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don Fabio Rosini, "Come riconoscere quel che vale davvero "

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - 17 novembre 2019
Come riconoscere quel che vale davvero - 


«Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Luca 21,5-19

«Badate di non lasciarvi ingannare » dice Gesù ai suoi discepoli, mentre annunzia che la storia cammina verso una fase drammatica. Ci si può infatti lasciare fuorviare quando si sente dire che «verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra». La prima cosa su cui si può equivocare è pensare che questo riguardi solo il momento della fine globale. Non è così: di quello che vediamo non resterà pietra su pietra comunque. Tutto termina. Deve terminare, e non è un’ingiustizia, ma è nel contratto. Non è da queste parti il punto di arrivo, ora come ora siamo nel tragitto, il traguardo è più avanti. Ma ci si può ingannare anche su altro. Dice ancora Gesù: «Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». E qual è la fine? «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». La salvezza, questa è la meta. La storia, comunque, è una storia di salvezza. Qualunque cosa accada, terremoti, carestie, pestilenze, persecuzioni e tradimenti non sono mai quello che sembrano. Se si resta dalla parte di Cristo sono sempre il preludio a una sua opera, diventano, per la fede, la strada della salvezza. Certo, c’è da restare perplessi ed è del tutto normale domandarsi: ma perché deve essere questa la strada? Perché mai è necessario passare per queste tribolazioni? Se fossimo nati per il comfort, per l’appagamento, per il piacere di capire tutto e di possedere tutto quello che desideriamo, tutti questi discorsi sarebbero assurdi. Ma siamo nati per l’amore, ed è un altro paio di maniche. La croce di Cristo non è un incidente di percorso, ma il volto di Dio. Perché Dio si palesasse qual è, Padre di misericordia, il Suo Figlio benedetto doveva mostrare la natura di quella loro misericordia e rivelarsi quale nostro Signore, patendo per amore nel suo proprio corpo tutto il male che l’uomo può produrre. Ma questa non era la fine. Era la strada per il Cielo. La croce, diceva don Tonino Bello, è solo una collocazione provvisoria. La fine delle cose, da Cristo in poi, non è il dolore. Il travaglio del mondo è, per l’appunto, un travaglio, ossia un parto.

MESSIANISMI COMODI
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Ci si inganna spesso cercando una salvezza scevra dal dolore, ma non c’è parto senza sangue. Non c’è vita nuova senza la perdita della vecchia. «Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!». I messianismi comodi sono delle trappole. Un giovane non diventa adulto senza passare per una purificazione, un matrimonio non diventa autentico senza una tribolazione, un’amicizia non diventa vera senza perdono. Ci vogliono queste cose per riconoscere quel che è valido e su cui si può far af damento. A cercar Dio senza la croce c’è il rischio di trovare una croce senza Dio. Questo Vangelo ci instrada su una vita seria, bella proprio perché non è semplice, come le sfide autentiche. Una vita per sperimentare tante volte, tra consolazioni e tribolazioni, la salvezza


Fonte:https://www.famigliacristiana.it/


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