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don Roberto Seregni, "Senza volgersi indietro"

Senza volgersi indietro
don Roberto Seregni
XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 
  Visualizza Lc 9,51-62

La liturgia di questa domenica ci propone una svolta importante del terzo evangelo. Siamo all'inizio del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Un percorso impossibile dal punto di vista geografico, ma chiaro nel progetto teologico dell'autore. Cioè: Luca non vuole descrivere la mappa stradale e cronologica del Rabbì di Nazareth in cammino verso la Gerusalemme, ma indicare la sua scelta di incamminarsi liberamente verso il luogo della Croce e della Resurrezione.

Questo cammino, però, si apre nel segno del rifiuto e dell'incomprensione. Rifiuto dei samaritani che si oppongono all'accoglienza del Rabbì Gesù a causa della direzione del suo cammino; incomprensione dei discepoli che non hanno capito la novità di Gesù e vogliono mettere a fuoco e fiamme i samaritani.
(Beh, direi che come inizio non è male...)

Lungo questo cammino avvengono tre incontri, tre brevi dialoghi accumunati dal tema della sequela e dall'estrema radicalità delle condizioni per seguire il maestro. Mi piace far notare che dei tre interlocutori non si sa nulla: né la loro identità, né la loro scelta definitiva. Tutto è centrato sulle esigenze della vita del discepolo, sulla serietà della missione. Luca ci sta preparando al brano dell'invio dei settantadue, che ascolteremo la prossima settimana (cfr. Lc 10, 1ss).

Nel primo incontro si sottolinea che il discepolo è esposto alla precarietà e all'insicurezza. Chi sceglie di seguire Gesù si deve scordare le comodità e la quiete. La vita cristiana è disponibilità incondizionata: "dovunque tu vada". Interessante: fin quando il Signore ci porta su sentieri che ci piacciono e ci gratificano, va tutto bene; ma quando la Sua Parola ci punzecchia, ci fa intuire che qualcosa non va, che bisogna cambiare traccia o fermarsi un po' per fare il punto della situazione, allora iniziano i problemi.

Faccio finta di nulla? Avrò capito bene? Forse ho mangiato pesante e mi si sono annebbiate le idee? Aspetto un po' e vediamo che succede... E poi non è così grave!

Così si è solo discepoli di se stessi e delle proprie comodità. Il Rabbì di Nazareth ci chiama alla leggerezza della sequela, ad alzarci dai nostri comodi salotti spirituali, a riprendere il cammino e mettere tutta la nostra fiducia nelle mani del Padre.

Il secondo dialogo vuole invece svelare senza ombre il primato assoluto e imbarattabile del Regno di Dio nella vita del discepolo. La risposta di Gesù è assolutamente scandalosa, non solo alla luce della Scrittura Sacra, ma anche per il buon senso. Come si può non dare sepoltura al proprio padre? Ma il Rabbì di Nazareth, come in molte altre occasioni, vuole darci uno scossone. Esagera Gesù, lo sa che abbiamo bisogno di questo. C'è un primato da stabilire nella vita del discepolo, una precedenza assoluta dell'evento del Regno di Dio. Niente, nemmeno la sepoltura al proprio padre, può venire prima dell'annuncio del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù è uno con delle priorità ben chiare, stampate a fuoco nella testa e nel cuore.

Il terzo colloquio di Gesù è per gli eterni indecisi, per chi rinvia sempre, per chi fa un passo in avanti e due indietro, per chi vive di nostalgie per quello che ha lasciato e non si permette di gustare la novità, per chi vede passare molti treni e non si decide a sceglierne uno. L'esigenze della vita cristiana chiedono coraggio e decisione, non sopportano la sedentarietà e i tentennamenti. Se ti volti indietro rischi di uscire di strada, di lasciarti alle spalle il tuo futuro, di nutrirti di nostalgie.

Coraggio, cari amici, la Parola ci chiama ad una verifica coraggiosa della nostra vita di discepoli. Lasciamoci mettere in crisi, senza paura. Lo Spirito ci chiama alla novità.

Buona settimana

don Roberto


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