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fr. Massimo Rossi, XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Commento su Luca 19,1-10
fr. Massimo Rossi 
XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (03/11/2019)


Eccoci di nuovo in compagnia del buon vecchio amico Zaccheo.

Capo dei pubblicani, uomo dalla pessima reputazione, e pure piccoletto... (Zaccheo) si era preso la sua personale rivincita sulla natura troppo avara (con lui), e sulla società che rideva di lui a motivo della sua statura...

Beh, c'è ben poco da ridere: fare confronti tra di noi, poveri mortali, non conduce da nessuna parte; mi sembra di essere un ragazzino, quando nello spogliatoio della palestra, o sotto la doccia, si facevano confronti... giochi infantili, senza malizia...

Ma quando si diventa adulti, fare confronti è la manifestazione chiara di malizia interiore, con la quale tranciamo giudizi, o nutriamo pregiudizi, il che è pure peggio.

Siamo stati educati a fare confronti su tutto! sulla statura, sulla prestanza fisica, su come siamo vestiti, sulle doti intellettuali, sui libri che leggiamo, sulle trasmissioni televisive che guardiamo, sulla marca e sulla cilindrata dell'auto,... per non parlare del colore della pelle, della religione, delle convinzioni politiche,....

L'unico confronto che possa sortire un effetto positivo sulla nostra persona, nella sua integralità, è il confronto con Dio: ma, nonostante quanto dice la S. Scrittura in proposito, (il confronto con Dio) è proprio quello che rifuggiamo come si fugge un fantasma: per paura, senso di inferiorità e di inadeguatezza, sensi di colpa, orgoglio,...

Siamo come schegge impazzite, frecce che mancano il bersaglio per difetto, o per eccesso: per difetto, a motivo del nostro sentirci meschini, immaturi, incapaci, inconsistenti,... e dunque del tutto inadatti a misurarci con Dio - misurarci, nel senso di avere una qualche relazione con Lui -; per eccesso, perché sotto sotto, siamo tutti malati di superbia, chi più, chi meno; vorremmo fare da soli, senza bisogno che Qualcuno ci dicesse che cosa fare, come e quando farlo!

È il peccato di Adamo, il quale rifiutò di ascoltare i comandi del Signore, in nome di una pretesa infantile di autonomia da Dio, che lo condusse lontano, a perdersi in un labirinto di istinti che lo resero schiavo di se stesso.

Adamo va a nascondersi. Appunto, non vuole misurarsi con suo Padre che lo ha creato - il Padre celeste, non il padre genetico... con il quale è meglio non misurarsi, perché lui è lui e io sono io -.

Adamo fugge il confronto con Dio, non tanto per la consapevolezza di essere inferiore; che scoperta! lo sapeva anche prima di mangiare la mela. (Adamo) fugge il confronto con Dio perché prova rimorso per aver tradito la Sua fiducia, per aver trasgredito le regole dell'accordo - quale accordo è senza regole? -.

Ma ecco che Zaccheo si tira fuori dal volgo disperso che nome non ha; (Zaccheo) vuole vedere il Signore: ne ha sentito parlare, ha conosciuto la sua fama,... Che gli frega se è piccolo di statura! Gli alberi sono fatti anche per salirci sopra, accorciando le distanze, allargando la propria visuale,...

Gli sguardi si incontrano: Gesù lo fissa negli occhi e premia il coraggio di quell'uomo, sorprendendolo, e con lui, sorprendendo la folla che lo seguiva... Chi, infatti, avrebbe mai immaginato che Gesù si sarebbe autoinvitato a casa di Zaccheo, il capo dei pubblicani?

Questo invito rubato da parte di Gesù, così come anche il resto del racconto, ha una forte valenza simbolica; proviamo a riflettere: la volontà del Maestro di incontrare Zaccheo in casa sua, rivela il desiderio di accorciare anche Lui, Gesù, le distanze...

Incontrarsi a tavola significa accantonare le formalità, le regole del protocollo ufficiale,... In altre parole, entrare in intimità con l'ospite, essere maggiormente noi stessi, al di là delle etichette, allentare il nodo della cravatta, magari anche sfilarla e rimanere in maniche di camicia...

In casa abbandoniamo atteggiamenti affettati e finzioni... In casa siamo veri, nudi e crudi.

È così che Dio ci vuole incontrare, nudi e crudi!...come Adamo ed Eva: erano nudi, e non si vergognavano della loro nudità. Perché vergognarci, se non abbiamo nulla da nascondere?

Il pudore non è sempre sinonimo di buona educazione e di rispetto... Sotto la giacca si può nascondere un pugnare, o una pistola!...

“Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto!”: tra i piaceri della tavola, c'è anche quello della sincerità, della verità.

E a tavola Zaccheo fa verità su se stesso; rigetta il suo peccato e si pone nella condizione ideale per ricevere il perdono di Dio, la salvezza che entra con Gesù nella sua casa e trasfigura lui, Zaccheo, e tutta la sua famiglia.

Anche Gesù, a tavola fa verità su di sé; perché Gesù è la salvezza; una salvezza che diventerà universale in occasione di un'altra cena, l'ultima: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo; prendete e bevete, questo è il mio sangue, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati...”.

Siamo un po' tutti Zaccheo: abbiamo tutti bisogno di incontrare il Signore nella quiete della nostra casa, lontano da riflettori e da sguardi indiscreti... Non importa se qualcuno ci critica, o ride di noi, vedendoci varcare la porta del confessionale... Che pensino e dicano quello che vogliono!

È vero, ci vuole coraggio a varcare la soglia del sacramento... Ebbene, noi, quel coraggio ce l'abbiamo! E quel coraggio sarà ampiamente ripagato con un bagno di rigenerazione e di Grazia.

Questa è la Salvezza!...e per questa Salvezza rendiamo grazie!

Fonte:https://www.qumran2.net/


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