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DON Tonino Lasconi, "Il coraggio degli agnelli"

Il coraggio degli agnelli
XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno C - 2019

Le difficoltà e la cattiveria dei tempi non sono sentimenti praticabili dai cristiani.

"Agnelli in mezzo a lupi". Chi non conosce queste parole, diventate, come altre del vangelo, luoghi comuni, proverbi, o come si dice oggi, "meme"? Gesù non poteva trovare un'espressione più efficace per sintetizzare in maniera indimenticabile la sua alternativa ai criteri umani, anche nel campo della organizzazione del lavoro e della ricerca del successo. Non sempre, però, esse sono state e sono comprese nel giusto significato e in tutta la loro carica di novità e singolarità. Verifichiamo!

Gesù, dopo avere inviato i Dodici ad annunciare il suo messaggio alle dodici tribù di Israele (Lc 9,1-6), manda Settantadue discepoli a portare l'annuncio ai pagani (settantadue per gli ebrei era il numero delle nazioni che non conoscevano il vero Dio). I criteri consegnati ai Dodici e ai Settantadue sono gli stessi: "nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche" (Lc 9,3). Per i Settantadue c'è in più il «vi mando come agnelli in mezzo a lupi», quasi come per significare che le difficoltà incontrate tra i pagani sarebbero state maggiori.

Cosa si propone Gesù con il suo "agnelli in mezzo a lupi"? Non di mandare i suoi discepoli al macello, a essere perdenti predestinati, all'insuccesso garantito, ma a convertire, a liberare dai "demoni". L'immagine degli agnelli tra i lupi non deve, perciò, suscitare mesti e dolorosi pensieri per i martiri di ieri e di oggi, perché i Settantadue «tornarono pieni di gioia», raccontando, come avevano fatto i Dodici: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome» (Lc 9,10). La verità è che il vangelo sprigiona la sua forza, trova accoglienza ed efficacia soltanto se coloro che lo annunciano accettano di essere agnelli tra i lupi, cioè hanno il coraggio di rinunciare alle manovre, agli inganni, ai compromessi, ai comportamenti corruttivi, alle furbizie che i criteri umani della ricerca del successo portano con sé. L'alternativa alla logica umana non potrebbe essere più netta.

C'è qualche probabilità che la strategia degli agnelli tra i lupi abbia successo? Altroché! Forse si può affermare che questa è l'unica verità di fede dimostrabile con argomenti storici. Tutte le volte che la Chiesa ha cercato di sconfiggere i lupi, attrezzandosi con le loro stesse armi, cioè ricorrendo al potere, alla forza, alla violenza, all'imposizione, dopo apparenti successi immediati, ha dovuto registrare sonore sconfitte. A far «cadere Satana dal cielo come una folgore» sono stati sempre i cristiani e le cristiane che hanno avuto il coraggio di rimanere agnelli tra i lupi. Gli esempi sono innumerevoli, a cominciare da Paolo, armato soltanto con la «croce del Signore nostro Gesù Cristo».

Il periodo storico che stiamo attraversando sta chiedendo (sta costringendo?) alla Chiesa e ai singoli cristiani di praticare coraggiosamente la strategia degli "agnelli tra i lupi". Non avendo più i numeri e il potere di una volta, non sono pochi coloro che ritengono la Chiesa sull'orlo della scomparsa, e che considerano i cristiani patetici rimasugli di un passato glorioso. In realtà siamo esattamente nella condizione richiesta da Gesù: «Senza borsa, né sacca, né sandali, agnelli tra i lupi». Se crediamo a questa strategia e la pratichiamo con una fede umile, limpida e coraggiosa ci ritroveremo anche noi, come i Settantadue, pieni di gioia.

Fonte:www.paoline.it


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