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MONASTERO MARANGO, "Nel Regno le periferie saranno al centro"

Nel Regno le periferie saranno al centro
Briciole dalla mensa - 21° Domenica del Tempo Ordinario  (anno C) - 25 agosto 2019
LETTURE Is 66,18-21   Sal 116   Eb 12,5-7.11-13   Lc 13,22-30




COMMENTO

Come si fa ad entrare attraverso un «porta stretta» per avere la salvezza? Bisogna lasciare ciò che crea ingombro (bagagli, vestiti pesanti, borse, zaini, copricapi) poi abbassarsi, stringere le spalle, strisciare, per farsi più piccoli possibili. Ricchezza e grandezza sono il vero impedimento ad accogliere la salvezza che Gesù Cristo è venuto a donarci, perché esse portano a confidare in se stessi. Esse costituiscono un reale inganno, se è vero che «molti cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno», dice Gesù: molti sono quelli che avanzano pretese, a partire dal loro valere umano e religioso. Proviamo a pensare: riusciamo a immaginarci qualche personaggio importante e famoso, che poi, nel mondo di Dio, faccia la fine di tanti disgraziati lasciati fuori da questo mondo!? Oppure qualche persona molto religiosa e devota, riconosciuta da tutti, alla quale poi il Signore dice: «Non so di dove siete»!? Eppure, l'immagine della porta stretta sta a dichiarare che solo chi si fa povero e piccolo può accogliere la salvezza: perché sa riconosce il dono, invece che avanzare pretese.
Perciò Gesù, con questa risposta, non indica delle condizioni molto esigenti per entrare nella vita di Dio: condizioni che ancora i bravi, i buoni, i capaci, gli intelligenti, i preparati potrebbero soddisfare e accampare. Invece, esprime la necessità di farsi tutti davvero piccoli, così piccoli da gioire nel riconoscere che molti piccoli, cioè esclusi e senza merito, saranno quelli che entreranno per quella porticina.

Sì, perché la domanda sul numero di quelli che si salvano rivela, nei suoi autori, una sottintesa sicurezza e una presuntuosa condanna: è la sicurezza di chi si sente a posto perché la sua vita è "regolare" e osservante le Leggi, è l'implicita condanna di tutti quelli che non sono altrettanto giusti. Il fariseo al tempio prega Dio dicendo: «O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri» (Lc 18,11), poi fa l'elenco di tutte le sue buone opere. Gesù sanzionerà non una sua beatificazione, ma la sua condanna; mentre del pubblico peccatore, che chiedeva a Dio solo misericordia, decreterà che Dio lo farà giusto. È il rovesciamento delle condizioni umane che Maria aveva profetato: «Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni di affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).

Nei versetti successivi, Gesù insiste molto su questo elemento, drammatizzando la scena di quelli che si reputavano "giusti" e disquisivano sul numero dei salvati: non sono riusciti a passare dalla porta stretta, ma poi il «padrone di casa» addirittura la chiude loro in faccia. Cominceranno a bussare, «Signore, aprici!». Ma il padrone dichiarerà di non conoscerli. Allora avanzeranno i loro requisiti: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza». Può essere anche un'allusione alla loro pratica eucaristica. «E tu hai insegnato nelle nostre piazze»: può essere letto come l'affermazione di fedeltà alla dottrina cristiana. L'Eucarestia e la fede sono opere del Signore in nostro favore, non opere nostre che ci fanno guadagnare il paradiso e che ci portano a considerare esclusi quelli che non hanno la stessa fedeltà.
Per questo il «padrone di casa» dichiara addirittura di non conoscerli e li accusa di essere «operatori di ingiustizia». L'Eucarestia e la fede ci facilitano la via al Regno solo se noi ci facciamo facilitatori  degli altri; soprattutto degli esclusi, dicendo loro che Dio li ama e non li esclude. Altrimenti, anche la Messa e la corretta dottrina ci condanneranno, invece di salvarci.

Gesù conclude offrendoci un'immagine che dobbiamo avere sempre presente. Mentre dice a coloro che pretendevano di essere nel numero dei salvati: «Voi cacciati fuori»; poi aggiunge: «Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio». Vengono da lontano, dalle periferie umane, dai luoghi stranieri, dai popoli considerati estranei a Dio. Non possono presentare nulla, possono solo accogliere tutto. Non hanno diritti, non hanno cittadinanza, non hanno meriti, non hanno denaro, non hanno opere, non hanno capacità. Possono solo sperare uno sguardo di umanità, e non un giudizio secondo la Legge.
Questi «siederanno a mensa». Coloro che, per tutta la loro vita si sono seduti alla mensa della fede e dell'umanità, ma non hanno saputo condividere, sono inesorabilmente condannati con queste parole. Gesù non vuole dirci i criteri del giudizio divino, seppur rovesciati rispetto alla logica umana. Egli vuole rivelarci che coloro che hanno la pretesa di essere «primi» finiranno con l'essere «ultimi», perché hanno condannato gli altri ad essere «ultimi». Mentre Dio rovescerà la sorte di questi, e li renderà «primi». Intorno al suo trono, allo splendore di tutta la sua bellezza, ci saranno coloro che la vita degli uomini avranno abbruttito, trasformati e trasfigurati secondo quella Bellezza.

Alberto Vianello

Fonte:https://www.monasteromarango.it/


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