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Don Enzo BIANCO sdb "QUEL MISTERO LUMINOSO COME IL SOLE"

8a Domenica: Ss. Trinità - Anno C  Omelia
QUEL MISTERO LUMINOSO COME IL SOLE
Gv 16,12-15

Nel catechismo - libro per i bambini e per noi grandi - troviamo indicati i due misteri principali della fede: Unità e Trinità di Dio, Incarnazione morte e risurrezione di Gesù Cristo. E il Vangelo di questa domenica invita i cristiani a meditare sul primo dei due principali misteri cristiani, che sta al centro e al cuore della fede.

Mistero, secondo il senso comune, è una cosa difficile da capire. Nel secolo scorso Giovanni Papini, scrittore originale, in gioventù si proclamava libero pensatore, praticamente ateo, non capiva il mistero della Trinità. E lo irrideva. Usando una stramba formuletta matematica, diceva: 1 più 1 più 1 uguale a 1. Commiserava i credenti, incapaci di compitare sulle tabelline della prima elementare. Poi fu toccato dalla grazia, per fortuna rinsavì, e scrisse quel capolavoro che fu la "Vita di Gesù": un libro che anche Papa Benedetto XVI lesse da ragazzo, e ne rimase entusiasta.

Ma far stare insieme Padre più Figlio più Spirito Santo è per le nostre testoline una difficoltà reale. Per esempio i Musulmani, che professano un rigido monoteismo, considerano la Trinità un assurdo, un abominio. Maometto non riusciva a immaginare una figliolanza che non fosse da padre e madre, carnale. Così nel Corano si legge a proposito dei cristiani (ritenuti miscredenti, destinati alla geenna): "Dicono: Il Clemente (cioè Dio) si è preso un figlio! Dite una cosa mostruosa! Poco manca che si spacchino i cieli, si squarci la terra, e crollino in frantumi i monti, per aver essi attribuito un figlio al Clemente! Non si addice al Clemente prendersi un figlio!" (Sura 19,88-92).

Ma, come invito alla prudenza, dal medioevo ci è giunta l'eco di un dialogo che sarebbe avvenuto tra due teologi, uno musulmano e uno cristiano.
- Disse il musulmano: "Dio è uno. Come può avere un figlio?".
- Rispose il cristiano: "Dio è amore. Come può essere solo?".

COME SAPPIAMO CHE DIO È TRINO

In realtà siamo in pieno mistero. Sorge spontanea la domanda: come sappiamo che Dio è Trino? La risposta risulta, persuasiva, dai Vangeli. Gesù stesso ci ha suggerito questa conclusione. Infatti dalle sue parole apprendiamo tante cose su Dio.
- Gesù anzitutto ci ha rivelato il Padre. Usava espressioni come: "Il Padre mio che è nei cieli". E ci ha insegnato a pregarlo dicendo: Padre nostro.
- Gesù ha presentato se stesso esplicitamente come suo Figlio. E inoltre con i suoi prodigi, e la dottrina che annunciava, ha lasciato trasparire in modo persuasivo la sua natura divina.
- Gesù ha promesso e inviato a noi lo Spirito Santo, lo Spirito del Padre, dono alla sua Chiesa nella Pentecoste, che agisce come persona divina nella nostra vita, e ci trasforma in Figli di Dio.

Così noi seguendo gli insegnamenti di Gesù arriviamo a quell'uno più uno più uno che è uguale a uno. Nei Vangeli scorgiamo un Padre, un Figlio, uno Spirito Consolatore, come tre princìpi attivi, che sono presenti e operanti in noi, appunto tre persone. Ma tutte e tre dotate di un'identica natura, appunto la natura divina.

Questo è il nostro balbettio, ciò che ci riesce di dire sul mistero di Dio con il povero linguaggio umano. Noi infatti possiamo affrontare il mistero solo con immagini, paragoni, simboli. Noi si lavora in superficie, mentre il mistero con tutto il suo fascino rimane suggestivo nella profondità della mente e del cuore.
E con le parole e i numeri non bisognerebbe esagerare. Come raccontano che ha fatto un'intraprendente catechista, forse in gara con Giovanni Papini, che ai suoi Pierini ha spiegato la Trinità dicendo: "Sapete? Hanno dato un numero di telefono anche alla santissima Trinità. Il suo numero è 6.163". Domandano i Pierini: "Come sarebbe?". E lei: "Ma è semplice: sei uno, sei tre".

LA TRINITÀ INVADE E PERVADE LA NOSTRA ESISTENZA

Certo, per noi mistero, ma anche ricchezza. Il mistero si annuncia, non si spiega. Sempre ricorrendo a simboli, c'è chi ha paragonato il mistero della Trinità al sole: non possiamo guardarlo, ci acceca. Ma il sole illumina tutto, ci mette in grado di vedere tutto il resto. Così il mistero trinitario, insondabile nel suo nucleo, illumina col suo splendore tutta la vita cristiana.
Pensiamo a quegli altri segni che costellano l'esistenza cristiana, i sacramenti. Mediante i sacramenti la Trinità invade e pervade la nostra esistenza.
- Nel nome della Trinità siamo battezzati.
- Nel suo nome riceviamo il perdono delle colpe.
- Nell'Eucaristia ci incontriamo personalmente con Gesù Cristo, che ci conduce al Padre, e ci arricchisce con i doni dello Spirito.
- Nella Confermazione riceviamo lo Spirito promesso da Gesù, che il Padre ci metta accanto come consolatore, ispiratore, e guida.
- L'Unzione degli infermi chiude i nostri occhi a questo mondo per aprirli al cielo del Dio uno e trino.
In sostanza Dio Padre è la scaturigine della vita, e sua destinazione finale. Gesù Cristo è la strada da percorrere per arrivare alla meta; lo Spirito Santo è la forza che ci sostiene nel percorrere la strada e arrivare.
In conclusione noi cristiani ci teniamo stretti al mistero trinitario. È vero che sembra litigare con la tavola pitagorica, però è come il Sole che non riusciamo a vedere ma illumina la nostra esistenza.

Don Enzo BIANCO sdb

Fonte:www.donbosco-torino.it


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