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DON PaoloScquizzato, Commento OMELIA XXVIII domenica TO. Anno C

OMELIA XXVIII domenica TO. Anno C
10 Ottobre 2019


«Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. 14Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. 19E gli disse: “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”». (Lc 17, 11-19)
«Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea» (v. 11).
Perché l’amore potesse dirsi compiuto (Gerusalemme), Gesù deve passare dentro-attraversare la Samaria e la Galilea, simboli da sempre di lontananza, “non popolo”, di inimicizia, di infedeltà.
Per fare esperienza del nostro Dio, l’unico luogo che dobbiamo frequentare, l’unico pellegrinaggio che dobbiamo compiere è risiedere ‘malati d’amore’ là dove siamo in questo momento. È la nostra lontananza da lui, il luogo dove lui può starci vicino. Sono le nostre zone perdute, i luoghi dove Dio può ritrovarci.
Gesù, entra in un villaggio – la parte più indecente di me – e «gli vennero incontro dieci lebbrosi» (v. 12), dieci ‘morti viventi’, secondo la religiosità del tempo, le mie zone d’ombra.
Gesù entra e il ‘male’ gli si fa incontro! La misericordia è calamita che attira a sé la miseria.
A questo punto succede un fatto strano: Gesù non li guarisce! Dice loro semplicemente: «Andate a presentarvi ai sacerdoti» (v. 14).
Si tenga presente che secondo l’Antico Testamento, i lebbrosi non possono recarsi dai sacerdoti perché questi risiedono nella città santa, Gerusalemme, la città di Dio. E nella città santa – al Tempio – non possono accedere gli impuri.
Il significato è splendido. Gesù mi dice: non temere, non credere di essere così sporco da non poterti avvicinare a Dio. Vai, cammina, credici! Abbi fede che così come sei, con la tua storia, con la tua fragilità, con le zone di ombra che ti porti dentro, con le tue continue cadute e con tutti i tuoi sbagli Dio ti sta già attraversando, è già in cerca di te.
«Mentre essi andavano furono purificati» (V. 14b). La guarigione, la nostra ‘ricreazione’ avviene in itinere, durante il lento procedere della nostra storia personale. L’importante è camminare, procedere, non lasciarsi bloccare da inutili e sterili sensi di colpa. “La meta è la via” ricorda la tradizione taoista. Infatti la lebbra di questi dieci malati, scompare proprio durante il loro lento cammino. Non ci è più chiesto di purificarci per poterci avvicinare a Dio, ma siamo già puri perché Dio abita in noi. Perché in ultima analisi la nostra lebbra, il peccato che ci condanna a rimanere fuori dalla vera vita, è la mancanza di fiducia verso Dio immaginato come padre-padrone, giudice e castigatore, verso gli altri considerati nemici, e verso noi stessi ritenutici sbagliati.
Tutti e dieci son stati purificati, ma uno solo torna indietro a ringraziare (v. 15). Il contesto in cui inserire questo brano è evidentemente quello eucaristico, di ringraziamento. Gesù domanda: «e gli altri nove dove sono?». Attenzione, questa domanda non è tanto un rimprovero per i nove assenti che non son tornati indietro a ringraziare (Dio non rimprovera nessuno e non vuole sudditi che ringrazino il Dio-sovrano piegandohttps://www.paoloscquizzato.itsi per la grazia ricevuta), bensì un richiamo proprio per questo che è tornato a fare eucaristia da solo. Qui risuonano come un’eco le parole che Dio rivolse a Caino in Genesi: «dov’è tuo fratello?». O riconosciamo Dio come Padre perché fratelli, o per noi rimarrà sempre e solo un idolo. Ogni eucaristia celebrata ha senso solo nella missione vissuta. Ogni eucaristia diventa di per sé stessa un mandato ad amare i fratelli, infatti la si definisce anche Messa, da ‘missio’, missione. Se non si parte in missione a recuperare i fratelli dopo aver partecipato alla Messa, si perde anche ciò che si è celebrato in chiesa.

Fonte:https://www.paoloscquizzato.it


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