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Battista Borsato, "Un nuovo mondo nasce"

XXXIII°   DOMENICA del T. O. 
Un nuovo mondo nasce


In quel tempo mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Gli domandarono: “Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?”.
Rispose: “Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine”. Poi diceva loro: “Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
(Lc 21,5-19)

Siamo verso la fine dell’anno liturgico. Il prossimo inizierà domenica 2 dicembre con la prima domenica di Avvento. In questo brano del Vangelo sono riportati vari pensieri raggruppati senza una apparente logica. Il loro centro sembra trovarsi nell'annuncio di un mondo nuovo, un mondo che irrompe demolendo quello vecchio.
Il nuovo mondo esplode come un terremoto che fa crollare case e templi cosicché non  rimanga pietra su pietra. Esso si esprime in una dura lotta all’interno e all’esterno della comunità fino ad arrivare alle persecuzioni. Come accompagnare la nascita di questo mondo nuovo? Con quali atteggiamenti? Su queste domande ci soffermeremo in altre occasioni. Oggi cercheremo di cogliere l’annuncio centrale esaminando alcune principali espressioni.

“Verranno giorni nei quali…… non sarà lasciata pietra su pietra che non sia distrutta…vi saranno terremoti, carestie…. fatti terrificanti e segni grandiosi nel cielo”.
Questo è un linguaggio simbolico o meglio metaforico. Qui Gesù si riferisce principalmente alla caduta del tempio di Gerusalemme e alla fine della religione propria dell’ambiente giudaico. Ma questo messaggio è valido anche per il nostro tempo. Gesù annuncia che il mondo nuovo arriva scardinando quello vecchio. Niente di nuovo può nascere se non abbattendo quello di prima. Questo non appartiene alla nostra cultura. Noi siamo portati più a modificare l’esistente, che abbatterlo. Ci fa paura la distruzione perché non si sa cosa avverrà dopo. Noi per lo più siamo moderati e non rivoluzionari. Il rivoluzionario sembra non razionale, più portato a sfasciare che a costruire. È possibile cambiare mentalità e modo di pensare senza rompere e abbattere? È possibile costruire una fede vera, autentica senza far crollare le nostre passate costruzioni religiose, senza scrollarci di dosso ataviche consuetudini che hanno coperto la fede o l’hanno snaturata? È possibile correggere senza abbattere?
Io posso dire che per quanto riguarda la fede cristiana e la Chiesa, la via intrapresa dal Concilio Vaticano II è stata quella della modifica del modo di essere chiesa e del modo di pensare la fede. Qualcosa di nuovo è avvenuto, ma di fatto, la Chiesa continua ad essere clericale (il centro è il prete, non la comunità come dice il Concilio), i sacramenti sono celebrati senza essere veri segni di una fede convinta, né segni di partecipazione comunitaria, e tanto meno segni di impegno sociale per costruire il Regno cioè la giustizia. Nei casi migliori sono rimasti momenti religiosi celebrati per catturare la propria salvezza e quindi ancora grondanti di individualismo e di interesse personale. Il centro è ancora l’io, non l’impegno per la costruzione del mondo nuovo, cioè del Regno di Dio. Può cambiare questa impalcatura sacramentale ed ecclesiastica senza prima demolirla per riafferrare l’ispirazione nativa di Gesù? Se il battesimo non verrà celebrato da adulti dopo una cosciente e libera scelta, accompagnati dalla comunità cristiana, come avviene per coloro che chiedono il presbiterato, come potrà nascere una chiesa appassionata? L’essere battezzati è una chiamata ancor più decisiva e importante dell’essere presbiteri! Questo cambiamento sarebbe un terremoto, un crollo delle vecchie strutture!
Qualche teologo, come Molari, sostiene che il cristianesimo non è ancora cominciato perché fin dall’inizio è stato corrotto dalla mentalità religiosa dell’uomo che non ha saputo cogliere la svolta operata da Gesù. “Gesù sarebbe stato imbalsamato e nascosto nelle nostre chiese e tradita la sua rivoluzione” (D. Soelle). Abbiamo costruito un cristianesimo religioso (sono i riti, le preghiere che ci salvano) e non un cristianesimo di fede evangelica (è il modo di vivere che ci fa incontrare con Dio, ed è nella giustizia che spunta il Regno).
Perché nasca, secondo Gesù, un cristianesimo non religioso occorre forse che venga smantellato il modo attuale di fare Chiesa, di predicare e praticare i Sacramenti. É un crollo, un rovesciamento che impaurisce, ma che farà zampillare una Chiesa nuova e una nuova fede: quella di Gesù.
Ricordo una acuta osservazione del filosofo credente ebreo Levinas: “Il mondo europeo dovrà diventare ateo perché possa diventare credente”. Allora la crisi che viviamo a livello di Chiesa (carenza di preti, giovani che disertano, mancanza di passione per la Parola) potrebbe essere l’opportunità per mettersi con coraggio a leggere in profondità questa realtà e individuare nuove strade, non per piccoli cambiamenti, ma per una audace rivoluzione. Sembrerà la fine, invece sarà il nuovo inizio. Cadrà un mondo e nascerà il nuovo.

“Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno ….”. Gesù annuncia ai suoi e anche a noi, che se viviamo da cristiani subiremo le persecuzioni. Ricordo una frase di Helder Camara che diceva: “Se la Chiesa non è perseguitata non è vera Chiesa, perché se la Chiesa è impegnata per i poveri, per la giustizia, se è dalla parte dei dimenticati, dovrà mettersi contro i privilegi, gli interessi e contro il potere che è dalla parte dei forti, dei ricchi”. Se oggi nell’America Latina ci sono martiri, tra cui Oscar Romero, grande Vescovo di San Salvador, è perché la Chiesa si è messa a fianco dei contadini e degli operai sfruttati, contro i latifondisti e le leggi discriminanti. Se Gesù è stato perseguitato ed è stato ucciso è perché ha predicato e praticato l’eguaglianza degli uomini e delle donne, dei ricchi e dei poveri, dei liberi e degli schiavi. La sua è stata una rivoluzione non violenta ma reale, e il potere sia religioso che politico ha intuito questa rivoluzione e ha cercato di bloccarla.
La Chiesa è di per sé una comunità profetica e i profeti sono persone scomode, e contro di essi si sono scagliati re e governi. Il non essere perseguitati indica che si preferisce il compromesso con il potere e non si cerca la verità e la giustizia.
I primi cristiani erano impegnati a vivere nell’amore e nella fraternità, e non cercavano certo lo scontro con il potere politico e religioso. Forse non avevano ancora acquisito l’idea che l’amore è in sé rivoluzionario: lo ritenevano un elemento sicuramente formidabile, ma anche pacifico e pacificatore. Invece, esso porta provocazione: l’amore non tollera che gli ultimi siano offesi nella loro dignità, che le persone siano emarginate o uccise a causa della loro pelle, della loro cultura; non ammette che i ricchi si divertano banchettando e che i poveri siano tormentati dalla fame. Deve reagire. L’amore, quando è autentico, ha una enorme incidenza sociale e politica: sovverte interi sistemi.

Due piccoli impegni:
- Vivere i cambiamenti come chiamate a rinascere.
- L’essere per la verità e la giustizia implica il dissenso e la persecuzione.



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