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Umberto DE VANNA sdb, Commento 6a Domenica di Pasqua - Anno C


6a Domenica di Pasqua - Anno C | Omelia
Per cominciare

Oggi si parla della chiesa. Una chiesa che attende la Pentecoste e intanto è chiamata a risolvere i problemi che emergono dalla presenza dei nuovi cristiani venuti alla fede dal paganesimo. Gesù assicura agli apostoli lo Spirito, che li guiderà ben presto a dare inizio alla nuova comunità cristiana.

La parola di Dio
Atti 15,1-2.22-29. Gli apostoli si interrogano: dopo aver chiamato i pagani alla nuova fede, dobbiamo imporre a loro la legge e le tradizioni ebraiche? Le opinioni si scontrano, ma alla fine prevale un criterio di libertà e ai nuovi cristiani in particolare non si impone la circoncisione ebraica.
Apocalisse 21,10-14.22-23. Lo splendore della Gerusalemme celeste è dono di Dio, ed è abitata dall'Onnipotente e dall'Agnello, la cui gloria illumina tutta la città. Le mura poggiano su basamenti, sui quali c'è scritto il nome dei dodici apostoli. Le immagini simboliche fanno pensare all'Aldilà, ma anche alla chiesa.
Giovanni 14,23-29. Dio abita in noi attraverso lo Spirito Santo che ci è donato dal Padre e dal Figlio. Così dice Gesù agli apostoli prima di lasciarli per essere tradito e imprigionato. E assicura che lo Spirito Santo rimarrà con loro per illuminare la loro mente e aiutarli a ricordare tutto ciò che lui ha detto. E lascia loro la pace. "Pace", dice Gesù, "che non è quella del mondo". Perché prende ispirazione dalle sue parole e dalle sue scelte, che rendono inevitabile la croce.

Riflettere

Siamo in attesa della Pentecoste. Tutto il tempo pasquale può essere vissuto come un lungo "Avvento" in attesa della venuta dello Spirito.
Con questa domenica entriamo nel vivo delle problematiche ecclesiali che inevitabilmente si offrono alla chiesa nel suo nascere. È proprio lo Spirito Santo ad aiutare gli apostoli a orientarsi.
La chiesa si libera della legge di Mosè e sperimenta la libertà del cristiano, non imponendo ai pagani la circoncisione. È un momento cruciale per gli apostoli e i nuovi credenti. La comunità cristiana in questo modo non si pone semplicemente in continuità con la sinagoga ebraica, ma dà vita a nuove scelte di vita e di organizzazione che si ispirano al vangelo di Gesù.
Da questo momento in poi la chiesa assume su di sé piena la dimensione missionaria. Paolo e Barnaba ne sono i protagonisti. Essi hanno fatto ritorno ad Antiochia dopo il primo viaggio apostolico, e riferiscono con soddisfazione che Dio ha "aperto ai pagani la porta della fede" (At 14,27). Ma alcuni, venuti dalla Giudea, chiedono che a questi nuovi cristiani venga imposta la circoncisione. Paolo e Barnaba si oppongono apertamente a questa proposta, allora viene deciso di inviarli a consultare la chiesa di Gerusalemme, guidata dagli apostoli Pietro e Giacomo.
Di fronte a questa prima grossa sfida, sotto l'impulso dello Spirito, e pur avendo opinioni diverse, la comunità di Gerusalemme riesce a trovare la soluzione geniale, che da una parte fa trionfare la novità evangelica, e dall'altra è rispettosa degli ebrei e di alcune loro sensibilità. "È parso bene allo Spirito Santo e a noi…", dicono, e autorizzano Paolo e Barnaba a riferire le loro decisioni ad Antiochia.
Luca presenta questi racconti senza rendere pienamente conto della drammaticità della scelta compiuta dagli apostoli, che, provenendo dal mondo ebraico avevano anch'essi un grande attaccamento alla legge e alle tradizioni collegate a Mosè.
Ma sotto la guida dello Spirito, la chiesa sceglie qualcosa di nuovo e in una certa misura di inedito. Non si barrica di fronte alla paura di apportare novità, sceglie anzi controtendenza.
Lo Spirito è sempre così. E il miglior modo di conservare la genuinità delle fede è quella di guardare con coraggio e senza paura al futuro. Dice Gesù "Lo Spirito vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto", ma anche "Vi insegnerà ogni cosa", cioè vi illuminerà nel comprendere ciò che sarete chiamati a decidere per il bene della comunità.
Perché la chiesa è un organismo vivente ed è chiamata lungo i secoli non tanto a tramandare un modo cristallizzato di vivere, seguendo la rigidità di una legge, ma ad affrontare i problemi nuovi che il cambiamento della società impone. Lo Spirito Santo, invocato prima di prendere una decisione, rende chiare le scelte, infonde speranza, elimina la paura.
Il brano del vangelo intende prepararci alla solennità dell'Ascensione di domenica prossima. Gesù sa di dover lasciare i suoi per tornare al Padre e li vuole preparare a vivere senza la sua presenza fisica.
Dal capitolo 13 Giovanni presenta le parole che Gesù dice agli apostoli nel cenacolo prima della sua passione e morte. È un discorso confidenziale, pieno di amore e di amicizia. Sa che essi saranno messi a dura prova e parla a lungo, per rassicurarli e incoraggiarli. Gesù ha appena lavato i piedi ai suoi apostoli, Giuda si è allontanato per tradirlo.
Uno degli apostoli, Giuda non l'Iscariota, probabilmente colpito dalla profondità e bellezza delle parole di Gesù, gli domanda: "Signore, com'è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?".
Gesù non risponde direttamente a questa domanda, ma assicura che sarà lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel suo nome, a mantenere viva la sua presenza tra di loro e a renderlo presente a tutti, proprio attraverso la loro predicazione e la loro testimonianza.
Saranno infatti gli apostoli i testimoni più credibili della sua risurrezione. Come dice san Giovanni Crisostomo, è credibile uno che afferma: "Colui che mangiava, beveva e fu crocifisso, è proprio lo stesso che è risuscitato".
Gesù dice loro: "Vado al Padre, ma non temete; il Padre vi ama, come vi amo io. Io vi lascio, ma vi mando un altro Consolatore e, se osserverete la mia parola, verremo e abiteremo in voi".
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace", dice ancora Gesù, facendo agli apostoli questo dono che assicura a loro, proprio nel momento del suo distacco, un senso pieno di sicurezza, anche se dovranno andare incontro, come è stato per Gesù, a contrasti e persecuzioni. "La pace di Gesù" infatti non si ferma di fronte alla verità delle scelte che vanno compiute.
Quanto alla seconda lettura, presenta la Gerusalemme celeste che ci viene data come in dono da Dio. In realtà la costruzione della nuova Gerusalemme ci coinvolge, perché anche noi siamo dei liberi collaboratori di Dio nel costruirla. La città di Dio avrà sicuramente anche il nostro volto, perché il futuro sarà insieme frutto di una libera nostra scelta e di quella di Dio.

Attualizzare

La chiesa lungo i secoli ha dovuto superare più volte difficoltà e problemi imprevisti. Una chiesa viva, che ha tante cose da capire e da ricordare.
Lo Spirito Santo l'ha assistita e le è venuta in soccorso, se la comunità cristiana esiste ancora dopo duemila anni. Chiesa che può sentirsi sicura ogni volta che si abbandona allo Spirito e si lascia guidare da lui.
È questa la pace che Gesù assicura alla sua chiesa. Possiamo aprirci con fiducia al futuro. Siamo guidati tra l'altro dal successore di Pietro, a cui il Signore ha garantito la sua preghiera "perché la tua fede non venga meno" (Lc 22,31-32).
La pace di Gesù non nasce da sicurezza umana o da strategie e calcoli politici. E nemmeno dall'arrestarci di fronte alla durezza dei contrasti. Ricordando sempre che lo Spirito di unità ci stimola a superare le diversità, a costruire comunione.
Ogni tanto qualcuno ricorda alla chiesa che ci sono problemi urgenti da affrontare e c'è addirittura chi ha invocato un nuovo concilio. I problemi nuovi non mancano: dall'amministrazione dei sacramenti ai divorziati, alla liturgia; dalla catechesi, ai problemi dell'immigrazione; dalla crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose, ai problemi dell'ecumenismo; dal ruolo della donna nella comunità, alla vita delle nuove comunità cristiane in Asia e in Africa… La chiesa è chiamata ad affrontare questi e altri problemi di oggi. Senza sentirsi un museo, senza l'obbligo di conservare strutture secolari per sentirsi sicura, lasciandosi guidare dallo Spirito.
La comunità cristiana è chiamata a riunirsi, a ricercare insieme come comunità. A mettersi fiduciosa all'ascolto, perché lo Spirito Santo le spieghi ogni cosa e orienti le decisioni, secondo le promesse di Gesù. Non tanto a pregare lo Spirito Santo dopo, perché renda possibili le decisioni che sono già state prese.

Un miracolo che si ripete da secoli

"La Chiesa cattolica conta, tra i suoi figli,
migliaia e migliaia di persone
che hanno consacrato tutta la vita
per soccorrere i poveri e curare i lebbrosi.
Da quale fonte esce questo incredibile eroismo,
che si ripete di secolo in secolo?"
(Gandhi).

"É una grazia di Dio cominciare bene.
Una grazia più grande proseguire convinti.
La grazia delle grazie è non arrendersi mai"
(mons. Hélder Câmara)

"La chiesa è una fraternità totale
in cui anche chi ha il compito di comando
in realtà lo esercita servendo, cingendosi i fianchi,
come il Signore, di un grembiule per lavare i piedi"
(Ernesto Balducci).

Don Umberto DE VANNA sdb


Fonte:http://www.donbosco-torino.it


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