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p. José María CASTILLO, "CHI NON RINUNCIA A TUTTI I SUOI AVERI NON PUO’ ESSERE MIO DISCEPOLO"

XXIII TEMPO ORDINARIO – 8 settembre 2019 - Commento al Vangelo
CHI NON RINUNCIA A TUTTI I SUOI AVERI NON PUO’ ESSERE MIO DISCEPOLO
di p. José María CASTILLO


Lc 14,25-33

[In quel tempo] una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»
Il testo qui utilizzato dal vangelo di Luca è più forte e duro di quello che immaginiamo. Perché nella loro lingua originale i sinottici usano il verbo greco miséo, che esige da noi l’«odiare» persino la propria famiglia e sé stessi a causa di Gesù (Lc 14,26). Questo è possibile? È raccomandabile? Si può esigere un simile comportamento?
Questa difficoltà si aggrava se consideriamo che il Vangelo non parla di «mettere dopo» i parenti, ma di «odiarli». Infatti in Lc 14,26 il verbo miséo significa letteralmente «odiare» o «disprezzare» (H. Giesen). È lo stesso verbo che si utilizza quando il Vangelo parla dell’«essere odioso» a causa di Gesù (Mc 13,13 par; Mt 24,9 s; 10,22; Lc 21,17; 6,2). Detto ciò, insistiamo col chiederci: possiamo immaginare che Gesù ci ponga il dilemma di scegliere tra l’amore o l’odio verso i nostri genitori o i nostri figli?
Se il dilemma è scegliere tra l’amore a Dio e l’odio verso le persone che ci sono più care e verso noi stessi, non resta altra via d’uscita che questa: crediamo in un Dio (Gesù) che, per amarlo, non abbiamo altra soluzione che odiare ciò che più umano, ossia Dio e l’umano sono incompatibili. A chi verrebbe in mente tale conclusione? Non resta altra soluzione che accettare queste due convinzioni: 1) Dio in Gesù si è incarnato nell’umano, cioè si è umanizzato pienamente. 2) Noi siamo umani, ma abbiamo anche inscritta nella nostra umanità la disumanizzazione. Per questo le nostre relazioni con gli altri, incluse le relazioni parentali, molte volte sono così inumane. Ecco perché il dilemma posto da Gesù non consiste nello scegliere tra l’amore a Dio e l’odio verso l’umano, ma nello scegliere tra la nostra «umanità disumanizzata» o l’«umanità piena», che troviamo sempre in Gesù. In questo punto stiamo toccando la radice stessa della sequela di Gesù. Può essere seguace di Gesù solo chi è pienamente umano e per questo supera e vince ogni possibile disumanizzazione.

Fonte:https://www.ildialogo.org


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