ARCHIVIO PER RICERCHE

Mostra di più

AUTORI ED ETICHETTE

Mostra di più

don Lucio D'Abbraccio, "C’è fede sulla terra?"

XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

C’è fede sulla terra?




La liturgia della Parola ci invita a riflettere sulla preghiera. Ogni volta, purtroppo, che parliamo di preghiera ci portiamo dietro tanti pregiudizi. Per esempio: la preghiera è noiosa, la preghiera è inutile, la preghiera è superata. Ma cosa è per noi la preghiera? È innanzitutto silenzio per ascoltare, per riflettere, per contemplare. Senza questo silenzio (interiore soprattutto) rischiamo di accumulare parole, e contro questo pericolo Gesù ci mette in guardia (cf Mt 6, 7). Perché si prega? Perché crediamo nella paterna premura di Dio e la nostra fede viene alimentata, confortata, sostenuta dalla preghiera. La preghiera, dunque, è necessaria in tutte le circostanze della vita.

Nel libro dell’Esodo (I Lettura) abbiamo ascoltato che Mosè prega e, mentre egli prega, il popolo combatte e vince. È chiarissima l’affermazione che la preghiera è il sostegno dell’azione e che la pretesa di cambiare il mondo con le nostre sole forze inevitabilmente approda al naufragio.

Ma per sentire la forza della preghiera è necessario pregare veramente. Come? A questa domanda risponde il Vangelo con una parabola ardita. Gesù, scrive l’evangelista Luca, presenta la situazione di una donna debole, calpestata ingiustamente, che però non si stanca di chiedere giustizia a un giudice freddo, insensibile, disumano. Il giudice della parabola è una figura odiosa, ma Gesù non vuole portarlo come esempio, bensì vuole sottolineare il comportamento della donna che non si stanca di pregare: e alla fine ottiene giustizia.  Il comportamento della vedova, dunque, rivela una grande volontà, una grande umiltà, una grande tenacia.

Gesù, inoltre, vuole ricordarci che la condizione della vera preghiera è la fede. La parabola, infatti, termina con queste parole: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». È un interrogativo che fa venire i brividi. È un interrogativo che mette il dito nella piaga: senza fede non esiste preghiera, ma soltanto formule di preghiere. Ma cos’è la fede? Credere in qualcuno significa abbandonarsi, consegnarsi con totale fiducia; credere significa non contare più su se stessi, ma su un altro. Credere in Dio, allora, significa abbandonarsi, consegnarsi a Lui, contare totalmente e fiduciosamente su di Lui. Per questo la preghiera di fede e più bella consiste in un «sì». La preghiera, infatti, è il respiro del cuore pieno d’amore.

Maria a Nazareth si rivela maestra straordinaria di preghiera. Cosa dice all’angelo? «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (cf Lc 1, 38). E Gesù sulla croce? «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (cf Lc 23, 46). E per noi peccatori il modello di preghiera è quello del pubblicano: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» (cf Lc 18, 13). Sono le vere preghiere, quelle che fanno cambiare la vita, quelle che aprono a Dio lo spazio per agire.

La nostra preghiera deve puntare in questa direzione: ancora in noi ci sono incertezze, vanità, resistenze, dubbi, pretese, ma la direzione della preghiera è una sola: fare un passo verso la volontà di Dio, abbandonarsi a Lui, perché solo Dio può guarire la nostra povertà.

E che cosa dobbiamo chiedere nella preghiera? Di essere coerenti con noi stessi: non si può chiedere la pace e non essere operatori di pace, non si può chiedere la giustizia e non lavorare per una società più giusta e umana. In Luca (11, 13) ci è garantito il dono dello Spirito, invocato con fiducia e accolto con docilità.

La seconda Lettura ci parla dell’importanza insostituibile della Sacra Scrittura. La parola di Dio ascoltata o letta, riflettuta a livello personale o comunitario, è alimento della nostra preghiera. E Dio che ci parla, che ci sprona, che ci corregge, che ci conforta. È lo Spirito che mette sulle nostre labbra invocazioni, suppliche, grida di lode e di adorazione. Se la nostra preghiera è autentica ci aiuterà a mantenere la nostra fede e la fiducia in Dio.

Ebbene, ogni giorno il credente non deve cessare di gridare al Signore con la propria vita, ancor prima che con le parole: «Maranà tha», vieni Signore Gesù, vieni presto! (cf 1Cor 16, 22; Ap 22, 20). Questa è la preghiera che nasce dalla fede e si traduce in un desiderio quotidiano dell’evento che noi cristiani dovremmo attendere con tutte le nostre forze: la venuta del Signore Gesù nella gloria, mediante il quale Dio instaurerà il suo Regno di giustizia e di pace per tutti gli uomini.


Commenti

Post più popolari