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fra Damiano Angelucci, "Il cuore seguirà il tesoro"

Commento al Vangelo della XIX Domenica del TO anno C; 11 agosto 2019
Il cuore seguirà il tesoro


TESTO (Lc 12, 35-40)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


COMMENTO

Un padrone che torna da una festa di matrimonio e la vigilante attesa dei suoi servi che lo attendono nella notte. È questa la prima immagine che ci consegna il Vangelo di oggi. Non è ordinaria tuttavia l’idea di un padrone che passa a servire i suoi servi per premiarne la pazienza. Come spesso capita, le parabole di Gesù hanno la più grande densità del messaggio proprio negli aspetti più strani e che quindi saltano all’orecchio dell’uditore.

Perché questo padrone si cinge la veste e si mette a servire? Non possiamo non pensare a quel solenne gesto di Gesù dell’ultima cena (cfr Gv 13) in cui egli stesso si cinge con un asciugamano e inizia a lavare i piedi ai suoi, e all’obiezione di Pietro risponde: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Il rischio è proprio qui: non avere parte con il Padrone!

Il gesto del servizio è il segno quasi sacramentale del dono della vita. Chi non accetta di farsi servire dal Maestro Gesù, nel caso della parabola: dal padrone, costui rischia di non aver parte al suo destino di gloria. Non sarà un caso che il padrone di cui sopra sia di ritorno da una festa, una festa di nozze per la precisione, una delle feste più gioiose nel mondo orientale e più rappresentativa, nell'immaginario ebraico, della gioia eterna della fine dei tempi.

Quale il compito dell’uomo dunque? Quello dell’essere vigilante come l’uomo che non si addormenterà nelle vanità della vita, nella tentazione del possedersi e del farsi centro del mondo, e che saprà anche lui essere pronto nella disponibilità del dono di sé (fianchi cinti) a chi vedrà (grazie alla lampada accesa) nel bisogno. La ricchezza più grande da custodire sarà dunque l’incontro con Cristo Gesù che viene a noi con il sacrificio d’amore della croce, e che si immedesima negli innumerevoli uomini crocifissi della storia chiedendo di essere accolto.

Fonte:http://fradamiano.blogspot.com/


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