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D. Severino GALLO sdb, "LA VOCAZIONE DEL DISCEPOLO"

13a Domenica T. Ordinario- Anno C | Omelia
LA VOCAZIONE DEL DISCEPOLO

La prima lettura e il Vangelo di oggi mettono in rilievo il carattere improvviso, imperativo ed esclusivo della chiamata che Dio rivolge ai credenti.
La vocazione profetica di Eliseo mette in evidenza l'aspetto assolutamente imprevedibile della scelta di Dio che precede qualunque iniziativa dell'uomo anche meglio disposto, rivela il senso della responsabilità di chi è chiamato e l'impegno che ne deriva a rompere ogni legame per rispondere alla chiamata.

Gettando addosso ad Eliseo il suo mantello, Elia, in certo senso, gli impone la sua personalità e lo coinvolge nella sua missione. Eliseo capisce subito il senso del gesto e si dispone a seguire Elia.
Bruciando l'aratro e uccidendo i due buoi Eliseo rinuncia definitivamente alla sua professione e alla sua autonomia. Ha abbandonato tutto per seguire Elia, sia pure con il permesso di recarsi a salutare i suoi genitori.
La chiamata di Gesù sarà ancora più esigente e totalitaria di questa. L'episodio evangelico del villaggio samaritano che non vuole accogliere Gesù, serve a mettere in luce la decisione del Divin Maestro di affrontare a Gerusalemme la sua passione e morte. Nello stesso tempo presenta Gesù come profeta perseguitato e sofferente. Inoltre mette in evidenzia la misericordia di Gesù, che non permette agli Apostoli di invocare il fuoco dal cielo contro i Samaritani ingrati. L'unico fuoco che l'apostolo può invocare dal cielo, è quello dell'amore di Dio, che deve incendiare tutte le anime.
Il Vangelo presenta tre episodi della sequela di Gesù. Due si trovano pure in San Matteo, quello dell'aratro invece è proprio di San Luca.

La sequela di Gesù impone di accettare pericolo e rischio ("Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo); esige distacco completo da tutti ("Lascia che i morti...); esige la massima concentrazione sul fine ultimo che è la venuta del regno ("Chi pone mano all'aratro..."). Il tema fondamentale del brano evangelico odierno è quello della decisione nel seguire la chiamata. Gesù è deciso nel suo cammino verso Gerusalemme, dove l'attende la passione e la morte; altrettanto decisi debbono essere i Suoi discepoli nel seguire Lui Maestro e Guida. La decisione di essere solo di Gesù e per Gesù equivale a chiarezza di vocazione, totalità di dedizione, rinuncia a noi stessi.

Chi è discepolo in questo grado, fa assegnamento soltanto su Gesù e sulla Sua divina volontà. Diventa un testimone affascinante nella propria vita.
Falsa Cristiano è colui che, avendo scoperto Gesù, ne fa il suo centro propulsore e qualificante della propria esistenza, ne fa l'oggetto di una convinta e radicale scelta, che polarizza tutti i suoi pensieri e affetti su questa terra. Siamo disposti ad accogliere così radicalmente la chiamata di Gesù, che ci invita a seguirlo? Soltanto Lui può appagare la nostra sconfinata sete di gioia e di felicità.
La vita è vocazione; la vita cristiana è seguire Gesù. Egli è venuto su questa terra per "togliere i peccati del mondo": questa è una missione che si attua con la passione quotidiana di tutti i suoi fratelli. Una missione che molti cristiani non riescono più a "comprendere". Sembra loro la "negazione " del successo. Invece, è la strada a senso unico e obbligatorio.

Questa Domenica tutta la parola di Dio è centrata sulla vocazione:
- Elia chiama Eliseo: "Va' e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te".
- Paolo dice ai Galati: "Siete stati chiamati alla libertà".
- E Gesù dice a "un tale": "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va' e annunzia il regno di Dio".

La vita è vocazione, anche la vita naturale: nessuno torna indietro. Occorre andare sempre avanti. Perché, allora, questo andare avanti svogliati, stanchi, sfiduciati, chiedendo di "andare a seppellire i morti"? Non siamo chiamati a seguire i morti, cioè gl'idoli vani della ricchezza, dei piaceri, della potenza, ma siamo chiamati a seguire Gesù, il Dio vivente, fonte della nostra vita. Molti pensano che la vocazione cristiana possa essere temporanea: ad esempio, la vocazione al Battesimo, al Matrimonio, all'Ordine. Il Vangelo non accetta questa falsa interpretazione.

Il Prof. ALDO CAPITINI un giorno chiese al Vescovo di Perugia ( Pietro Parente) di essere cancellato dal libro dei battesimi. Il Vescovo gli rispose che, anche se l'avesse fatto, nulla sarebbe cambiato nella realtà: il Battesimo è vocazione irrevocabile.
Molti rinunziano all'impegno derivante dalla Cresima, che è Sacramento che obbliga all'apostolato, perché spaventati dalle difficoltà storiche e politiche contemporanee. Essi dimenticano il profondo pensiero di Pascal, il quale diceva: "Noi agiamo sempre come se avessimo il compito di far trionfare la verità, mentre abbiamo solamente il compito di combattere per essa". Il trionfo spetta a Dio, a noi la lotta.

Ci sono anche dei Sacerdoti, i quali hanno sbandierato la temporaneità del Sacramento dell'Ordine, quasi fosse un carisma limitato nel tempo. Nulla di più falso: Gesù infatti dice molto chiaramente: "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio" (Lc. 9,62).
La voce di Gesù continua anche oggi ad invitare gli uomini a seguirlo. A seguirlo in una donazione totale con una consacrazione speciale a lui mediante la vocazione sacerdotale e religiosa; a seguirlo con l'impegno più generale, ma non meno stringente, che deriva dalla consacrazione battesimale. Nell'una e nell'altra strada Egli ci dà l'esempio in se stesso: "impegnarci decisamente".
Cuori generosi continuano a rispondere alla chiamata di Gesù. Anche oggi!
Nonostante tante nubi, nonostante le innegabili ombre, tantissimi - giovani e adulti - ripetono a Gesù: "Ti seguirò dovunque vada" (Vang.).

C'è indubbiamente una crisi di vocazioni. Ma perché le vocazioni non mancano là dove l'impegno richiesto è più radicale e la sequela di Gesù è più esigente? Perché i cuori generosi non mancano: si tratta di lanciarli verso Gesù, che li affascina con il Suo amore.
Dobbiamo smetterla di presentare un Gesù facile ed un Cristianesimo comodo. Disse infatti Gesù: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo" (Vangelo). Gesù non aveva paura di spaventare i suoi Apostoli, presentando loro l'eroismo.
E le anime eroiche non mancano davvero:

Un giorno un Vescovo si rivolse ad un convento per avere quattro Suore da mandare tra i lebbrosi e all'appello risposero tutte e quaranta.
Questo gesto, non isolato, che si ripete sovente in tutte le Congregazioni femminili, caratterizza bene la vocazione religiosa della giovane: l'ideale cioè della vita cristiana vissuta eroicamente.
Lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa innumerevoli Istituti femminili quanti sono i mali e le miserie umane da soccorrere. Andate negli ospedali, nelle carceri, nelle scuole, negli asili, negli oratori e troverete, discrete e attive, questi angeli di bontà e di squisita carità cristiana.

La vocazione è un incontro con Gesù, Persona viva, che affascina, trascina, infiamma il cuore. Sia dunque questo il nostro programma:

"TUTTO PER GESÙ. ATTRAVERSO MARIA, CON UN SORRISO".

Don Severino GALLO sdb

Fonte:http://www.donbosco-torino.it


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