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D. Gianni Mazzali SDB, "UN PANE CHE SAZIA LA NOSTRA FAME"

Corpus Domini - Anno C    Omelia
UN PANE CHE SAZIA LA NOSTRA FAME

Il rischio oggi è di sentirsi troppo sazi e di non esserne mai soddisfatti. Siamo affamati di tante "cose" che, ottenute anche con sacrificio, non riescono a saziarci, non ci placano nella nostra fame più profonda. Vorremmo trovare un "cibo" che ci faccia star bene: la pace del cuore, la serenità che ci fa gustare le cose semplici, sprazzi di felicità che ci fanno apprezzare la vita e ci motivano nel continuare il cammino. La Parola oggi penetra in questa nostra fame, ci rassicura che c'è un cibo che ci mette in contatto con il Vivente, che ci consente di mangiarlo, di accoglierlo in casa nostra, di diventare frammenti di Gesù.

PANE PER TUTTI

Tanta gente, attratta da Gesù, bisognosa di guarigioni, desiderosa di ascoltarlo, lo HA seguito. Si ritrovano in molti quando ormai la giornata volge al termine e i discepoli sono a disagio e lo esprimono apertamente a Gesù, invitandolo a congedare la folla. L'atteggiamento di Gesù è fortemente provocatorio nei confronti degli apostoli: "Voi stessi date loro da mangiare". Riconoscono, forse con una punta di suscettibilità, che Gesù sta chiedendo loro una cosa impossibile, irrealizzabile: sfamare cinquemila persone senza alcuna provvista!
Da questo momento il brano evangelico sembra seguire un rituale descritto con poche parole scarne e con un rapidissimo susseguirsi di avvenimenti: la folla si siede, vengono presentati a Gesù cinque pani e cinque pesci, Gesù prega guardando verso il cielo, benedice e fa distribuire.
Gesù non si mette a discutere con i suoi. E' evidente che si pone su di un altro livello. Il miracolo consiste proprio in questo: saper guardare la realtà, anche le situazioni più impossibili, più paradossali con altri occhi, levando lo sguardo verso il cielo. I discepoli si rivelano molto terrestri, il loro sguardo è concreto, guardano alla realtà nuda e cruda e non vedono prospettive. Gesù guarda il cielo, benedice e offre un cibo per tutti.
E' una provocazione ed un invito anche per noi a non chiuderci in un piccolo orizzonte che non ci consente di vedere oltre. La nostra fame ha bisogno di cielo, ha bisogno di un pane che noi siamo incapaci di preparare. Il pane di Gesù ci consente di non morire di fame, anzi sazia la nostra fame di pace, di serenità, di perdono, di solidarietà, di amore. Ci allarga il cuore pensare che questo pane è un pane per tutti. Non vi sono privilegiati. Ci sentiamo spinti a cercare di imitare questa solidarietà divina nel riconoscere la fame, la nudità, l'abbandono, la disperazione che ci circondano. Con Gesù anche noi possiamo operare il miracolo e sconfiggere la schiavitù dell'egoismo. Anche noi possiamo essere pane spezzato per il prossimo che incontriamo sul nostro cammino.

MEMORIA VIVA DEL CRISTO

Paolo vuole trasmettere alla comunità cristiana di Corinto, generata da lui nell'amore e nella sofferenza, una verità preziosa che egli stesso ha ricevuto direttamente dal Signore Gesù: "Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me (…) questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me".
E' una consegna preziosa quella di Paolo: una porzione dell'"annuncio", del cuore del Vangelo: la memoria perenne, viva, efficace di Gesù. Non è un ricordo nostalgico, sempre più lontano nel tempo. E' il miracolo della passione, della morte e della risurrezione di Gesù che continua la sua efficacia nella nostra vita, nella vita della Chiesa, di tutta l'umanità. La fame dell'uomo viene saziata dal corpo e dal sangue di Gesù. Noi ci nutriamo di Dio, diventiamo una tenda, un tabernacolo che custodisce una "presenza" che ci cambia, ci trasforma, ci rende creature nuove. L'Eucaristia realizza in noi un miracolo, nonostante la nostra umana fragilità. Siamo memoria vivente del Cristo.

OFFERTA E BENEDIZIONE

L'episodio dell'incontro di Abramo con Melchisedek è misterioso e non di facile comprensione nel suo sviluppo ed anche nel suo significato. Possiamo estrapolare e cogliere due elementi che concorrono a completare il quadro che la Parola ci propone quest'oggi. Il re di Salem offre ad Abramo pane e vino e poi pronuncia una benedizione. Ci sentiamo incoraggiati a vivere in pienezza la nostra vocazione sacerdotale, tutti partecipi del sacerdozio di Gesù, di cui il re Melchisedek è una anticipazione. Esercitiamo il nostro sacerdozio offrendo e benedicendo. E' un monito, una consegna: Gesù vive in te quando sei un dono vivente, quando la tua presenza è una benedizione per chi ti è accanto. La gioia più profonda è essere vera Eucaristia per i fratelli: dono e benedizione.

"Se credessi nell'Eucarestia come dovrei,
non farei più fatica a diventar santo".

(Giosuè Borsi)
Don Gianni MAZZALI sdb

Fonte:http://www.donbosco-torino.it

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