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Don Marco Ceccarelli, Commento XXXI Domenica Tempo Ordinario “C”

XXXI Domenica Tempo Ordinario “C” – 3 Novembre 2019I Lettura: Sap 11,23-12,2II Lettura: 2Ts 1,11-2,2Vangelo: Lc 19,1-10

- Testi di riferimento: Gen 18,6-7; Es 21,37; 22,1-4; Sal 130,3-4; Ger 3,12-13; Ez 34,16; Lc 2,11;
3,8-13; 4,21; 5,29.31-32; 13,16; 15,4.8.32; 16,9; 18,22-23; 23,43; Gv 14,23; At 16,15.34; Rm 5,6-8;
Gal 3,7.29; Ef 3,17; 1Tm 1,13-16; Tt 3,4-5; Eb 7,25; 1Gv 4,9-14; Ap 3,20
1. La gratuità dell’amore di Dio. Nel brano di Vangelo odierno riappare il tema della gratuità divina
che era già emerso con la parabola del fariseo e del pubblicano della domenica scorsa. Lì abbiamo
visto che Dio fa grazia, giustifica, “rende giusti” quelli che non sono in grado di farlo da soli, e ne
sono consapevoli. Nessuno, per quanto giusto, può meritarsi l’amore di Dio, il suo soccorso, la sua
salvezza. E soprattutto nessuno può salvarsi da se stesso. Il pubblicano della parabola rappresenta
questa categoria di persone. Anche nel Vangelo odierno appare un pubblicano – questa volta reale –
nella cui casa entra la salvezza, nella persona di Cristo. Gesù è l’inviato dal Padre per salvare coloro
che non sono in grado di farlo da soli. Egli è il segno tangibile della gratuità dell’amore di Dio.
2. La salvezza del ricco. Pochi versetti prima del nostro episodio, Gesù aveva affermato che «è più
facile per un cammello passare per la cruna di un ago piuttosto che per un ricco entrare nel regno di
Dio» (18,25). Alla reazione stupita dei suoi ascoltatori, Gesù risponde che «ciò che è impossibile
agli uomini è possibile a Dio» (18,27). L’episodio di Zaccheo ne è la prova. Zaccheo è forse l’unico
ricco in Lc che svolge una figura positiva. Gesù aveva detto “guai ai ricchi” (6,24), aveva raccontato la parabola del ricco che diventa ancora più ricco, ma è uno stolto (12,16-21), e quella del ricco
che finisce all’inferno (16,19ss.); inoltre il ricco a cui Gesù dice di vendere tutto diventa triste
(18,23). Ora invece c’è un ricco che si converte e si salva. Ciò significa: 1) a nessuno è preclusa la
salvezza; 2) realizzare questa salvezza tuttavia è possibile soltanto a Dio. Inoltre Zaccheo non soltanto è ricco, ma è anche il capo dei pubblicani, quei pubblicani di cui dicevamo (omelia precedente) che non sono in grado di fare alcuna espiazione per i loro peccati. Dunque per Zaccheo non c’è
assolutamente possibilità di salvezza. Egli è in una condizione di perdizione irreversibile (apololos;
v. 10); è perduto, senza possibilità di ritrovarsi. Ma proprio per questo Gesù è venuto. Gesù non è a
Gerico per caso e non va a casa di Zaccheo per caso; egli è venuto proprio per questo. Cristo è
l’inviato di Dio per compiere quella espiazione richiesta dal pubblicano della parabola. Quello che è
impossibile agli uomini è possibile a Dio, il quale, attraverso Gesù, è venuto a cercare e a salvare i
perduti (cfr. Ez 34,16). Quello che il ricco triste non aveva fatto lo fa ora Zaccheo distribuendo i
suoi beni. Questo gesto è un segno della salvezza, dell’amore gratuito che egli ha ricevuto, ma non
una espiazione dei suoi peccati; egli non può fare alcuna espiazione. L’unica espiazione è compiuta
da Cristo che doveva patire molto ed essere messo a morte per i peccatori (cfr. Lc 9,22).
3. Il “devo” (deî) di Cristo (v. 5). Il termine greco deî è tipico per indicare la “necessità” della missione che Cristo ha ricevuto dal Padre (Lc 4,43; 9,22; 24,7; ecc.), ciò che egli deve compiere in favore degli uomini. Se Cristo dice a Zaccheo «devo fermarmi a casa tua» (v. 5) è perché questa è la
sua missione, quella di cercare e salvare chi è perduto. La narrazione dell’episodio all’inizio ci può
far pensare che sia Zaccheo a “cercare” Gesù (v. 3), che l’iniziativa dell’incontro con Cristo sia la
sua, e che la sua voglia di vederlo abbia mosso Gesù ad andare a casa sua. Ma in realtà le cose non
stanno così. Gesù infatti rivela che egli non è lì per caso. Egli non sta attraversando Gerico semplicemente perché è sulla sua strada per Gerusalemme. Egli è lì proprio per cercare Zaccheo e andare
a casa sua (non per caso conosce già il suo nome); egli “deve” fare questo, perché questa è la sua
missione. Cristo è venuto sulla terra per cercare i peccatori e dare loro la salvezza. Anche se a volte
possiamo pensare di essere noi a cercare Cristo, a fare qualcosa per lui, in realtà è lui che ci ha ama-
to e cercato per primo. Ognuno di noi deve scoprire (non è così scontato) che Cristo è venuto proprio per me; e se Cristo è venuto per me è perché io ne ho assoluto bisogno.
4. L’obbedienza di Zaccheo. L’inizio della conversione sta nell’obbedienza. La salvezza di Dio,
realizzata nella persona di Cristo, è del tutto gratuita. Però c’è sempre una “piccola” cosa che occorre fare: accoglierla. Perché la salvezza non si applica magicamente. E l’accoglienza di tale salvezza
sta nell’obbedienza. Zaccheo obbedisce a quello che Gesù gli dice (vv. 5-6) e lo fa in fretta e con
gioia. Zaccheo “apre la porta” a Cristo; questo è ciò che occorre fare. Cristo ci ha amato e cercato
per primo; Cristo è venuto incontro a noi. Egli però si ferma alla porta e bussa (Ap 3,20). Soltanto
chi ascolta la sua voce (= gli obbedisce) e gli apre la porta riceverà in casa sua la salvezza.
5. L’oggi della salvezza (vv. 5.9). È un altro dei temi tipici di Lc (vedi testi di riferimento). In Gesù
la salvezza di Dio non è più soltanto qualcosa che si riferisce al passato, quando Dio aveva salvato
gli antenati in Egitto, o al futuro, la salvezza finale che ottengono gli eletti, ma si tratta di un evento
che ha luogo nel mio “oggi”. La salvezza è qui e ora nella persona di Gesù. Da duemila anni per
ogni uomo la salvezza è qui e ora perché Cristo continua ad essere vivo e a cercare ogni uomo. La
salvezza è qualcosa che oggi entra nella mia vita e la trasforma. Questo “oggi” si fa dunque impegnativo, molto serio, perché se non so coglierlo, corro il rischio di lasciarmi sfuggire la salvezza.
C’è un momento favorevole che non bisogna farsi scappare (2Cor 6,1-2). Per questo nel brano
odierno si dice due volte “in fretta” (vv. 5-6), perché occorre non lasciarsi sfuggire il momento della
salvezza.
6. L’esperienza della gratuità dell’amore di Dio per noi è ciò che veramente trasforma la nostra vita
e ci rende capaci di cambiare vita. Non è il moralismo che può fare cambiare vita alle persone, ma
l’amore. L’esperienza dell’amore di Dio è ciò che ha trasformato dei peccatori in santi. Ma per fare
questa esperienza è necessario il riconoscimento della propria miseria, del proprio nulla, della propria incapacità di salvarci da soli. Dio ci ha amato totalmente e gratuitamente senza nessun merito
da parte nostra. Non c’era nulla in noi di amabile quando Dio ci ha amati; non potevamo accampare
nessun diritto, nessuna pretesa per farci amare da Dio. Dio è l’unico che ci ama in questa maniera,
lasciandoci anche liberi di sbagliare, di fare del male, ma continuando ad amarci. Per noi è difficile
credere a questo tipo di amore, perché non ne abbiamo una esperienza analoga nella vita quotidiana.
Se uno percepisse anche solo un raggio di questo amore gratuito di Dio per lui, e aprisse la porta a
tale amore, la sua vita sarebbe completamente trasformata e desidererebbe di possedere lo stesso
amore verso gli altri. Zaccheo decide di distribuire i beni senza che nessuno glielo abbia chiesto.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/


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