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Abbazia Santa Maria di Pulsano, Letture patristiche DOMENICA «DEL RICCO SCEMO»

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Letture patristiche DOMENICA «DEL RICCO SCEMO»
XVIII del Tempo per l’Anno C

Luca 12,13-21; Qoèlet 1,2; 2,21-23; Sal 89; Colossesi 3,1-5.9-11

DISCORSO 107
SULLE PAROLE DEL VANGELO DI LC 12, 13-21:
"VI DICO, ASTENETEVI DA OGNI FORMA D'AVARIZIA"
di sant’Agostino, vescovo (PL 38, 627-632)

Il precetto di guardarsi da ogni specie di cupidigia.
1. 1. Non dubito che voi, i quali avete il timor di Dio, ascoltiate con timore la sua parola e la mettiate in pratica con gioia in modo da ottenere in seguito ciò ch'egli ha promesso e che adesso sperate. Abbiamo sentito poc'anzi il comandamento datoci dal Signore Cristo Gesù Figlio di Dio. Ci ha dato questo comandamento la Verità, la quale non può né ingannare né ingannarsi; ascoltiamola, temiamo, stiamo in guardia. Che cosa dunque ci ha comandato? Dico a voi – dice – di tenervi lontani da ogni specie di cupidigia 1. Che significa: da ogni specie di cupidigia? Che vuol dire: da ogni specie? Perché aggiunse da ogni specie? Avrebbe infatti potuto dire solo: "Tenetevi lontani dalla cupidigia". Gli stava invece a cuore di aggiungere: da ogni specie, e dire: Tenetevi lontani da ogni specie di cupidigia.
In qual occasione il precetto fu dato da Cristo.
1. 2. Nel santo Vangelo ci appare chiaro il motivo di quell'aggiunta, come l'occasione stessa che diede origine a quel precetto. Un tale infatti aveva pregato Cristo di fare da arbitro contro suo fratello, che gli aveva tolto tutto il patrimonio e non voleva rendere al fratello la parte che gli spettava. Voi vedete bene quanto giusta ragione aveva quel tale che aveva pregato Cristo di fare da arbitro. In realtà egli non cercava di rubare la roba d'altri ma cercava la roba lasciatagli dai genitori, reclamava solo la sua proprietà interponendo il Signore come arbitro e giudice. Aveva un fratello iniquo ma aveva trovato il giudice giusto contro il fratello ingiusto. Avrebbe dovuto dunque perdere l'occasione per una causa tanto giusta? Oppure chi avrebbe potuto dire a suo fratello: "Rendi la parte dovuta a tuo fratello" se non glielo avesse detto Cristo? Glielo avrebbe forse detto il giudice che probabilmente il fratello, divenuto più ricco per la sua rapina, avrebbe potuto corrompere con dei regali? Lo sventurato dunque, privato dei mezzi lasciatigli dai genitori, avendo trovato un giudice di quella specie e altamente qualificato, gli si avvicina e lo prega d'interporsi come arbitro e gli espone in due parole il proprio caso. Quale motivo infatti c'era di esporre il caso per filo e per segno, dal momento che parlava a Colui che poteva vedere anche il cuore? Signore – disse – di' a mio fratello di spartire con me l'eredità 2. Il Signore non gli rispose: "Venga qua tuo fratello". Ma neppure mandò a intimargli di comparire in giudizio o, se già era lì presente, a chi lo aveva chiamato a giudicare disse: "Dimostra ciò che asserivi". Chiedeva la metà dell'eredità, la chiedeva sulla terra, mentre il Signore gliela offriva nel cielo per intero. Il Signore gli dava molto di più di quanto quello reclamava.
Perché Cristo non volle spartire l'eredità.
2. 3. Di' a mio fratello di spartire con me l'eredità. La causa è giusta ed esposta con poche parole. Ma ascoltiamo Cristo che nello stesso tempo è giudice e maestro. O uomo – gli dice – o uomo; tu che reputi una gran cosa cotesta eredità, che cos'altro sei se non un uomo? Voleva fare di lui qualcosa di più grande d'un uomo. Che cosa di più grande voleva fare di lui, al quale voleva togliere la cupidigia? Che cosa di più grande voleva fare di lui? Ve lo dico io. Io ho detto: voi siete dèi, e figli dell'Altissimo tutti 3. Ecco che cosa voleva fare di lui, annoverarlo tra gli dèi, immune da ogni impulso di cupidigia. O uomo, chi ti ha costituito mediatore nella spartizione dei vostri beni? 4. Così pure l'apostolo Paolo, servo dello stesso Cristo, quando diceva: Vi scongiuro, fratelli, di essere tutti unanimi nel parlare, che non vi siano divisioni tra voi 5, non voleva essere divisore. Infine coloro che erano suoi seguaci e dividevano il Cristo, li ammoniva dicendo: ciascuno di voi dice: Io sono di Paolo, io invece sono d'Apollo, e io di Cefa, e io di Cristo. Ma Cristo è forse diviso? Forse che Paolo è stato crocifisso per voi o siete stati battezzati nel nome di Paolo? 6. Vedete dunque quanto sono malvagi coloro che vogliono sia diviso colui che non volle essere divisore. Chi mi ha costituito mediatore – dice – nella spartizione dei vostri beni?
È colpevole di avarizia chi conserva con cupidigia anche solo i propri beni.
3. 4. Hai chiesto un favore, ascolta il mio consiglio. Io vi dico: Tenetevi lontani da ogni specie di cupidigia 7. Forse – dice – tu chiameresti avaro e cupido uno, se andasse in cerca di beni altrui; io al contrario ti dico che non devi bramare con cuore cupido e avido nemmeno i beni tuoi. Ecco che vuol dire l'inciso: da ogni specie. Tenetevi lontani – dice – da ogni specie di cupidigia. È un precetto molto pesante. Se per caso un tale peso viene posto sulle spalle di persone deboli, chi ve lo pone venga pregato di degnarsi di concedere le forze necessarie. Non dobbiamo considerare, o miei fratelli, come un precetto di poco conto quello che ci dà nostro Signore, il nostro Redentore, il nostro Salvatore, ch'è morto per noi, ha dato il suo sangue come prezzo per riscattarci, il nostro avvocato e giudice; non è da prendersi alla leggera quando dice: Guardatevi. Sa bene lui quanto è dannosa questa passione; noi non lo sappiamo: dobbiamo prestar fede a lui. Guardatevi, dice. Perché? Da che cosa? Da ogni specie di avarizia. "Ma io conservo la mia roba, non rubo l'altrui". Tenetevi lontani da ogni specie di avarizia. È avaro non solo chi arraffa la roba altrui, ma è avaro anche colui che conserva con cupidigia i propri beni. Se dunque in tal guisa è colpevole chi conserva i propri beni con cupidigia, quale condanna meriterà chi arraffa la roba altrui? Tenetevi lontani – dice – da ogni specie di cupidigia, perché anche se uno è molto ricco, la sua vita non dipende dai suoi beni 8. Chi mette in serbo molte cose, quante ne può prendere per vivere? Quando uno ne ha tolta una parte e in certo modo ne ha separato mentalmente il sufficiente per vivere, rifletta bene a chi rimarrà il resto, per evitare che, mentre conserva il necessario per vivere, ammassi ciò che potrebbe essergli la causa di morire. Ecco Cristo, ecco la Verità, ecco la Severità. Guardatevi, dice la Verità. Guardatevi, dice la Severità. Se non ami la Verità, abbi paura della Severità. La vita d'un uomo non dipende dai suoi beni anche se è molto ricco. Credigli, non t'inganna. Tu al contrario dici: "Anzi, la vita dell'uomo dipende dai suoi beni". Egli non t'inganna. Sei tu che inganni te stesso.
È imprudente il ricco che si propone di conservare invece di fare elemosina.
4. 5. Da quest'occasione dunque, dal fatto cioè che quel tale, che aveva chiamato Cristo a fare da giudice, cercava d'ottenere la propria parte, senza desiderare d'appropriarsi della roba altrui, nacque questa massima di nostro Signore; egli però non s'accontentò di dire: Guardatevi dall'avarizia, ma aggiunse: da ogni specie d'avarizia. Ma non gli bastò quest'ammonizione e presentò quindi un'altra parabola, quella d'un ricco i cui possedimenti avevano prosperato. C'era – dice – un ricco, le cui terre avevano prosperato 9. Che vuol dire: avevano prosperato? Le terre che possedeva avevano prodotto abbondanti frutti. Quanto erano abbondanti quei frutti? Tanto che non trovava posto ove riporli; quel vecchio avaro si trovò d'un tratto nelle angustie a causa dell'abbondanza. Quanti anni infatti erano passati e tuttavia i suoi granai erano stati sufficienti! Ma quell'anno il raccolto fu così abbondante che non furono più sufficienti i magazzini che prima solevano bastare. E così quell'infelice andava escogitando un progetto non già sul modo di donare, ma di conservare l'eccedenza del raccolto e a furia di pensare trovò l'espediente. Gli parve senza dubbio d'essere stato saggio nel trovare un mezzo ingegnoso. Fu accorto nel prendere la risoluzione, decise saggiamente. Che cosa decise? Demolirò – disse – i vecchi magazzini e ne costruirò altri più vasti e li riempirò e poi dirò all'anima mia 10. Che dirai all'anima tua? Anima mia, ora hai fatto molte provviste per molti anni: riposati, mangia, bevi, vivi nei piaceri 11. Ecco che cosa disse alla propria anima quel saggio scopritore di mezzi ingegnosi!
Bisogna pensare all'anima non perché abbia dei beni, ma sia buona.
5. 6. Ma gli disse Dio 12, il quale non disdegna neppure di parlare con gli stolti. Qualcuno di voi forse dirà: "Ma in qual modo Dio ha parlato con uno stolto?". O miei fratelli, a quanti stolti parla egli quando si legge il Vangelo! Quando viene letto, coloro che lo sentono ma non lo mettono in pratica, non sono forse stolti? Che cosa disse dunque il Signore? Poiché quel tale d'altra parte si riteneva sapiente nel trovare un accorto espediente: Stolto – gli disse – stolto, tu che ti credi essere saggio: stolto, tu che hai detto all'anima tua: Ora hai fatto molte provviste per molti anni; proprio oggi ti sarà richiesta l'anima tua 13. L'anima alla quale hai detto: Hai molti beni, ti sarà richiesta proprio oggi e non avrà alcun bene. Disprezzi essa questi beni e sia buona essa, affinché quando sarà richiesta, esca dal corpo sicura. Chi infatti è più malvagio d'uno che desidera avere molti beni ma non vuol essere buono proprio lui? Sei indegno d'avere ciò che desideri, dal momento che non vuoi essere ciò che desideri avere. Vuoi forse avere una fattoria cattiva? No, di certo, ma una buona. Vuoi forse avere una moglie cattiva? No, ma una buona. Vuoi forse avere infine un mantello cattivo? oppure un paio di scarpe cattive? Perché solo l'anima vuoi averla cattiva? Non disse Cristo a quello stolto che escogitava dei mezzi inutili, che progettava di costruire nuovi magazzini senza preoccuparsi del ventre dei poveri, non gli disse: "Oggi l'anima tua sarà trascinata all'inferno"; non gli disse nulla di simile, ma ti sarà richiesta. "Non ti dico dove l'anima tua è destinata ad andare, ma tuttavia di qui, ove per lei metti in serbo tanti beni, volere o no, dovrà andarsene. Ecco tu, stolto, hai progettato di riempire altri magazzini più grandi, come se non ci fosse nessun altro scopo a cui destinare il superfluo".
Coloro che portano il segno di Cristo sulla fronte dell'uomo interiore sono sicuri in mezzo ai cattivi.
6. 7. Ma forse quel tale non era ancora cristiano. Siamo noi, fratelli, coloro che debbono ascoltare, perché a noi che abbiamo la fede viene letto il Vangelo, da noi è adorato Colui che ha fatto quell'affermazione e da noi è portato sulla fronte il suo segno ed è posseduto nel cuore. Poiché c'è una grandissima differenza se uno ha il segno di Cristo sulla fronte oppure sulla fronte e nel cuore. Avete udito oggi che cosa ci diceva il santo profeta Ezechiele, come cioè prima che Dio inviasse lo sterminatore del popolo iniquo, inviò un messo incaricato di fare un contrassegno e gli disse: Va' e fa' un segno sulla fronte di coloro che sospirano e piangono per i peccati del mio popolo, dei peccati che si compiono in mezzo a loro 14. Non disse: "Che si compiono fuori di essi", ma in mezzo a loro. Tuttavia sospirano e piangono; per questo sono segnati sì sulla fronte, ma sulla fronte dell'uomo interiore, non di quello esteriore. C'è infatti la fronte nel volto, ma c'è anche quella nella coscienza. Allorché dunque alle volte riceve un'impressione la fronte interna, arrossisce quella esterna; arrossisce sotto l'emozione del pudore o impallidisce a causa del timore. C'è dunque la fronte dell'uomo interiore. Lì furono contrassegnati coloro che non dovevano essere sterminati, poiché, sebbene non correggessero i misfatti che venivano compiuti in mezzo a loro, tuttavia se ne addoloravano e se ne separavano grazie allo stesso dolore; ma pur separati davanti a Dio, erano mescolati agli occhi degli uomini. Vengono contrassegnati occultamente, ma non vengono offesi apertamente. Viene poi inviato lo sterminatore e gli viene detto: Va', stermina, non risparmiare né piccoli né grandi, maschi e femmine, ma non toccare coloro che hanno il segno sulla fronte 15. Quanta sicurezza, fratelli miei, è stata concessa a voi che tra questo popolo sospirate e piangete i peccati che si commettono in mezzo a voi, senza che voi li facciate!
Per non peccare si deve evitare ogni specie di avidità.
7. 8. Ma perché non commettiate peccati, guardatevi da ogni specie di cupidigia 16. Vi dirò più diffusamente che significa da ogni specie di cupidigia. Rispetto ai piaceri sensuali è avido colui al quale non basta la propria moglie. Anche la stessa idolatria è chiamata avidità 17, poiché riguardo alla stessa divinità è avido colui al quale non basta l'unico vero Dio. Qual anima si crea molti dèi, se non quella avida? Qual anima si crea falsi martiri se non quella avara? Guardatevi da ogni specie di cupidigia. Ecco, tu ami i tuoi beni e ti vanti di non andare in cerca degli altrui: rifletti però quanto male fai non ascoltando Cristo che dice: Guardatevi da ogni specie di cupidigia. Ecco, tu ami i tuoi averi, non rubi gli altrui; li hai procurati con la tua fatica, con giustizia, possiedi beni che ti sono stati lasciati in eredità o ti sono stati offerti da un amico come ricompensa; hai viaggiato per mare, sei andato incontro a tanti pericoli, non hai frodato, non hai giurato il falso, hai guadagnato ciò che Dio ha voluto; eppure tu li conservi avidamente senza sentire rimorso, poiché non li hai ricavati disonestamente e non desideri appropriarti di quelli degli altri. Se rifiuterai di ascoltare Colui che dice: Guardatevi da ogni specie di cupidigia, ascolta almeno quanto male potrai compiere a causa delle tue ricchezze. Può capitare per esempio che tu un giorno divenga giudice. Non verrai corrotto perché non desideri la roba d'altri; nessuno ti farà regali e ti dirà: "Pronuncia una sentenza contro il mio nemico". Dio ne scampi! Quando mai ti si potrebbe convincere a fare una simile cosa, dal momento che non desideri appropriarti della roba altrui? Bada però qual male potrai fare a causa dei tuoi beni. Chi desidera che tu giudichi male e pronunci una sentenza a proprio favore contro il proprio nemico, forse è un potente e può intentarti una falsa accusa per farti perdere i tuoi beni. Tu consideri la sua potenza, ci rifletti sopra; da una parte pensi ai beni che hai messo in serbo e a cui sei affezionato, da un'altra pensi ai beni che tu non possiedi, ma a quelli per i quali nutri un attaccamento dannoso. Consideri il vischio che ti tiene attaccato e non ti lascia libere le ali della virtù e pensi tra te stesso: "Se offenderò costui che adesso è molto potente, egli presenterà sul mio conto delle accuse ingiuste e mi saranno confiscati i beni e perderò quanto possiedo". In tal modo pronuncerai una sentenza ingiusta non per il fatto che desideri la roba altrui ma perché vuoi conservare la tua.
Ancora sul pericolo d'un avaro attaccato con cupidigia anche solo ai propri beni.
8. 9. Supponiamo che uno abbia udito Cristo, che abbia udito con timore le parole: Guardatevi da ogni specie di cupidigia, e che non venga a dirmi: "Io sono povero, un plebeo, di bassa condizione, un uomo qualunque; quando mai potrò sperare di divenire giudice? Non temo la tentazione, il cui pericolo hai esposto sotto i nostri occhi". Ma io anche al povero dico che deve temere. Ti chiama una persona ricca e potente perché tu abbia a testimoniare il falso in suo favore. Che farai adesso? Rispondimi. Tu possiedi un buon peculio: te lo sei guadagnato con le tue fatiche e lo hai messo da parte. Quel tale ti sollecita dicendo: "Testimonia il falso a mio favore e ti darò tanto e tanto". Tu però non brami la roba altrui. "Dio me ne guardi – dici non bramo ciò che Dio non ha voluto darmi, non lo accetto; allontanati da me". "Non vuoi accettare ciò che ti dò? Ti porterò via ciò che possiedi". Ecco: esamina ora te stesso, interroga te stesso. Perché guardi verso di me? Guarda nel tuo interno, considerati nell'intimo, esamina te stesso nell'interno: siediti davanti a te stesso, mettiti a faccia a faccia con te stesso, stenditi sul cavalletto del precetto di Dio e tortura te stesso con il timore e non lusingarti, ma rispondi alla tua coscienza. Ecco, se uno ti facesse una simile minaccia, che cosa faresti? "Ti porterò via ciò che hai guadagnato con tanta fatica, se non testimonierai il falso a mio favore". Supponi che Cristo ti dicesse: Guardatevi da ogni specie di cupidigia. "O mio servo – ti dirà – che ho riscattato e reso libero, che da schiavo che eri ti ho adottato come fratello, che ho inserito come membro nel mio corpo, ascoltami. Anche se ti portasse via ciò che hai guadagnato, non potrà toglierti me. Tu conservi la tua roba per non andare in rovina? Non ti ho forse detto: Guardatevi da ogni specie di cupidigia?".
Bisogna evitare anche l'attaccamento eccessivo alla vita.
9. 10. Ecco, tu sei turbato, tentenni; il tuo cuore è scosso come una nave dalle tempeste. Cristo dorme; sveglia lui che dorme e non sarai afflitto dalla tempesta che infuria. Sveglia lui che quaggiù non volle aver nulla, mentre tu hai tutto, e che per amor tuo arrivò fino alla croce e le sue ossa furono contate 18 dai nemici che lo insultavano mentre nudo pendeva dalla croce; e guardati da ogni specie di cupidigia. Non basta guardarsi dal desiderio sfrenato del denaro, guardati anche da quello di vivere. È un'avidità orribile e terribile. Talora uno disprezza i propri beni e dice: "Non testimonierò il falso"; "Non lo testimonierò – tu mi dici – Io ti toglierò ciò che hai". "Toglimi pure ciò che ho, ma non mi toglierai ciò che ho nel mio intimo". Poiché non rimase povero colui che diceva: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; come è piaciuto al Signore, così è avvenuto; sia dunque benedetto il nome del Signore. Nudo sono uscito dal seno di mia madre, nudo ritornerò nella terra 19. Nudo di fuori ma vestito di dentro. Nudo nel corpo, privo cioè di panni, dei panni corruttibili, ma vestito nell'anima. In che modo? I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia 20. Ma che diresti se quel tale, sentendo che disprezzi ciò che possiedi, ti dicesse: "Io ti ucciderò"? Rispondigli, se hai ascoltato Cristo: "Mi ucciderai? È meglio che tu uccida la mia carne, anziché io uccida l'anima mia per mezzo della mia lingua falsa. Che potrai farmi? Ucciderai la carne, ma ne uscirà libera l'anima destinata a riavere alla fine del mondo la stessa carne che ha disprezzato. Che cosa dunque potrai farmi? Se invece testimonierò il falso a tuo favore, ucciderò me stesso con la mia lingua anche senza uccidere me stesso quanto al corpo, poiché una bocca menzognera uccide l'anima 21". Forse non dirai così. Perché non lo dirai? Perché desideri vivere. Desideri forse vivere più di quanto ha stabilito Dio? Sei forse certo di astenerti da ogni specie di cupidigia? Dio ha voluto che tu vivessi fino a quando costui è venuto ad abboccarsi con te. Forse ha intenzione di ucciderti per fare un martire. Non avere una brama sfrenata di vivere e non andrai incontro alla morte eterna. Non vedete che sempre una brama smodata, quando cioè vogliamo più di quello ch'è necessario, ci induce a peccare? Guardiamoci da ogni cupidigia, se vogliamo godere dell'eterna sapienza.

Note
1 - Lc 12, 15.
2 - Lc 12, 13.
3 - Sal 81, 6.
4 - Lc 12, 14.
5 - 1 Cor 1, 10.
6 - 1 Cor 1, 12-13.
7 - Lc 12, 15.
8 - Lc 12, 15.
9 - Lc 12, 16.
10 - Lc 12, 18.
11 - Lc 12, 19.
12 - Lc 12, 20.
13 - Lc 12, 18.
14 - Ez 9, 4.
15 - Ez 9, 6.
16 - Lc 12, 15.
17 - Cf. Col 3, 5.
18 - Cf. Sal 21, 18.
19 - Gb 1, 21.
20 - Sal 131, 9.
21 - Sap 1, 11.
DISCORSO 107/A
OMELIA SUL VANGELO CHE NARRA DEI DUE FRATELLI
di sant’Agostino,vescovo (PLS 2, 770-777)

Che cosa rispose il Signore a chi lo aveva interpellato per l'eredità.
1. Il Signore Gesù Cristo che largisce la carità, condanna la cupidità. Egli infatti vuole sradicare l'albero cattivo e piantare l'albero buono. Dall'amore del mondo non nasce alcun frutto buono; dall'amore di Dio non nasce alcun frutto cattivo. Ecco i due alberi, parlando dei quali il Signore dice: Un albero buono non produce frutti cattivi; un albero cattivo invece produce frutti cattivi 1. La nostra parola dunque, dal momento che proviene da Dio, è come la scure alla radice d'un albero cattivo 2. Le stesse parole che sono risonate dal santo Vangelo hanno colpito gli alberi cattivi. Li potano, non li tagliano. Ciò che il tuo Creatore non ha voluto che tu avessi, sappi ch'è cosa la quale non ti giova. Il Signore non vuole che noi abbiamo la cupidigia del mondo. Nessuno dunque dica: "Cerco il mio, non l'altrui". Guardatevi da ogni specie di cupidigia 3. Se amerai troppo i tuoi beni che possono perire, perderai davvero i tuoi beni che non possono perire. "Io – dici – non voglio né perdere ciò ch'è mio né prendere ciò ch'è di altri". Una simile scusa è segno d'una certa cupidità, non è un vanto della carità. Della carità è stato detto: Non va in cerca dei propri interessi, ma di quelli degli altri 4. Non cerca i propri vantaggi ma cerca la salvezza dei fratelli. Poiché anche costui che pregò il Signore d'interporsi come arbitro, se avete fatto attenzione, se lo avete capito bene, andava in cerca dei propri interessi, non di quelli altrui. Suo fratello infatti aveva preso per sé tutto il patrimonio e non aveva dato la parte dovuta al fratello. Egli vide il Signore giusto; non poteva trovare un giudice migliore e gli si rivolse perché facesse da giudice e disse: Signore, di' a mio fratello di spartire con te l'eredità 5. Che cosa c'è di più giusto? "Si prenda la sua parte e mi dia la mia! Né tutto io, né tutto lui, poiché siamo fratelli". E dire che le stesse sostanze che cercavano di spartire le avrebbero possedute sempre intere, se fossero vissuti d'accordo. Tutto ciò che si divide, diminuisce. Se fossero stati concordi nella loro famiglia come lo erano stati durante la vita del loro padre, avrebbero posseduto ciascuno di essi anche l'intero patrimonio. Se per esempio avessero posseduto due case di campagna, sarebbero appartenute entrambe a tutti e due e chi avesse loro domandato di chi fosse ciascuna di esse, avrebbero risposto: "È mia". Se ad uno di loro uno avesse chiesto: "Di chi è quella fattoria?", avrebbe risposto: "È nostra". Ugualmente se uno avesse chiesto di chi fosse l'altra, avrebbe risposto similmente: "È nostra". Se invece ciascuno di loro ne avesse presa una, la proprietà sarebbe diventata più piccola e la risposta sarebbe stata diversa. Allora, se uno avesse chiesto: "Di chi è questa casa di campagna?" il proprietario avrebbe risposto: "È mia". "Di chi è quella?". "Di mio fratello". Non ne hai acquistata una, ma ne hai perduta una, poiché l'hai divisa. Gli pareva dunque d'avere un desiderio giusto poiché cercava la propria parte, non bramava l'altrui; confidando quindi nella giustizia della propria causa, chiamò a fare da arbitro il giudice giusto. Ma che gli rispose il giudice giusto? Dimmi, o uomo, - poiché non ti lasci guidare dallo spirito di Dio ma dall'egoismo umano - chi mi ha costituito mediatore nella divisione dei vostri beni? 6. Rifiutò ciò che gli era stato chiesto ma diede più di quanto rifiutò di dare. Quel tale gli aveva chiesto una sentenza riguardo alla spartizione dell'eredità; egli invece gli diede il consiglio di non avere la cupidità. "Perché vai in cerca d'una fattoria? Perché vai in cerca della terra? Perché ricerchi la tua parte? Se non avrai la cupidigia, avrai tutto!". Vedete, voi che siete avidi, colui che non aveva la cupidigia, e che ha detto: Siamo come persone che non hanno nulla eppure possiedono tutto 7. "Tu dunque – dice il Cristo – mi chiedi che tuo fratello ti dia la parte dell'eredità che ti spetta. Io invece vi dico: Guardatevi da ogni specie di cupidigia 8". Tu credi di guardarti bene dal desiderare i beni altrui. Io invece ti dico: Guardatevi da ogni specie di cupidigia. Ma tu vuoi amare eccessivamente i tuoi beni e per il tuo patrimonio vuoi far cadere il tuo cuore dal cielo e, volendo accumulare tesori sulla terra, cerchi di opprimere l'anima tua: l'anima infatti ha le proprie ricchezze come anche la carne ha le proprie.
Esempio propostoci da Cristo per metterci in guardia da ogni avidità.
2. Infine ci viene presentato un non so quale ricco per metterci in guardia da ogni avidità. Che significa "da ogni"? Anche dai beni che si dicono tuoi. Ci viene presentato un ricco al quale erano venute in eredità delle terre 9, cioè aveva in campagna i suoi possedimenti; gli erano venuti abbondanti raccolti; un buon esito infatti si chiama prosperità. Allora si mise a ragionare tra sé, dicendo quel che avete udito durante la lettura del Vangelo: Che cosa farò, dove radunerò i miei raccolti? 10. Non aveva il posto dove metterli. Erano troppi. Si sentiva alle strette a causa dell'abbondanza, non della mancanza. Quanto era infelice, dal momento ch'era turbato non dalla povertà ma dall'abbondanza! Gli pareva di non aver un locale ove riporre i raccolti per non perdere nulla. E gli sembrò di aver trovato un progetto molto utile. Ho trovato – disse – che cosa fare. Demolirò i vecchi magazzini e ne costruirò altri più spaziosi e li riempirò; allora potrò dire a me stesso: Ora hai molte provviste per molti anni. Riposati, mangia, bevi, datti alla bella vita. Ma Dio gli disse: Stolto 11, ti pare d'essere saggio perché hai trovato il progetto di abbattere i magazzini poco spaziosi e di costruirne di più grandi? Sei stolto per il fatto che ti sembra d'essere saggio. Perché hai agito così, dicendo a te stesso: "Hai molte provviste per molti anni"? Questa notte ti sarà richiesta la tua vita 12, dove sono i lunghi anni? Questa notte ti sarà richiesta la tua vita. Di chi saranno le provviste che hai preparate? Non ti turbi forse inutilmente? Accumuli tesori senza sapere per chi li raduni 13. Non aveva locali ove riporre i raccolti! E dov'erano i poveri? Ciò che la strettezza dei tuoi magazzini non poteva più ricevere, l'avrebbe potuto ricevere uno dei tuoi fratelli, l'avrebbe potuto ricevere il tuo Signore che dice: Quando avete fatto ciò a uno dei più piccoli dei miei fratelli, lo avete fatto a me 14. Affidi i tuoi raccolti ai magazzini e non li perderai? Li trasferisci in cielo e li perderai? Non hai dove riporli? Fa' l'elemosina e aspetta che ti venga restituita. Tu la riponi nella mano del povero, la riceverai dalla mano del ricco. Ciò che non riesci a mettere in un magazzino, chi te l'ha dato? Colui che te l'ha dato vuol ricevere qualcosa di quel che ti ha dato. È povero e ti chiede l'elemosina Colui che ti ha creato. Se egli ha bisogno dei tuoi beni e te li chiede, dagli qualcosa di ciò che hai. È vero, tu hai dei frutti terreni, ma hai forse la vita eterna? Quanto grande proprietà è essa! Quanto poco costa! Volete sapere quanto costa? È tale possedimento la vita eterna, tale possedimento che quando vi giungerai – o stolto, che fai i tuoi calcoli sulla terra e perderai il cielo! – quando cioè arriverai a tale possesso, non potrai andar via, ma lo possederai anche in perpetuo e senza alcun termine. Tu vedi quanto è grande. Considera adesso quanto costa poco. Vale quanto non entra nei tuoi magazzini, poiché non lo possono ricevere, poiché sono strapieni e perciò ne vuoi costruire di più ampi. Che dire poi? Quanto è il prezzo del possedimento? Supponi che venisse dato ai poveri come a dei facchini. Sai bene infatti e vedi che coloro ai quali tu dài, camminano sulla terra. Ciò che dài loro lo portano in cielo, e quando lo avranno portato in cielo, non riceverai quello che darai, poiché invece dei beni terreni riceverai quelli celesti, invece dei beni mortali quelli immortali, al posto dei beni temporali quelli eterni. Se tu dessi a interesse e invece di tanto argento ricevessi tant'oro, per esempio invece d'una libbra d'argento una libbra d'oro, chi sarebbe più ricco di te? Sapresti trattenerti dalla gioia allorché ti fosse possibile realizzare tanti interessi? Di che specie sarebbe questa operazione finanziaria? Vedi che cosa dài e che cosa riceverai. Dài ciò che quaggiù dovrai abbandonare; riceverai ciò che non potrai perdere mai. Poiché tu dài ciò da cui non dipende la tua vita – ecco perché il Signore, se avete fatto attenzione, nello stesso passo del Vangelo, dice: La vita d'un individuo non dipende dall'abbondanza dei suoi beni 15 – e lo dài per ricevere la possibilità di vivere sempre. Le ricchezze materiali sono l'oro, l'argento, il frumento, il vino e l'olio, i poderi, i possedimenti: queste sono le ricchezze materiali. Lo stesso corpo quanto può averne, quando il ventre è pieno? Vedi che tutte le altre cose sono superflue. Se uno fosse costretto a mangiare tutto ciò che possiede, non sarebbe costretto a spirare?
Chi disprezza le cose terrene possederà come eredità il Creatore.
3. Guardatevi dunque, fratelli, da ogni specie di cupidigia 16. Su questa terra si vive con pochissimo ed anche la gloriosa vita eterna s'acquista a pochissimo prezzo. Sembra quasi che Zaccheo l'acquistasse a prezzo più caro? Egli infatti era molto ricco, capo degli esattori delle imposte 17. Ma quando il Signore entrò nella sua casa, allora vi entrò la salvezza: Io do – disse – la metà dei miei beni ai poveri 18. A caro prezzo comprò una cosa così preziosa. E dell'altra metà? Se ho rubato a qualcuno, gli restituisco quattro volte quanto gli ho preso 19. Ecco perché si riserbava l'altra metà, non perché fosse posseduta per brama di denaro, ma per essere restituita come un debito. A caro prezzo comprò egli che aveva grandi ricchezze e ne diede la metà ai poveri. Qualunque cosa egli diede, che cos'è? Quante sono le ricchezze d'un potente qualsiasi? Che cos'è tutta la terra? Cos'è la terra e il mare? Considera il cielo, considera le stelle, considera tutto il creato. Se disprezzerai le cose di poca importanza, possederai come eredità lo stesso Creatore. Ecco che cosa ti dice il tuo Signore: Guardati da ogni specie di cupidigia. Guardati dall'acquistare beni terreni e io ti riempirò. Rispondigli e di': "Di che cosa mi riempirai?". Questo infatti tu cercavi, quando disprezzavi cose poco importanti, cercavi d'essere riempito di cose di maggior importanza. Poiché hai dato qualcosa dei tuoi frutti e hai sentito dire dal tuo Signore: "Sarò io a riempirti", tu dirai: "Egli ha intenzione di riempire la mia casa d'oro e d'argento". "Sarò io a riempirti. Tu cerchi che io riempia la tua casa? Ti riempirò io, se sarai la mia casa". Riconosci e ama Colui che ti ha creato ed egli ti riempirà non di qualche suo bene ma di se stesso. Possederai Dio, sarai pieno di Dio. Questa è la grande ricchezza dell'anima. La ricchezza materiale è superflua, poiché il nostro corpo ha bisogno di poco per mantenersi in vita. La ricchezza spirituale non è superflua. Quanto Dio ti darà, quanto ti concederà di spirito di fede, di carità, di giustizia, di castità, tutto quel che ti darà di se stesso, non può essere superfluo. La tua ricchezza interiore è molto importante. Come si chiama? Si chiama Dio. Amico mio, se tu sei povero, non possiedi dunque nulla, se possiedi Iddio? Amico mio, che sei ricco, possiedi dunque qualcosa se non possiedi Dio?
Chi è avido di denaro è suo schiavo.
4. Per tornare dunque alle parole del Signore, guardiamoci da ogni specie di cupidigia. "Da ogni specie"? domanderai. "È roba mia". Il Signore però risponderà: "Da ogni specie". Ti è stato forse detto di non possedere la tua roba? Possiedila ma senza cupidigia. Allora sì che la possederai. Se invece ne avrai cupidigia, sarai da essa posseduto, non la possederai. Non amare il denaro, se vuoi possederlo. Poiché possederai il denaro se non l'amerai. Se lo amerai, sarai tu a esser posseduto dal denaro. Non sarai padrone ma schiavo del denaro e, poiché sarai schiavo, lo seguirai dovunque ti trascinerà. Non sei forse schiavo quando sei trascinato dalla brama di possederlo? L'amore per il denaro non ti fa svegliare quando dormi? Se tu fossi schiavo d'un uomo, forse ti lascerebbe dormire. Se tu non avessi il denaro ma ne fossi avido, a causa della brama di esso tu staresti sveglio per averlo. Se tu lo possedessi, veglieresti per la paura di perderlo. Tu hai anche paura che a causa di esso vada in malora anche tu; io penso che, quando ne avevi poco, dormivi tranquillo.
Il ricco incontra il povero nella stessa via: dia del suo a quello e ambedue arriveranno alla patria.
5. Guardatevi da ogni specie di cupidigia 20. Vi giovi, fratelli, il fatto d'essere poveri. Non desiderate essere ricchi. Vi basti Dio, poiché egli non vi abbandona. Ha pensato a voi prima che voi esisteste e non pensa a voi perché viviate? Avete già creduto in lui, lo avete lodato, avete sperato in lui, e vi mancherà ciò ch'egli sa esservi necessario? Negherà forse ai suoi ciò che dà agli estranei? Lo negherà ai suoi lodatori egli che lo dà ai suoi bestemmiatori? Quando possedete lui, fate conto d'aver tutto. Il Padre vostro infatti – dice nel Vangelo lo stesso Signore – sa di che cosa avete bisogno ancor prima che glielo chiediate 21. E riguardo alle cose materiali ha detto così: Cercate anzitutto il regno di Dio e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno date in più 22. Ma qualche volta il giusto soffre la fame e vede l'iniquo che rutta per l'indigestione. Non ti stupire: il primo vien messo alla prova, il secondo vien condannato. Viene messo alla prova il primo che, pur trovandosi nella mancanza di risorse, loda Dio. Viene condannato il secondo che, proprio a causa dell'abbondanza, offende Dio. Dice la Scrittura: Si sono incontrati il ricco e il povero; ma l'uno e l'altro li ha fatti il Signore 23. Dove si sono incontrati? In una via. Qual è questa via? È la vita presente. Qui si sono incontrati il ricco e il povero, poiché nasce il ricco e nasce il povero. Si sono incontrati. Si sono visti nella via. Camminano tutti e due per la via: l'uno oppresso da pesi, l'altro sollevato. Ma quello ch'è senza pesi ha fame, quello ch'è carico di pesi si lamenta. Colui che porta pesi si sollevi [scaricandoseli]. Ne dia un po' a quell'altro che lo incontra; questo non avrà fame e quello non si lamenterà più. L'uno e l'altro arriveranno alla mèta. Da che ti deriva il tuo lamento, o ricco? Dal fatto che non hai un locale ove riporre i tuoi raccolti? C'è un posto ove riporli. Non voglio che ti lamenti. Guarda chi ha fame e hai ove riporli. Hai paura di perderli? È piuttosto allora che non li perderai.
Un fatto che è un esempio.
6. È molto bello e debbo raccontarlo alla Carità vostra un fatto ch'è accaduto. Un sant'uomo di modeste condizioni vendette tutto il suo patrimonio per i bisogni della propria casa. Ma poiché era timorato di Dio, prese dal capitale ricavato dalla vendita cento monete di rame e le distribuì ai poveri per destinare il rimanente alle necessità della propria casa. Perché fosse messo alla prova s'introdusse da lui un ladro ed egli perse tutto il denaro ricavato dalla vendita di tutta la sua roba. Lo fece apposta il diavolo perché quello si pentisse d'aver dato qualcosa ai poveri ed esclamasse: "Ma, Signore, a te piacciono solo i malfattori. Gli uomini commettono il male e s'arricchiscono. Io invece ho fatto un'opera buona e ho perduto tutto". Quel tale però non disse così e, poiché era una persona quadrata, anche dopo aver subìto quel rovescio restò in piedi. Pur avendo dunque perduto tutto il denaro ricavato dalla vendita della sua roba e di cui aveva dato cento monete ai poveri, "Me infelice – disse – perché non ho dato l'intera somma ai poveri! Ciò che ho dato non l'ho perduto; ho potuto solo perdere ciò che non ho dato!". Gli venne in mente ciò che aveva sentito dal Vangelo o vi aveva letto e lo aveva creduto. È infatti il consiglio di nostro Signore. Richiamatelo alla memoria, vedete: Non accumulate ricchezze sulla terra, ove i tarli e la ruggine distruggono tutto e i ladri scavano e rubano. Accumulate invece le vostre ricchezze in cielo dove non si avvicinano i ladri e la ruggine non le distrugge. Perché dove sono le tue ricchezze, lì c'è anche il tuo cuore 24. Il ladro poté portargli via il denaro, ma non poté tirar giù dal cielo il suo cuore.
Vale più avere Dio nell'anima che qualunque ricchezza.
7. Ciò che possedete, possedetelo in modo da darne agli indigenti. Infatti dopo che Cristo Signore aveva detto a un individuo che non rubava i beni altrui, ma che amava la sua roba smoderatamente: Stolto, questa notte ti sarà tolta la vita; ciò che hai preparato, a chi apparterrà? 25, soggiunse dicendo: In questa condizione si trova chiunque accumula ricchezze solo per se stesso e non è ricco davanti a Dio 26. Vuoi essere ricco davanti a Dio? Da' a Dio. Da' non servendoti delle tue grandi proprietà ma della tua propria volontà. Poiché non si riceverà come poco quel che darai, se darai poco del poco che hai. Dio non pesa la proprietà, ma la volontà. Ricordate quella vedova, o fratelli. Avete sentito Zaccheo: La metà dei miei beni la do ai poveri 27. Diede molto dei suoi molti beni e a noi parrebbe comprasse a caro prezzo il possesso del regno dei cieli. Se però consideriamo quanto esso valga, vale poco qualsiasi cosa darai. Tuttavia sembra che desse molto, poiché era molto ricco. Ricordate invece quella povera vedova che metteva [nella cassetta del tempio] due monetine di rame 28; c'erano dei ricchi che gettavano nella cassetta offerte cospicue e le persone presenti guardavano e osservavano le offerte di molto valore. Entrò quella vedova e vi mise due monetine di rame. Chi si degnò anche solo di vederla? Ma la vide il Signore in modo da vedere lei soltanto e la fece notare a coloro che non la vedevano, cioè perché fosse considerata colei che neppure era stata vista. "Vedete – disse – questa vedova?". Allora rivolsero lo sguardo verso di lei. Essa – disse – ha offerto a Dio più dei grandi doni di quei ricchi 29 presi da grandi proprietà. Gli astanti guardavano e lodavano i grandi doni dei ricchi. Le due monetine invece quando le avevano viste sebbene poi vedessero la vedova in persona? Essa – disse – ha offerto a Dio più di quei ricchi. Essi avevano messo molto dei molti loro averi, essa invece aveva messo tutto quello che aveva. Aveva molto poiché aveva Dio nel cuore. Vale più aver Dio nell'animo che l'oro nella borsa. Chi mise più di lei che per sé nulla serbò?
A che prezzo si conquista il regno celeste.
8. Tuttavia, carissimi, fate attenzione che parlavamo di procurarci il possesso del cielo. Non vale forse tanto quanto spese Zaccheo per ottenerlo, e non vale tanto quanto aveva quella vedova? Il suo prezzo era quello sborsato da Zaccheo, come il suo prezzo erano pure le due monetine di rame. Se si volesse fare un paragone tra la metà dei beni di Zaccheo e le due monetine, non si potrebbe. Si deve invece paragonare la volontà di Zaccheo e quella della vedova. Si scoprirà che i beni sono disuguali, ma queste uguali. Non ti si rattristi dunque il cuore quando della tua poca roba dài poco. Ciò ch'è poco per un povero è molto per Colui che conosce il povero e il ricco. Poiché Dio sa con qual animo, con quale volontà tu dài. Soltanto guardati da ogni genere di avidità e da' qualunque cosa in virtù della carità. Si trova forse qualcosa di minor valore di due monetine? Un bicchiere d'acqua fresca. Chi darà – è detto – un bicchiere d'acqua fresca a uno di questi più piccoli, vi assicuro che non perderà la sua ricompensa 30. Ora, quanto può valere un bicchiere d'acqua fresca per il quale non è stata data neppure la legna per farla bollire? Ecco perché non disse solo un bicchiere d'acqua, ma aggiunse fresca. Vedete quanto poco sia ciò che si dà e quanto grande ciò che si acquista. C'è qualcosa che costi meno d'un bicchiere d'acqua fresca. Che cosa? Nulla. Se dunque c'è, in qual modo non è nulla? È nulla e non è nulla. È ciò che dài: ma: pace in terra agli uomini di buona volontà 31. A questo prezzo fu comprato dai Patriarchi e si poté comprare anche in seguito dai Profeti. Per questo forse non è stato serbato per altri? Lo comprarono i Profeti: lasciarono la possibilità di comprarlo agli Apostoli. Lo comprarono gli Apostoli; lasciarono la possibilità di comprarlo anche ai martiri. L'hanno comprato i martiri ma rimane in nostra completa disposizione di poterlo comprare. Amiamolo e lo compreremo. Non c'è motivo che tu dica: "Costa tanto e non ho il denaro. Prenderò una sufficiente somma in prestito e poi la restituirò", come è solita dire la gente quando mette insieme una certa somma per comprare una casa o un possedimento messo in vendita. Non rovistare nelle tue casse, rientra nella tua coscienza, dove troverai il prezzo del tuo possedimento. Se vi è la fede, la speranza, la carità, dàlle e comprerai; ma quando le avrai date non le perderai. Non accadrà che se hai dato la fede, perderai la fede, oppure se hai dato la speranza, perderai la speranza o se avrai dato la carità, rimarrai senza la carità. Sono delle sorgenti; la loro abbondanza viene dall'effondersi.
Siate voi stessi la casa di Dio, e la chiesa materiale è costruita.
9. Ecco: voi siete poveri eppure costruite la chiesa. Come avviene ciò, se siete poveri, se non perché siete ricchi nell'animo? Fate dunque in modo, con l'aiuto del Signore, di portarla a termine. Poiché a Dio piace chi dona con gioia 32. Quando dài con gioia, ti viene messo in conto. Quando invece dài con tristezza, non solo non hai nulla al di fuori, ma nell'interno, dove c'è la tristezza, c'è il tormento. Si perde il denaro, non si compra quel possedimento, poiché è la buona volontà che lo compra. Sia pure poco o molto quello che dài, ci sia la buona volontà e lo comprerai. E quanto al fatto che costruite la chiesa, con l'aiuto di Dio, la costruite per voi. Un'altra cosa è il fatto che voi date ai poveri; essi passano e vengono. Il tempio invece lo costruite per voi. È la casa dove radunarvi per le vostre preghiere, per celebrare i divini misteri, per elevare inni e lodi a Dio, ove possiate pregare e ricevere i sacramenti. Voi capite ch'è la casa delle vostre preghiere. Volete costruirla? Siate voi stessi la casa di Dio e la casa è costruita. Amen.

Note
1 - Mt 7, 17.
2 - Cf. Mt 3, 10; Lc 3, 9.
3 - Lc 12, 15.
4 - 1 Cor 13, 5; Fil 2, 4.
5 - Lc 12, 13-21.
6 - Lc 12, 14; Mt 16, 23.
7 - 2 Cor 6, 10.
8 - Lc 12, 15.
9 - Lc 12, 16.
10 - Lc 12, 17.
11 - Lc 12, 18-19.
12 - Lc 12, 20.
13 - Cf. Sal 38, 7.
14 - Mt 25, 40.
15 - Lc 12, 15.
16 - Lc 12, 15.
17 - Lc 19, 2.
18 - Lc 19, 8.
19 - Lc 19, 8.
20 - Lc 12, 15.
21 - Mt 6, 8.
22 - Mt 6, 33.
23 - Prv. 22, 2.
24 - Mt 6,19-21.
25 - Lc 12, 20.
26 - Lc 12, 21.
27 - Lc 19, 8.
28 - Cf. Lc 21, 1-4.
29 - Lc 21, 3.
30 - Mt 10, 42.
31 - Lc 2, 14.
32 - 2 Cor 9, 7.


Lunedì 29 luglio 2019
Abbazia Santa Maria di Pulsano


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