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padre Antonio Rungi, "Una pecora, una moneta, un figlio scappato via, per riflettere sulla misericordia di Dio"

Una pecora, una moneta, un figlio scappato via, per riflettere sulla misericordia di Dio
padre Antonio Rungi
XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (15/09/2019)

La parola di Dio di questa XXIV domenica del tempo ordinario ci presenta tre note parabole di Gesù che hanno attinenza con il tema della misericordia divina. Tutta la liturgia è incentrata su questo tema, sul quale è opportuno riflettere, valorizzando i testi biblici, nella loro portata teologica, morale e spirituale.
Partendo da Vangelo, nella forma integrale, vengono riportate le parabole della misericordia. La più nota di esse, è la terza, chiamata del figliol prodigo. Parabola che ben conosciamo e che tante volte abbiamo commentato.
La prima riguarda la pecorella smarrita e ritrovata dal pastore del gregge, che lascia al sicuro le 99 pecore per andare alla ricerca di questa che non si trova più, è uscita fuori dal gruppo e dal gregge, forse senza neppure accorgersene.
La seconda riguarda la moneta che possiede una donna e che perde nella sua casa, su dieci che ne aveva. Pur di ritrovare quel denaro importante per lei spazza tutta la casa ed infine ritrova la moneta e fa festa per il ritrovamento.
Vorrei prima di tutto evidenziare in questa mia riflessione tre cose citazioni riportate da Gesù in queste tre parabole: una pecora, quindi un animale; una moneta e quindi il denaro; un figlio e quindi una persona umana che vive nel contesto familiare.
Tralasciando le considerazioni sulla terza parabola, ci soffermiamo a capire il senso delle prime due: una pecora smarrita e ritrovata e un denaro perso e recuperato.
In merito alla prima esperienza di ritrovamento, dopo attenta ricerca del pastore, il vangelo lascia la prima conclusione, mettendo sulla bocca di Gesù, queste parole consolanti e confortanti: “Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione”. Ed è esattamente l'invito alla conversione che qui ci viene rivolto, perché gli scribi e i farisei si ritenevano giusti e perfetti e quindi non avevano bisogno di convertirsi. Lo stesso rischio, oggi, è per quanti si ritengono giusti, ma non lo sono, e pensano che siano ingiuste e cattive, peccatrici e bisognose di conversione, altre persone ma non certamente loro, che sono sepolcri imbiancati. Gesù condanna una falsa morale ed una falsa religiosità fatta solo di apparenze e formalità e in questa prima parabola della misericordia ci dice esattamente che tutti necessitiamo di essere recuperati dalla bontà e dalla tenerezza e misericordia divina. Quella pecorella smarrita è ognuno di noi, se prende coscienza dei suoi limiti e dei suoi peccati, di cui necessita il perdono per ritornare nell'unico ovile, sotto la guida di un solo pastore.
Nella seconda parabola della moneta perduta e ritrovata, dopo un ‘attenta pulizia della casa, troviamo un altro importante appello alla conversione che Gesù rivolge a ciascuno di noi. A conclusione del racconto del ritrovamento e della festa, Gesù afferma che vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
In entrambi le parabole viene evidenziata la gioia in cielo per un solo peccatore che si converte, al punto tale che tutti gli angeli fanno festa davanti a questo straordinario evento. Quasi a ribadire l'evento straordinario se c'è vera conversione.
Volendo calare questo discorso alla nostra condizione di cristiani di oggi, la pecora smarrita è ritrovata è il cristiano che ha perso i contatti con Cristo, non vive più al sua fede e non risponde più alle esigenze dello spirito. In questo caso, ogni buon pastore, e qui c'è un forte appello a quanti hanno la cura pastorale si mette pazientemente alla ricerca di quella pecora che ha abbandonato l'ovile e quanto la ritrova ed essa rientra si fa festa e la gioia di aver ritrovato un fratello o una sorella nella fede è di tutta la comunità dei credenti, di quell'ovile che rappresenta il popolo santo di Dio, la chiesa in cammino nel tempo in vista dell'eternità. Mentre, in riferimento alla moneta perduta e ritrovata è quel tesoro di fede, carità e speranza che la vita cristiana, autenticamente vissuta, garantisce a chi può perdersi nei labirinti della nostra storia, dove i beni materiali contano di più di quelli spirituali. Non a caso Gesù sceglie una moneta per far capire a chi l'ascolta che i simboli non sono solo espressivi dell'economia umana e politica, ma dell'economia divina.

Ma già nella prima lettura di oggi, tratta dal libro dell'Èsodo, vediamo all'opera la misericordia di Dio nel passaggio di Israele dalla schiavitù dell'Egitto alla Terra promessa, mediante il cammino esodale. Come sempre Dio si rivolge al suo eletto, Mosé, quale riferisce queste parole: «Va', scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto”». L'esperienza dell'idolatria fatta dagli israeliti accende l'ira di Dio, rispetto alla testardaggine di un popolo che non ascolta la voce del vero Dio e si costruisce idoli inconsistenti. Di fronte ad un reale rischio di annientamento, Mosé si rivolge al Signore supplicandolo con una delle preghiere più belle che troviamo nell'Antico Testamento: “Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”». Dietro questa supplica accorata e sentita: “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo”. Un Dio che si pente di una semplice intenzione ed espressione di volontà, ma senza metterla in esecuzione e che dietro la preghiera di Mosé ritorna sui suoi passi e non opera a danno del suo popolo. Davvero è un esempio di quanto sia immensa la misericordia di Dio e quanto è grande l'amore di Dio nei nostri confronti. Una lezione di stile e di vita divina che tutti dovremmo imitare, nel momento in cui progettiamo il male per gli altri e non il bene, come dovrebbe essere regolarmente.

A questa lettura fa eco il testo della prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo, che ascoltiamo oggi, in cui l'apostolo parla della sua conversione, dal suo progresso spirituale fatto alla scuola del Maestro che aveva toccato il suo cuore e la sua mente sulla via di Damasco. Scrivendo all'amico Timoteo, egli rende grazie a colui che lo ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché Egli lo ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio Paolo, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. La conversione avviene proprio su quella strada santa, al punto tale che Paolo scrive in questo brano: “Mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù”.
La consapevolezza dei propri errori e delle proprie colpe, dovute ad ignoranza o a presunzione fanno scattare il Paolo quella gratitudine verso il Signore per quello che gli ha concesso e scrive con profonda convinzione di mente, cuore e penna: “Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna”. E conclude con una dossologia di grande visione biblica, teologica e liturgica, che è un inno di Lode al Dio Altissimo: “Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen”.
In questo contesto di riflessione sulla parola di Dio di questa domenica, non possiamo ignorare che in questi giorni ricordiamo due importanti feste, quella dell'Esaltazione della Croce e quella della Madonna Addolorata, due riferimenti teologici e spirituali per riflettere più approfonditamente sul mistero della misericordia. Chiediamo a Cristo, nostro redentore e alla Beata Vergine Maria l'aumento della nostra fede, la crescita della nostra speranza e il potenziamento della nostra carità. E Maria, Madre di Dio e Madre nostra che abbiamo ricordato sotto vari titoli in questi giorni chiediamo la grazia di una vera e profonda conversione..

Fonte:https://www.qumran2.net


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