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FIGLIE DELLA CHIESA, LECTIO DIVINA Domenica di Pentecoste

Domenica di Pentecoste
 Lun, 03 Giu 19  Lectio Divina - Anno C

I testi che la Liturgia di questa Solennità ci propone sono a noi noti ma sempre nuovi quando li ascoltiamo e li interiorizzaziamo. Con Maria, i discepoli e la gente che si trovavano in “quel luogo” ci siamo anche noi in Attesa del Vento dello Spirito; in Attesa con il cuore carico di gioia perché quello che il Signore Gesù ci aveva promesso viene donato ad ognuno.

15In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; Gesù nella prima metà del suo primo discorso all’ultima cena ha parlato della sua imminente dipartita da questo mondo, spiegando il significato della sua passione e morte. Nella seconda sezione sottolinea che l’amore per Lui deve essere concreto e si prova custodendo i suoi precetti, vivendo la sua parola. L’amore che Gesù chiede ai suoi non è un semplice amore di amicizia, un affiatamento umano. Gesù pone questo amore a un livello molto più alto, collegandolo con la vita secondo la nuova legge da Lui promulgata e con l’invio dello Spirito Santo.

Inoltre, poiché Gesù afferma la sua uguaglianza con il Padre, tutti devono amare il Figlio come amano il Padre; il comando dell’amore si estende dal Padre a Gesù: amare Gesù è amare il Padre, come vedere Gesù è vedere il Padre. La conseguenza dell’amore sarà inevitabilmente quella di osservare (o custodire o adempiere, secondo il testo greco) i comandamenti specifici di Gesù (quelli miei, dice il testo greco), cioè tutto il complesso di valori morali proposto e vissuto da Lui, in particolare il comando nuovo della carità vicendevole (cf 13, 31-45).

L’osservanza dei precetti del Signore costituisce il banco di prova dell’amore per il Figlio di Dio. L’amore vero va provato mediante l’obbedienza; non si tratta, infatti, di un sentimento vago ed emotivo, né si intende come pratica esteriore di norme e precetti; infatti non si tratta semplicemente dei precetti morali, essi implicano tutto un modo di vivere in unione d’amore con Lui.

16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Lo Spirito è presentato come un dono del Padre celeste che Lui stesso farà su richiesta di Gesù. Un altro Paraclito perché lo Spirito prenderà il posto occupato attualmente da Gesù nei confronti dei suoi apostoli e ne prolungherà l’opera presso i discepoli.

Nel greco profano tale parola significa: assistente legale, avvocato; sia il termine che il verbo parakalein da cui deriva, può significare anche “esortazione”; nei LXX hanno il senso di “dare gioia, consolare” con riferimento esplicito ai beni dell’epoca messianica e al senso della gioia che ne deriva (cf Is 40, 1); nel NT si riferiscono all’annuncio profetico cristiano (cf Atti 2, 40; 1Cor. 14,3).

Lo Spirito della verità non solo rimarrà in eterno con i credenti, ma sarà in essi, cioè dimorerà dentro di loro, per svolgere la sua funzione di avvocato e consolatore. Con tale espressione Gesù dice indirettamente che i suoi seguaci saranno tempio dello Spirito Santo, poiché questa persona divina abiterà in loro. Ma non solo lo Spirito Paraclito, ma anche Gesù e il Padre abitano nel cuore dei discepoli che custodiscono la Parola del Signore (cf v.18 e 23) per cui il credente non vive più solo ma ospita questi Tre Amici divini. Le tre Persone della Trinità vivono realmente nel cuore dei cristiani e questa verità di fede deve ispirare profondamente la spiritualità di ogni battezzato.

L’amore operoso e concreto per Cristo dischiude all’uomo la vita della comunione trinitaria; questo amore è il “luogo” del dono dello Spirito. Un amore così forte e concreto non è possibile alla natura, per tale impegno eroico è necessario l’intervento del Soffio di Dio, ed il Soffio spira ovunque e comunque riempiendo l’universo!

23bSe uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Si tratta dell’unità, della compenetrazione mutua tra Padre, Figlio e fedeli, in contesto di amore. “Verremo a Lui” riprende il “verrò a voi” del v. 18; qui il verbo è al plurale e indica che i due soggetti, Padre e Figlio, assicurano una presenza di assistenza e protezione attraverso lo “stare in”, “dimorare” in un “co-abitare” che realizza un’unione intima che trova il suo contesto nell’amore verso Gesù.

Questo passo nel quale il Maestro parla della sua venuta nel cuore dei discepoli insieme al Padre per far dimora dentro il loro cuore, completa la tematica dell’inabitazione della Trinità nel seno della comunità cristiana e dei singoli membri del popolo di Dio. Gesù chiarisce che la sua manifestazione agli amici che gli dimostrano un amore concreto non avverrà in modo spettacolare ed esterno, ma si realizzerà nell’intimo delle coscienze, con la sua venuta assieme al Padre nel cuore dei discepoli che osservano la sua parola. In questo modo i discepoli diventano tempio della Trinità.

24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. In questo versetto si ribadisce la tematica dell’amore, concretizzato nell’osservanza delle parole di Gesù, attraverso la tecnica semitica dell’antitesi. Chi non ama e non pratica i comandamenti non può far parte della vita di Dio. Il Padre e il Figlio non possono venire dove non c’è l’amore per Cristo e per i fratelli, amore che scaturisce dall’obbedienza alla Parola di Gesù, che è la stessa del Padre. Il Maestro specifica che la sua Parola, ascoltata dai discepoli, in realtà è del Padre che lo ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Le cose che Gesù ha rivelato non solo soltanto quelle del discorso riportato, ma anche tutto il complesso della rivelazione attuata da Gesù nella sua vita terrena.

26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. E’ la prima volta che in Giovanni il Paraclito viene indicato come Spirito Santo; egli prenderà il posto di Gesù e sarà inviato nel suo nome, cioè, secondo l’uso semitico, sarà in relazione costante con Gesù e ne continuerà l’opera perché ha una affinità intima, ontologica, con Gesù; agisce quindi in relazione con Gesù, al suo posto, con la sua autorità.

L’azione didattica dello Spirito è quella di mettere in contatto diretto con tutta la rivelazione portata da Gesù, appianando le difficoltà che si frappongono a questo contatto; spingerà a conoscere questa verità, ad accettarla, a comprenderla fino in fondo, ad esprimerla, ad agire di conseguenza. E’ un’azione funzionale, relativa a Gesù, non tanto di aggiungere, ma di richiamare alla memoria ciò che Gesù ha insegnato, che è rivelazione esaustiva e completa del Padre per noi che la riceviamo.

Gesù dichiara che lo Spirito Santo insegnerà ogni cosa ai credenti e ciò avverrà mediante il ricordo di quanto il Cristo ha rivelato. Lo Spirito ha un’azione didattica orientata verso la parola di Gesù; non porterà una rivelazione personale diversa da quella del Cristo, perché svolge la missione di richiamare alla memoria dei discepoli la verità di Gesù, attraverso la sua azione interiore nel loro cuore e nella loro mente. Lo Spirito Santo sarà in eterno con i credenti, anzi dimorerà in essi e darà loro l’intelligenza della fede, facendo capire la parola di Gesù dall’interno; quindi sarà il vero maestro interiore dei credenti.

Siamo di fronte alla grande economia della salvezza: il tempo di Gesù e il tempo dello Spirito; sono le fasi successive di una stessa rivelazione. Cristo ha compiuto la sua missione, ma i discepoli non ne hanno afferrato il senso e il profondo insegnamento; sarà compito dello Spirito Santo aiutare i discepoli ad afferrare pienamente la verità detta dal Signore, di far interiorizzare la rivelazione. Lo Spirito fa ricordare non con un semplice richiamo alla mente, ma con il tener vivo e sempre presente l’intero messaggio spirituale di Gesù con una comprensione profonda e intima.

Questa promessa si estende dagli Apostoli a tutta la Chiesa. Pertanto il tempo della Chiesa è tempo dello Spirito e questo non è altro che il prolungamento del tempo di Gesù. Per questo ancora invochiamoLo con forza in ogni situazione e momento della nostra vita.

Fonte:www.figliedellachiesa.org


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