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Battista Borsato, "Riscopriamo la Messa"

XII° DOMENICA del T. O.   
SS.  CORPO  e  SANGUE  di GESU’ 

Riscopriamo la Messa

Gesù prese a parlare alle folle del Regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”. Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comperare viveri per tutta questa gente”. C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: “Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”. Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
(Lc 9,11b-17)

Celebriamo oggi la festa del “Corpus Domini”, cioè la festa del “Corpo del Signore”. A me piace sottolineare la parola “corpo” perché per lunghi, troppi secoli, il corpo è stato rimosso dalla spiritualità cristiana. Sembrava una realtà negativa, inquinante. Si parlava di “anima” non di corpo. Invece nel corpo si esprimono emozioni, sentimenti, progetti. Il corpo non è solo uno strumento per svelare il nostro amore, ma è anche un soggetto che lo alimenta. Il vero amore, certo, è fatto di sentimenti, di condivisione, ma questi si incarnano in un corpo. Il corpo dà loro visibilità, ma anche ne è la fonte. Allora in questa festa ci incontriamo con il corpo di Gesù, un corpo che ha vissuto i problemi dell’uomo, le sue aspirazioni, la sua sete di giustizia e li ha vissuti non esternamente, ma dentro la sua carne. Il corpo è la trasparenza dell’anima, ma pure la sua autenticazione. Se non viviamo i problemi in maniera “corporea” non c’è vera autenticità.
Questa festa vuole celebrare il Corpo del Signore presente nell’Eucarestia, nella Messa. Per capire il senso della Messa e dell’Eucarestia vorrei sostare su tre aspetti:  la Messa è una cena; i simboli del pane e del vino; “Fate questo in memoria di me”.

La Messa è una cena. Ricorda l’ultima cena, ma pure tutte le cene di Gesù, le sue molte cene e i suoi numerosi pranzi: in casa di Matteo, di Simone il fariseo, di Marta e Maria, in occasione delle nozze di Cana. Gesù andava in casa della gente e mangiava insieme ad essa. Il mangiare “con” è il segno della condivisione. Gesù annuncia così il Dio che vuol stare con gli uomini. Non è un Dio assente, lontano, è un Dio che partecipa alle vicende umane.
Ma il mangiare insieme è anche scambiarsi amore, e Gesù preferisce la tavola dei pubblicani e dei peccatori, perché vuole annunciare che il suo amore è rivolto a tutti, specialmente agli esclusi. Da qui nasce l’opposizione dei Farisei, perché Gesù dà onore ai reietti, ai condannati della storia.
Il senso principale dell’Eucarestia sta nell’invito di Gesù a mangiare il suo corpo per fare amicizia con lui e, attraverso il suo corpo, stringere legami di amicizia con tutti gli uomini. L’Eucarestia è fraternità, è appello alla solidarietà.
Nella Messa c’è l’invito di Gesù a partecipare al suo amore. E’ Gesù che ci invita e ci dà il suo dono. Vuol condividere la sua vita, ma dentro c’è anche l’appello a condividere il nostro amore con tutti gli altri.

I simboli del pane e del vino. Il pane e il vino sono la sintesi di tutti gli alimenti. L’uomo deve mangiare. Mangiare non è un lusso. Se l’uomo non mangia, muore. Il cibo è vita, il pane è vita, nessuno è autosufficiente, nessuno basta a se stesso. Tutti abbiamo bisogno di un qualcosa che viene da fuori di noi, per vivere, per crescere. Bisogna trovare, fuori di noi, le energie indispensabili per costruirci. Il pane è il nutrimento base. C’è tutta una letteratura sull’importanza del pane, sul suo valore simbolico. Il pane è frutto della terra e del lavoro dell’uomo. È un bene prezioso che l’uomo contribuisce a far crescere. Il segno del pane richiama il donatore, Dio, ma anche la responsabilità dell’uomo nel coltivare la terra.
E Gesù è il pane. Il pane diventa il simbolo di Gesù. Gesù è indispensabile alla vita. Chi non mangia quel pane, quella parola, smarrisce il senso delle cose. Perché l’uomo deve cercare un senso al di là di se stesso, deve andare oltre, uscire. Gesù è il pane che alimenta, nutre, dà energia, dà vigore.
Il vino, invece, non è indispensabile: non appartiene all’ordine del bisogno, della necessità, ma all’ordine della gratuità, della festa, dell’amicizia, dell’ospitalità. Il vino inebria, dà calore, entusiasmo, esprime la dimensione gioiosa della vita. Il pane esprime più il bisogno, il vino più il piacere dell’esistenza. Il vino è il segno della fede in Gesù. Gesù è il vino che dà senso, calore, amore. Durante le nozze di Cana, Gesù cambia l’acqua in vino, perché l’acqua disseta, ma non riscalda. Il vino invece dà calore, entusiasma.

“Fate questo in memoria di me”
Nella lettera  ai Corinzi abbiamo letto: “Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me” (1Cor. 11,24). Corpo sta per “persona”: Gesù è una persona che si è donata. In questa frase è condensata tutta la sua vita. Egli ha vissuto pericolosamente, ha cercato la compagnia di persone considerate pericolose, come i pubblicani, i peccatori, le donne; andava persino con alcuni zeloti. Ha fatto il profeta denunciando le cose che non andavano, svelando una religiosità formale e priva di vita; da qui incomprensioni, poi il dissenso e alla fine lo scontro. Il ritornello: “Tennero consiglio per farlo morire” è presente in tutti i Vangeli.
Nell’imminenza della Passione, Gesù sa di essere vicino alla morte. Ormai è braccato, il clima attorno a lui è teso. Durante l’ultima cena dichiara, parlando di se stesso, di essere una persona che si è spezzata per fedeltà al Padre, per amore della verità, e per amore di tutti gli uomini. E aggiunge: “prendete e mangiatene”, che vuol dire “prendete questo mio progetto, mangiatelo, fatelo vostro, assimilatelo, vivetelo”. L’Eucarestia diventa così la consegna di un mandato. Il “fate questo in memoria di me” non indica l’impegno di ripetere un rito, ma di assumere il progetto di Gesù, di portarlo avanti per vivere come Lui ha vissuto: vivere un’esistenza giocata per gli altri!
Prendere e mangiare quel corpo e bere quel sangue vogliono dire impegnarsi a vivere un’esistenza in chiave di solidarietà e di servizio, con gli altri e per gli altri. Qui, nell’Eucarestia, si riceve il mandato a farsi persone che sperimentano un’esistenza aperta e solidale. 

Due piccoli impegni:

- Vivere l’Eucarestia come assunzione del progetto di Gesù.
- Mangiando un solo pane diventiamo un solo “corpo”, una fraternità


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