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p. Alberto Maggi OSM, "NON SI E’ TROVATO NESSUNO CHE TORNASSE INDIETRO A RENDERE GLORIA A DIO, ALL’INFUORI DI QUESTO STRANIERO"

XXVIII TEMPO ORDINARIO – 13 ottobre 2019 - Commento al Vangelo
NON SI E’ TROVATO NESSUNO CHE TORNASSE INDIETRO A RENDERE GLORIA A DIO, ALL’INFUORI DI QUESTO STRANIERO
di p. Alberto MAGGI


Lc 17,11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, [Gesù] attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
“Aumenta la nostra fede”, avevano chiesto gli apostoli a Gesù. Ma Gesù aveva obiettato che la nostra fede non può essere aumentata da lui, perché la fede non è un dono di Dio agli uomini, ma la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa a tutti.
Con questo interrogativo degli apostoli era iniziato il capitolo 17 e adesso, verso la conclusione di questo capitolo, vediamo proprio la risposta dell’evangelista su “che cos’è la fede”.
Scrive Luca: “Lungo il cammino verso Gerusalemme” - Gesù sta andando a confrontarsi, a scontrarsi con la città santa - “Gesù attraversava …” - è strano, Gesù è con i discepoli e gli apostoli, ma adesso sembra come se ci fosse loro lui.
Perché questo? Perché i discepoli in realtà non lo seguono, lo stanno accompagnando, ma ancora sono condizionati dalla mentalità giudaica e non hanno capito la novità portata da Cristo - “…la Samaria e la Galilea”.
Ci sono due incongruenze in questa narrazione: l’evangelista avrebbe dovuto scrivere che attraversava la Galilea, che sta più a nord e poi la Samaria, ma Luca vuol farci comprendere che, al di là del racconto, della cronaca, la sua è una lezione di teologia e, sotto la figura di questi lebbrosi, l’evangelista vuole rappresentare i discepoli. Sono loro che sono ancora condizionati da una mentalità che impedisce di accogliere il messaggio di Gesù.
“Entrando in un villaggio”, questo è un termine tecnico (kèmh) adoperato dagli evangelisti; il villaggio è il luogo della tradizione, è il luogo dove si fa difficoltà a comprendere e accogliere la novità portata da Gesù. Quindi, quando nei vangeli appare il termine “villaggio”, è sempre indice di opposizione o di incomprensione verso Gesù.
“Gli vennero incontro dieci lebbrosi”, ecco un’altra anomalia.
I lebbrosi non potevano vivere in un villaggio. Come mai questi lebbrosi stanno nel villaggio, che era impossibile? I lebbrosi dovevano vivere al di fuori dei luoghi abitati.
Allora l’evangelista vuol far comprendere che questi qui sono lebbrosi proprio perché vivono nel villaggio. E’ il villaggio, il luogo della tradizione, il luogo del “si è sempre fatto così”, che li rende impuri.
Quindi, sotto l’immagine di questi lebbrosi, l’evangelista raffigura i discepoli che ancora sono schiavi della mentalità tradizionale.
“Che si fermarono a distanza” - quindi rispettano la legge. Il libro del Levitico chiedeva ai lebbrosi di stare a distanza dalle persone - “e dissero ad alta voce: «Gesù …»”, ecco un altro indizio del fatto che si tratta dei discepoli, si rivolgono a Gesù chiamandolo non tanto “maestro”, quanto “capo” o “duce” (™pist£ta), che è l’epiteto con il quale i discepoli, soltanto i discepoli, si rivolgono a Gesù in questo vangelo.
Quindi con l’immagine dei lebbrosi l’evangelista intende raffigurare i discepoli, ancorati a una tradizione religiosa che impedisce loro di scorgere la novità portata da Gesù.
“Appena li vide Gesù disse loro: «Andate a presentavi ai sacerdoti»”. I sacerdoti fungevano da sorta di ufficio di igiene per certificare se la lebbra - sotto la voce lebbra venivano definite tante altre malattie della pelle - fosse sparita.
“E, mentre essi andavano, furono purificati”. Non sono purificati quando arrivano dai sacerdoti, ma sono purificati mentre andavano. Era il villaggio che li rendeva impuri, era il villaggio che li rendeva lebbrosi. Nel momento in cui lasciano il villaggio, luogo della tradizione e del nazionalismo, vengono purificati. Quindi, quando si esce dal villaggio.
“Ma uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù …” - quindi riconosce in Gesù l’autorità, la condizione divina - “… ai suoi piedi per ringraziarlo.” È lo stesso verbo (eÙcaristšw) da cui deriva poi la parola ‘eucaristia’.
“Ed era un Samaritano”. Cioè la persona considerata lontana da Dio, la persona considerata l’eretico, il meticcio, è colui che ritorna indietro per ringraziarlo. Allora ecco che cos’è - adesso lo vedremo – la fede.
E infatti: “Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio” - rendere gloria a Dio era un privilegio considerato esclusivo di Israele - “all’infuori di questo straniero”.
Il termine ‘straniero’, adoperato soltanto da Luca nel Nuovo Testamento, con questa espressione ‘allogeno’ (¢llogen»j), è lo stesso che si ritrovava nella cancellata, dalla palizzata, che divideva nel tempio l’ingresso dei pagani da quello dei giudei. Anche i non ebrei potevano entrare nel tempio, ma c’era una palizzata, un recinto, con delle targhe, dove c’era scritto: “che nessuno straniero” - lo stesso termine adoperato qui da Luca - “entri all’interno della palizzata del recinto, perché, se viene sorpreso, dovrà incolpare se stesso della morte che seguirà”.
Quindi era proibito avvicinarsi al Signore. Qui invece è il Signore che attira gli stranieri e cosa dice? “E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»”
Sono stati purificati tutti e dieci, ma soltanto per quello che ritorna e riconosce l’autore di questa purificazione. Quindi è la prova, come dicevamo all’inizio, che la fede non è un dono che Dio fa agli uomini, il dono d’amore Dio lo fa a tutti quanti questi lebbrosi, ma la fede è la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa a tutti quanti.

Fonte:https://www.ildialogo.org


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