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Wilma Chasseur,"Una porta si apre...quale?

Una porta si apre...quale?
Wilma Chasseur  
IV Domenica di Pasqua (Anno C) (12/05/2019)

  Visualizza Gv 10,27-30
Domenica del Buon Pastore. “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Da cosa si riconosce il pastore di un ovile o il padrone di una casa? Dal fatto che entra dalla porta, perché ne ha le chiavi e, quindi, questa gli appartiene. E chi sta dentro, riconosce la sua voce e il suo passo, mentre di un estraneo, non riconoscerebbe né l'uno, né l'altra. Gesù con questa similitudine vuol far capire che le pecore riconoscono la voce del pastore perché, prima, si sono sentite riconosciute da lui. Conosciute in profondità da Colui che le ha chiamate per nome. Essere chiamati per nome, significa essere visti nella propria identità interiore ed essere scelti in vista di una appartenenza speciale al Signore, come accadde a tanti personaggi dell'antico e Nuovo Testamento. “ Samuele, Samuele... Parla Signore, il tuo servo ti ascolta”.

La prima chiamata

Ma il fatto stesso di esistere è già una chiamata di Dio, che ci ha fatti passare dal nulla all'essere, per renderci partecipi di un grande progetto di vita. Siamo dunque noi le pecorelle che Egli ha chiamato, ad una ad una per condurci fuori dall'abisso dell'inesistenza e farci venire alla luce. “ E dopo averle condotte fuori, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce”. Ecco il secondo passo da fare: riconoscere la Sua voce e seguirlo. Siamo frastornati a infinite altre voci che si elevano, si frammischiano e si sovrappongono, fino a soffocare quella - l'unica - che ci chiama per nome per condurci alle sorgenti d'acqua viva. E ci invitano - quelle voci - a lasciare l'ovile, proponendoci allettanti itinerari alla scoperta di orizzonti non ben specificati, fumosi e nebulosi, ma con il fascino dell'ignoto e dell'imprevisto.

E la pecorella incauta, che siamo noi, si lascia abbagliare e segue quell'altra voce. Ed esce dall'ovile, ma non dalla porta. Non solo chi non entra dalla porta, è un brigante, ma anche chi non esce dalla porta. La pecora, stufa della vita ordinaria di sempre, in mezzo a quelle altre tutte per bene, tutte come si deve, quando vuole scappare dall'ovile, non esce certamente dalla porta, dove tutti potrebbero vederla e trattenerla, ma cerca scappatoie, vie traverse, meandri oscuri dove nessuno possa riconoscerla e intralciarla nel suo fuggire.

Entrare o uscire?

E' vero che siamo nell'era dei computer e da quelli non si esce mai dalla porta, che proprio non c'è, ma solo dalle finestre... Ma nell'ovile del Signore, la Chiesa, la porta c'è eccome, eppure si preferisce anche lì uscire dalle finestre, sicuri di sgattaiolare via meglio, senza pericolo di essere intralciati, convinti che una volta fuori si sarà liberi di fare ciò che pare e piace. Finalmente svincolati da tutte quelle norme, regole e osservanze varie: vadano pure tutte a farsi friggere!

Ma la povera pecorella fuggitiva non aveva fatto i conti con il Pastore: pensava di far perdere le sue tracce imboccando vie traverse, ma sono proprio quelle le strade che LUI frequenta di più - non per niente si chiama il Salvatore- perché lì è sicuro di incontrarci. E' venuto a cercarci, l'ha detto Lui, e nessuno và a cercare qualcuno CHE NON SI è PERDUTO. Si apposta all'imbocco delle nostre strade sbagliate, per riportarci al sicuro nell'unico ovile giusto. Si piazza sulla soglia delle porte che noi vorremmo spalancare e che si aprono sull'abisso, per dirci che Lui è la porta, l'unica che ci salva dal baratro.

Ma Gesù, oltre che essere la porta, sta anche alla porta:” Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20-21).

Qual è questa porta? Quella del nostro cuore, si capisce! Allora chi aprirà per primo? Lui, la porta dell'ovile o noi la porta del nostro cuore per invitarLo ad entrare?


Fonte:www.qumran2.net


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