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DON PaoloScquizzato, Commento OMELIA XXIV domenica del Tempo Ordinario.

OMELIA XXIV domenica del Tempo Ordinario. Anno C
12 Settembre 2019


11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». 22Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». 31Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». (Lc 15, 11-32)
Tutto il Vangelo è giocato su una sorta di principio di contraddizione: è salvato solo chi è perduto, e la festa è riservata solo al reprobo fuggitivo.
Ma è mai possibile che Dio prediliga alla fine un disgraziato, un ingiusto, un perduto, rispetto coloro che per tutta la vita si son sforzati ad essere moralmente ineccepibili? Stando al Vangelo, la risposta pare certa: sì, è possibile. Il Vangelo è chiarissimo su questo: l’essere virtuosi, irreprensibili, buoni, se diventa ‘fine a sé stesso’, o peggio ancora, motivo di merito dinanzi alla divinità, non conta nulla. Il bene se non è fecondato dall’amore può rivelarsi il peggiore dei mali possibili. E la storia –anzitutto la nostra – ci ricorda quanto male si può fare ‘a fin di bene’.
È molto facile, ad esempio, che una irreprensibile persona di fede, si erga a giudice inflessibile dall’alto della sua moralità, pronto a mettere a morte il fratello colto in flagranza di reato.
Occorrerebbe guardarsi dagli uomini e dalle istituzioni che si ritengono paladini e depositari dei sani e sacri valori dell’umanità – una certa Chiesa li denomina ‘valori non negoziabili’ – perché se al tempo stesso non testimoniano un amore folle per la donna e l’uomo concreto, si trasformano in armi, provocando solo sofferenza; un ‘valore assoluto’ posto prima della persona si trasformerà sempre in ideologica e dunque in morte. Si pensi come per secoli all’interno della Chiesa si è usato il Magistero contro gli erranti e i roghi contro gli eretici; quanti fulmini sui miserabili lanciati dagli spalti del potere in nome di Dio. Gesù nel Vangelo non ha mai posto un ‘valore’ prima dell’uomo, semplicemente perché non esiste valore più altro che l’uomo.
Prima l’uomo e poi il sabato, soleva ripetere Gesù. O se vogliamo, prima l’uomo e poi il Dio di qualsiasi religione. Per questo forse Gesù spedisce in paradiso per primi le prostitute e i pubblicani.
Per questo che nella casa di Dio la festa è sempre riservata alle persone più improbabili, come ci ricorda in maniera inequivocabile il Vangelo di oggi.
Auguriamoci che un domani, questa nostra Chiesa ci mostri la bellezza di congiungere la virtù all’amore, il bene all’umiltà e alla fraternità. Ma se ciò non dovesse accadere, di chi sarà la colpa se non di questa scissione radicale dell’amore per cui per essere virtuosi bisogna essere duri e per far festa bisogna essere peccatori? E in quel caso, da che parte staremo?

Fonte:https://www.paoloscquizzato.it

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