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Battista Borsato, "La fede è un dono?"

XXVII°  DOMENICA del T. O.
La fede è un dono?


“In quel tempo gli apostoli dissero al Signore: “Accresci in noi la fede!”. IL Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.
(Lc 17,5-10)

Anche il brano del Vangelo di oggi non è molto semplice e chiaro. Tutto il Vangelo non ammette lettori frettolosi che non si lascino interrogare. Il Vangelo più che dare risposte suscita domande. E un uomo è grande quando si lascia interrogare, quando sa sostare nelle domande. Una donna amica nel suo WhatsApp ha come slogan: “Giudica l’uomo dalle sue domande e non dalle sue risposte”.  Il domandarsi, l’interrogarsi, è ciò che porta l’uomo a pensare e a pensarsi. E Gesù è un uomo che vuol fare pensare. Sono molte le domande di Gesù: “Che ve ne  pare? Chi dite che io sia? Chi secondo voi ha compiuto la volontà del padre?”
Se tutto il Vangelo chiede lettori pensosi e che si mettano in questione ancora di più, questo è richiesto dal presente brano che per molti aspetti è enigmatico. Che cosa vuol dire l’affermazione di Gesù: “Se aveste fede potreste dire ad un gelso: sradicati e vai a piantarti nel mare”? Oppure la frase: “siete servi inutili”? Ma addentriamoci per cogliere alcune scintille di luce e di vita.

“Gli apostoli dissero al Signore: “Accresci la nostra fede”!
Qualche tempo fa, un giovane in cerca di un confronto sulla propria fede mi poneva un interrogativo, più o meno con queste parole: “Si dice che la fede sia un dono; ma se è così, chi sente di non averla non l’ha evidentemente ricevuta. La colpa quindi non sarebbe sua, ma di Dio, che ad alcuni assegnerebbe il dono della fede e ad altri no. E stando così le cose – diceva lui – Dio non si dimostra forse parziale, ingiusto”?
Questa stessa domanda l’avevo sentita anche in un’intervista del famoso giornalista Indro Montanelli: “Quando morirò e mi presenterò davanti a Dio, gli griderò: perché non mi hai dato il dono della fede? Prima che egli mi interroghi lo interrogherò io.”
La domanda postami dal giovane non mi era nuova, ma non l’avevo mai affrontata direttamente, solo sfiorata. Allora poniamoci la domanda: la fede è un dono? Nella catechesi passata, ma anche presente, risuona ancora, senza dare spiegazioni, che la fede è un dono di Dio. Allora chi non ce l’ha è perché Dio non l’ha data? Se fosse così, il non credente non avrebbe alcuna responsabilità, anzi dovrebbe insorgere contro Dio, come diceva Montanelli, di avergli negato il dono.
Tentiamo qualche risposta o chiarificazione. Forse il sentimento dell’amore è quello che ci può maggiormente illuminare e mi riferisco all’amore dell’uomo e della donna che è il simbolo di ogni altro amore. Anche avere “l’amore” è un dono. Parlando con i giovani, e in modo particolare con i fidanzati, sento spesso dire da loro: “E’ stato un dono aver incontrato quella ragazza o quel ragazzo. Avvertono che l’amore nasce dal di fuori, dalla relazione con un’altra persona. Non sei tu, con la tua volontà o il tuo impegno a farlo sorgere. È un altro o un’altra che lo suscita. Senza un rapporto con un altro, l’amore non dischiude i suoi semi e le sue meraviglie. Pure Adamo si è stupito davanti ad Eva e, superando la sua solitudine, ha trovato la gioia di vivere. Anche la fede nasce al contatto con l’esterno, con una realtà che viene dal di fuori: a contatto con le meraviglie della natura, nel confronto con gli stimoli che provengono dalle persone, nelle sollecitazioni di avvenimenti della vita. Non è Dio che dà il dono, che lo distribuisce, Dio parla e chiama attraverso l’esterno, attraverso eventi e persone. E tutti hanno questi contatti: c’è chi sa coglierne gli appelli, si lascia risvegliare e interrogare e chi, preso dal proprio io e dai propri interessi, non si lascia sorprendere dalle istanze in cui Dio parla.
La fede è un percepire la presenza di Dio che si nasconde e si vela nelle persone, nella natura, negli avvenimenti. E Dio quasi si nasconde perché non vuole far violenza, vuole che uno arrivi a credere con libertà: Egli ama persone libere e responsabili. La fede quindi è un’intuizione che nasce dalla relazione con le persone e con gli eventi della natura e della vita. Questa intuizione è bisognosa di crescere attraverso la ricerca, la lettura, lo studio soprattutto della Parola dove la presenza di Dio è più rintracciabile. L’amore stesso nasce come innamoramento, però ha bisogno di intelligenza e dialogo per maturare.

“Se avrete fede quanto un granello di senape potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare…”.
Certamente questa espressione è simbolica. Gesù che pur aveva fede non trasportava piante e montagne. È un simbolo però, di una reale potenzialità. L’uomo che ha una convinzione, che è mosso da un ideale, che ha nel cuore un sogno, può cambiare situazioni che sembrano immodificabili. L’uomo dalle grandi convinzioni, smuove il mondo, lo travolge come un uragano. Gandhi, uomo piccolo e timido, appassionato dall’idea di giustizia e di uguaglianza, in maniera lenta e determinata, con la prassi della non violenza, ha sconfitto l’impero inglese che a quel tempo sembrava invincibile. Martin Luther King con la sua convinzione e determinazione, ha attuato il suo sogno che agli uomini e alle donne neri fossero riconosciuti gli stessi diritti dei bianchi: ha cambiato la legge americana. Gesù stesso con il suo modo di pensare e di agire ha vinto ataviche convinzioni religiose e rigide leggi civili. Mettendo al centro l’uomo, è stato il più grande rivoluzionario della storia. Ha cambiato la cultura dell’uomo e del mondo. “Gli altri rivoluzionari hanno modificato la storia, Gesù l’ha spezzata” (Ida Magli).

“Quando avrete fatto tutto…. Dite: “Siamo servi inutili”.
Che cosa vuol dire servi inutili? Non vuol dire che l’uomo sia inutile. L’uomo è importante per Dio. Dio cammina e agisce attraverso noi uomini. Non siamo inutili, siamo determinanti. L’uomo non può e non deve sentirsi inutile, ma deve però agire con gratuità: essere persone generose che lavorano non per se stesse, per i propri interessi, ma gratuitamente. È importante possedere una fede per niente, essere animati da un amore per niente, cioè dal saper amare l'altro, non per interesse, ma per l’altro. C’è bisogno di gratuità nelle nostre relazioni con Dio e fra di noi. C’è bisogno di “inutilità”.

Due piccoli impegni:

- Lasciarsi sorprendere dalle persone e dagli eventi.
- Vivere gratuitamente.

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