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p. Gaetano Piccolo SJ, Commento XXVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

XXVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C
Ab 1,2-3; 2, 2-4; Sal 94; 2 Tm 1,6-8.13-14; Lc 17, 5-10.
Congregatio pro Clericis
«Sveglia Gesù, sveglia la tua fede!»
Sant’Agostino

Il silenzio di Dio

Uno dei grandi drammi che ogni credente deve affrontare è l’esperienza di non sentirsi ascoltato da Dio. Ci sono desideri che portiamo davanti al Signore e che non trovano risposta. La fede, così, si trova messa alla prova. Questo silenzio diventa spesso il passaggio provvidenziale che conduce davanti all’identità di Dio e costringe a chiederci quale idea ci siamo fatti di Dio, cosa ci aspettiamo da Lui. E così, solo in questo modo, un cammino spirituale può inoltrarsi sui sentieri della verità. La delusione spezza il gioco della fantasia e costringe a interrogarci sui veri motivi che spingono a seguire il Signore.

Questa delusione è ancora più forte quando ci sentiamo meritevoli di una ricompensa. Perciò, soprattutto chi percorre un cammino esemplare, è maggiormente esposto alla delusione di pensare che Dio sia “sordo” alle sue richieste o addirittura che Dio possa essere talmente lontano da disinteressarsi dell’angustia di chi, fino a quel momento, l’ha pregato intensamente.

Davanti a Dio, in questo modo, viene meno ogni pretesa. Nessuno potrà mai arrivare a essere veramente discepolo, se non entrando nella logica della gratuità. Chi si fida non pretende. Chi si fida lascia che l’altro decida come e quando rispondere. “Se mi fido, metto nelle tue mani il mio desiderio, anche se ora non capisco in che modo reagirai alla mia domanda”.



Servire gratuitamente

In questo modo diventeremo servi che non cercano il loro utile, ovvero servi in-utili. Il servo inutile di cui parla Gesù è colui che è entrato in questa logica di gratuità, in quanto non vede nel padrone l’uomo spietato che vuole trovare il modo di punire e umiliare, ma un padre che provvede al necessario. Ecco perché la gratuità esprime un certo modo di vivere la relazione con Dio. Se invece cerchiamo il nostro utile, abbiamo una concezione di Dio distorta: lo percepiamo come colui che deve darci il salario per il nostro lavoro. Se viviamo la gratuità, la relazione con Dio, invece, diventa rapporto d’amore, in cui ciascuno si dona per il bene dell’altro.



Il rischio del potere

Forse proiettiamo su Dio quelle relazioni di potere che si creano tra noi, e spesso diventano spietate. Mi è capitato più volte di vedere come chi arriva a conquistare un pezzo di potere, anche piccolo, ne venga trasformato. Il potere trasforma, fa sentire onnipotenti, fa sentire il gusto perverso di avere l’altro in pugno. Sebbene tutti siamo nelle mani di Dio, egli non è così!

Doveva essere più o meno questa la situazione anche nella prima comunità cristiana. Le parole di Gesù vengono ricordate da Luca probabilmente proprio per ammonire coloro che avevano ruoli di responsabilità nella comunità. Gesù fa riferimento infatti a un padrone che ha un servo ad arare o a pascolare il gregge. Arare e pascolare sono verbi che richiamano due azioni del discepolo: arare ricorda l’immagine del seminatore, colui che prepara il terreno. È simbolicamente l’azione di chi è inviato a evangelizzare, a gettare cioè il seme della parola.

Pascolare il gregge è invece l’immagine di chi è deputato a custodire e accompagnare il gregge, è l’immagine del governare, della responsabilità, del prendersi cura della comunità.

Ecco, coloro che hanno ricevuto da Dio questo compito, possono essere presi dalla tentazione di pretendere di essere ri-pagati. E qui emerge l’idea che hanno del loro padrone, di colui che li ha inviati e ha affidato loro questo compito, l’idea cioè che hanno di Dio.



Fare i conti con Dio

Il servo autentico, il vero discepolo, chiamato a evangelizzare o a governare, è colui che entra nella relazione di amore gratuito con Dio. Solo in questo modo può crescere nella fede. La disponibilità a vivere questa relazione in maniera gratuita è la condizione necessaria affinché la fede possa svilupparsi. D’altro canto, se pretendiamo di fare i conti con Dio, ci accorgeremo che siamo sempre in debito. Ci conviene dunque uscire da una visione economica della relazione con Lui. E solo così cominceremo ad avere veramente fede.



Leggersi dentro

- Come reagisci quando Dio non risponde alle tue richieste?

- Quale immagine di Dio emerge quando sperimenti il suo silenzio?



P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va


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