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p. José María CASTILLO, "TUTTO QUELLO CHE IL PADRE POSSIEDE È MIO; LO SPIRITO PRENDERA’ DEL MIO E VE LO ANNUNCERA’

S.S. TRINITA’ – 16 giugno 2019 - Commento al Vangelo
TUTTO QUELLO CHE IL PADRE POSSIEDE È MIO; LO SPIRITO PRENDERA’ DEL MIO E VE LO ANNUNCERA’

di p. José María CASTILLO

Gv 16, 12-15
[In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:] «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Frequentemente capita che gli uomini di Chiesa non considerino qualcosa che è assolutamente fondamentale. Cioè, che Dio è il Trascendente, ovvero non sta alla nostra portata. Non lo conosciamo e non possiamo conoscerlo. È quello che i teologi hanno ripetuto insistentemente quando hanno detto che “Dio è sempre più grande” (Deus semper maior) di quanto noi esseri umani possiamo pensare su di lui. Quest’espressione è stata una formula che vuole esprimere la nostra incapacità di raggiungere la conoscenza dell’essere stesso di Dio, cioè di come è Dio in sé. Questo non è possibile per noi mortali. Il problema nel quale si è imbattuta la teologia cristiana è stato quello della sua incoerenza. Perché da una parte abbiamo affermato che Dio è colui che ci trascende, ma al tempo stesso ci siamo messi a spiegarlo come se lo conoscessimo. Forse in ciò si è manifestato il nostro anelito di incontrare chi mai in questa vita potremo conoscere.
E’ vero che nel NT Dio si rivela a noi come Padre, come Gesù il Figlio, come Spirito. Da ciò la teologia ha dedotto che in Dio ci sono tre persone, realmente distinte, che tuttavia sono uno stesso ed unico Dio. In fondo, non è questione di numeri, ma del desiderio e della necessità di intercomunicazione e di donazione reciproca che noi uomini abbiamo e che vogliamo vedere in Dio, come modello esemplare della nostra reciproca donazione. Karl Rahner ha parlato, nello spiegare questa complicata problematica, della Trinità “immanente” (quella che non possiamo raggiungere) e della Trinità “economica” (quella che è al nostro livello perché in lei incontriamo il modello di dedizione reciproca tra di noi).
In questo giorno non si tratta di comprendere quello che mai potremo capire. Si tratta di vedere nella donazione, nell’uguaglianza, nella comunicazione delle persone divine il modello esemplare di ciò che deve essere la nostra convivenza. Vivere per gli altri, una vita che è donazione e comunicazione. Mai solitudine, mai isolamento, sempre apertura e chiarezza. La fede in Dio diventata etica di chi esiste per gli altri.

Fonte:www.ildialogo.org


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