ARCHIVIO PER RICERCHE N. OMELIE 16100

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FIGLIE DELLA CHIESA, LECTIO DIVINA, "Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo"

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
 Lun, 18 Nov 19  Lectio Divina - Anno C


v.35 Le prime due letture hanno preparato il cuore ad accogliere l’evento tragico della croce che ora ci viene presentato dal Vangelo, in questa festa di Cristo Re. Il quadro non è certo regale. Gesù è sulla croce in mezzo a due criminali. “Annoverato tra i malfattori” Gesù ha appena pregato il Padre: “Perdonali perché non sanno quello che fanno” (v.34). Questi che non sanno ora Luca ce li fa osservare. Sono lì presso la croce, e pur avendo sentito la preghiera dimostrano davvero di non capire, di non sapere cosa stanno facendo. Mentre i soldati tirano a sorte le sue vesti (v.34), il popolo sta a vedere, accorso come si accorre curiosi ad uno “spettacolo”. Tra loro, i capi dei sacerdoti, primi responsabili di ciò che sta succedendo, incuranti di quanto hanno appena sentito, lo deridono e gli lanciano un’ultima sfida, non però direttamente, ma alle spalle come hanno l’abitudine di fare: “Se è quello che dice di essere, è questo il momento di dimostrarlo”.



v.36-38 I soldati fanno lo stesso ed essendo meno ipocriti gli si rivolgono direttamente. Hanno eseguito l’ordine della crocifissione di tre condannati, probabilmente non era la prima volta, e forse sono colpiti dalla strana motivazione della condanna scritta sopra il condannato che sta nel centro. Sopra di lui c’era infatti una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Per questo mentre gli si accostano per dargli da bere aceto gli gridano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».



v.39 È poi la volta dei malfattori. Uno di loro si associa alla voce dei capi e ripete senza fede le parole provocatorie: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». Per tre volte Gesù viene così sfidato. Come aveva fatto il tentatore nel deserto. Anzi è questo un suo ultimo tentativo per distogliere Gesù dalla sua missione. “Se sei il Cristo, se sei il Re che deve venire, se sei il Salvatore…”. Gesù resiste, e tacendo vince la tentazione di dimostrare miracolosamente la verità di quelle parole. Perché è veramente il Cristo, l’eletto, l’inviato, il Re dei giudei. La sua regalità non la dimostra scendendo dalla croce, sarebbe questa la via larga che porta alla perdizione. Rimanendo su quel trono, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani sceglie la via stretta che porta alla Vita. Invece di “salvare se stesso” come gli viene proposto per tre volte Gesù rimette se stesso nelle mani del Padre, è questo l’orientamento unico della sua vita.



v.40 Accanto alla croce di Gesù c’è una sola voce che si alza fuori dal coro ed è quella di uno dei due malfattori. Solo Luca lo riferisce. Mentre solo Giovanni ci riferisce della presenza di Maria ai piedi della croce. Sono perle preziose che ci permettono di seguire da vicino l’evento che è al cuore della nostra fede. Il ladrone, uno dei due malfattori, appeso alla croce ha sentito tutto ciò che è stato detto a Gesù. Finora è rimasto in silenzio, e guardando Gesù, comincia a capire. In pochi istanti la sua anima è attratta dalla mitezza di quel condannato alla sua stessa pena. Un certo timore lo coglie, è l’inizio della sapienza. Poi la consapevolezza del suo peccato, di una vita trascorsa nel fare ciò che merita ora questa condanna. E infine la speranza di poter contare sul perdono implorato da quel condannato innocente anche per lui. È un attimo.

Si rivolge prima all’altro malfattore chiedendogli di tacere. Non sopporta più la voce delle tenebre ora che una luce è entrata nel suo cuore. Come se parlasse a se stesso si fa messaggero di verità per il compagno che si trova nella sua stessa situazione.



v.42 Poi dal profondo del suo cuore nasce la preghiera: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Poche parole, ma quanta consolazione devono aver arrecato al cuore di Gesù. Prima per la fiduciosa confidenza: lo chiama per nome: Gesù. Poi l’umiltà della supplica “ricordati di me”. Infine la forza della fede nella regalità di Gesù: “quando entrerai nel tuo regno”.

Dopo la tentazione, come nell’orto del Getsemani ecco l’angelo che viene a confortare Gesù. Ogni parola ribalta le precedenti tentazioni: Gesù, tu sei davvero quello che dice il tuo nome “Dio salva”. Ricordati di me: è l’invocazione fiduciosa rivolta a Dio dai salmi. Il malfattore sente che può contare su questo ricordo. Quando entrerai nel tuo regno: allora uno crede veramente che Gesù è Re e che anche se muore non tutto è finito. Sia santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno…



v.42 Come il Padre della parabola Gesù risponde immediatamente, forse prima ancora che la preghiera sia conclusa: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». È una risposta solenne, un “vangelo” di salvezza. Gesù inchiodato al legno e morente è per il compagno, che si fida di lui, via alla vera libertà e alla vita senza fine. È il Re pastore che si carica la pecorella smarrita sulle spalle e la porta pieno di gioia nel giardino nuovo preparato per lei fin dall’inizio dei tempi. L’ha cercata là dove si era smarrita, arrivando a condividere la sua stessa condanna. Ora la prende con sé sottraendola all’abisso della morte in cui era precipitata. È il primo frutto del suo sangue redentore.

Davvero la liturgia può cantare come nella festa dell’esaltazione della santa croce: O albero fecondo e glorioso, ornato d’un manto regale, talamo, trono ed altare al corpo di Cristo Signore.

Talamo dello Sposo che muore sul Golgota, ad ovest di Gerusalemme. Cristo, sole d’Oriente, esce come sposo dalla stanza nuziale, e la sua corsa raggiunge ora l'altro estremo: davvero nulla si sottrae al suo calore (cf Sal 19,6-7).

Trono del Re e giudice che perdona ed apre a tutti le porte del suo Regno: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace... come canta il prefazio della festa di oggi.

Altare del Sacerdote e Re secondo l’ordine di Melchisedech, che offre la sua vita per la salvezza e la pace del mondo intero. Consacrato dal Padre con l’olio di letizia ora Gesù lascia che il suo corpo, come vaso di misericordia venga spezzato per lasciar fluire quest’olio prezioso, soave e profumato su tutto il popolo facendone una stirpe regale, un sacerdozio santo. L’anno della misericordia ha qui la sua icona più splendente.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/


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