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p. José María CASTILLO, "DIO FARA’ GIUSTIZIA AI SUOI ELETTI CHE GRIDANO VERSO DI LUI"

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XXIX TEMPO ORDINARIO – 20 ottobre 2019 - Commento al Vangelo
DIO FARA’ GIUSTIZIA AI SUOI ELETTI CHE GRIDANO VERSO DI LUI
di p. José María CASTILLO


Lc 18,1-8
[In quel tempo,] Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Per comprendere questa parabola, è interessante considerare che ciò che si racconta non appartiene al mondo del diritto, ma a quello della morale: la coscienza e l’etica professionale del giudice sono a livello zero (François Bovon). Ecco il punto di partenza per comprendere la forza che ha la preghiera di petizione, quando è insistente, non cede alla stanchezza e non si arrende per esaurimento. Proprio per questo Gesù propone un caso nel quale le circostanze sono poco meno che disperate. Infatti si tratta di un giudice al quale non importa la legge, non importa Dio e non si preoccupa di quello che si dica o si pensi di lui. È un caso estremo di sfrontatezza giudiziaria. E di fronte a tale sfacciato rappresentante della giustizia, una vedova chiede una cosa giusta. Ma non dimentichiamo che una vedova era il modello della persona indifesa e senza capacità di influsso sociale e men che mai giuridico. Inoltre, la situazione si aggrava se consideriamo che in Israele l’unica legge che esisteva era la “legge religiosa”. E i giudici erano le persone competenti in questo tipo di legge, i sacerdoti o gli scribi (J. Jeremias).
Ebbene, in questo modo la parabola porta le cose fino a tal punto di stravaganza narrativa che questo giudice così canaglia ha paura della vedova e teme persino che lo possa importunare. Con questo dettaglio così sorprendente la parabola vuole sicuramente sottolineare che la forza della preghiera di supplica supera tutto quanto si può immaginare. Ed effettivamente la richiesta della vedova finisce per essere ascoltata.
La forza di questa storia stravagante sta nel fatto che Gesù non paragona Dio ad un giudice “buono”, ma ad un giudice così “cattivo” e “canaglia” che è difficile immaginarsene uno peggiore. Poi, se persino il più canaglia non oppone resistenza alla supplica insistente, quanto più il Dio che per definizione è amore e bontà? Detto ciò, probabilmente l’insegnamento più forte di questa parabola consiste nel porci il problema della nostra fiducia in Dio. Ci fidiamo realmente di Lui? Dove più e meglio si nota questa fede è nelle situazioni più disperate che ci presenta la vita, quando non vediamo soluzione e tuttavia continuiamo ad essere saldi in questa fede.

Fonte:https://www.ildialogo.org

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