili a quelle tra i partiti al governo e all'opposizione; ove non mancano neppure le cosiddette lobby di potere; la volontà di costruire la pace profuma molto, troppo, di moralismo ipocrita.

Difficile concludere la presente riflessione con una nota di speranza.

Tantovale chiudere qui, lasciando che siano i testi liturgici a parlare... Per fortuna, le preghiere eucaristiche, almeno queste, contengono più di una invocazione della pace.

Ascoltiamole con attenzione; anzi, uniamoci spiritualmente al sacerdote che proclama a nome di tutti i fedeli la grande orazione che segue la professione di fede: “Credo in un solo Dio...”


Fonte:www.qumran2.net


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