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FIGLIE DELLA CHIESA, Lectio I Domenica di Avvento

I Domenica di Avvento
 Lun, 25 Nov 19  Lectio Divina - Anno A


Il testo evangelico odierno si situa all’interno del discorso sulla “venuta del Figlio dell’uomo” a cui Matteo dedica i capitoli 23 e 24 del suo vangelo. Tutto verte sulla domanda posta dai discepoli a Gesù: “Dicci quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo” (24,3b). Il discorso escatologico di Matteo è composto da annunci a avvertimenti circa i falsi profeti e i falsi messia (24,4b-14), parla della grande tribolazione che precede la venuta del Figlio dell’uomo (24,15-28) la venuta del Figlio dell’uomo, l’imminenza della venuta (24,32-35), la non conoscenza del giorno e l’invito alla vigilanza.

Qui si situa il brano odierno: il giorno della venuta del Figlio dell’uomo nessuno lo conosce, a questo segue l’imperativo alla vigilanza, la parola d’ordine del credente: “Vegliate”!

Matteo in questa sezione apocalittica si differenzia dai discorsi di Luca e Marco per il forte accento ecclesiale, in essa, profetizza ed esorta. Da una parte vuole istruire la comunità circa la parusia del Figlio dell’uomo, senza destare preoccupazioni ed allarmismi che circolavano in essa, dall’altra è un forte invito (parenesi) ad impegnarsi fiduciosamente ed attivamente contro il rilassamento e la prigrizia che serpeggiavano in questo clima di attesa oziosa.

vv.32-34: Il testo liturgico “taglia” i versetti in cui Gesù narra della parabola del fico. Sono versetti introduttivi al brano odierno in cui invita i suoi e ogni credente a discernere i segni della fine, quanto il Figlio dell’uomo verrà. Noi non sappiamo se l’intento di Gesù fosse quello di annunciare ai suoi contemporanei l’imminenza della distruzione del tempio di Gerusalemme, avvenuta poi nel 70 d.C. Sicuramente questi segni nel linguaggio apocalittico (Dn 12), sono un chiaro segno e anticipazione profetica della fine, per cui contemporanei di questo brano diveniamo tutti noi che viviamo in questa ultima fase della storia inaugurata dallo squarcio del velo del tempio e quindi della storia e dalla Resurrezione di Gesù, di cui attendiamo la sua manifestazione nella gloria!

vv.37-39: Gesù qui non descrive azioni cattive o errate. Mangiare, bere, sposarsi ecc. fanno parte della normalità della vita così come Dio ha stabilito. Egli non vuole allarmare circa la fine vicina, ma il mondo si culla, va avanti nella solita apatia, compiacenza e superficialità. Anche nella disubbidienza, oggi nell’indifferenza e nel rifiuto di Dio, esso crede di poter andare avanti nella sua solita routine per sempre. Si immerge nei suoi affari e semplicemente ignora e diventa impermeabile gli avvertimenti profetici di Dio.

Così pure era al tempo di Noè, così era come al tempo di Sodoma e Gomorra, (Lc 17,28-30), così è oggi. Come la vita continuava tranquilla prima dei passati giudizi, le cose andranno avanti così fintanto che sul mondo si abbatterà il giudizio finale.

Gesù invita quindi la comunità cristiana a non lasciarsi ingabbiare dalle preoccupazioni quotidiane a tal punto da restare ancorati all’oggi, a tal punto da non percepire che possa esistere ed esista un’esistenza aperta, che va oltre l’oggi.

Quegli uomini non erano accusati di immoralità, ma di superficialità e incredulità, di assoluta mancanza di sana preoccupazione per l’avvenire. Il rischio è davvero di passare la vita lasciandosi scorrere addosso i mesi e gli anni, senza essere protagonisti della propria storia, senza porsi neppure il problema se esista altro rispetto a ciò che si vive. Tutto continua come se Dio non esistesse. Egli è il grande assente del nostro tempo perciò l'uomo non riesce ad essere veramente uomo. Gesù vuole scuoterci e la fede è proprio questo continuo pungolo a diventare protagonisti, questo andare al di là dell'apparenza, dell’oggi, del quieto vivere.

L’Avvento, il tempo dell’attesa per eccellenza, attesa di Dio che scende fin sulla terra per innalzare l’uomo a sé, è il tempo del coraggio per fermarsi e aspettare Dio. Un’attesa che implica, come per Noè, andare controcorrente, essere deriso, emarginato, significa mettere in discussione le nostre fragili e insicure certezze. E’ il tempo per scoprire un nuovo tempo e un nuovo tempio: un nuovo tempo che è il kairos, il tempo della salvezza per eccellenza; un nuovo tempio, il mondo, la chiesa, la propria famiglia, la propria comunità, ciascuno, abitato da Dio. Un nuovo tempio, cieli nuovi e terra nuova, ad esso affluiranno tutte le genti e diranno: “Venite, saliamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe!”

vv.40-41: Gesù usa immagini del mondo lavorativo di allora: uomini che coltivano i campi e donne che macinano il grano nelle case o sotto le tende.

Il giudizio non avverrà con degli "effetti speciali" o in modo sbalorditivo. Non si dice nulla circa sparizioni improvvise, di rapimenti istantanei con l'altro che si chiede che mai sia successo. Gesù qui semplicemente illustra come alcuni, nel giorno del giudizio, saranno pronti ed altri no. In Luca 12 Gesù usa immagini leggermente diverse per illustrare la stessa idea. Alcuni non avranno la lampada accesa, altri sì, alcuni saranno pronti al suo arrivo, altri no. Allora occorre svegliarsi, scuotersi, agire, indossare le armi della luce.

Il giorno del Signore arriva all'improvviso, coglierà di sorpresa e Dio chiederà consapevolezza, accoglienza, verità di se stessi. Si può vivere la vita con attesa, lavorare, divertirsi, orientati all'oltre, all'altrove, al vero. Oppure si può vivere ignorando l’oltre.

La stessa cosa viene vissuta in modo opposto: uno è preso, l'altro lasciato. Uno è consapevole e incontra Dio, l'altro non si pone neppure il problema della vita e della fede.

v.42: Vegliate! Gesù usa un imperativo, non un esortativo. Significa anzitutto stare desti, rimanere all'erta, vegliare come la sposa che attende lo sposo, come la madre che attende il figlio lontano, come la sentinella che scruta nel cuore della notte; come l'infermiere accanto al malato, come il monaco nella preghiera notturna… Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare. Vegliare perché? Per questo grande evento: la venuta di Cristo.

Vegliare vuol dire scrutare la propria esistenza per impedire che il male vi attecchisca e metta radice. È questo, infatti, il vero e proprio pericolo. Tutto il resto, anche se ci fa soffrire, anche se mette alla prova la nostra speranza, non è poi così determinante. Gesù lo ha segnalato con forza: è il male che esce dal nostro cuore che veramente inquina la nostra vita. Vegliare vuol dire uscire dall’intorpidimento e dalla passività. Imparare a leggere gli avvenimenti della vita di ogni giorno come quelli della storia a cui apparteniamo, a leggerli con gli occhi e il cuore di Dio per accogliervi i segni della sua presenza, per reagire di fronte alle storture che mettono a repentaglio la dignità degli uomini, una giustizia più autentica, una vera condivisione.

Questa «reattività», legata a doppio filo al vangelo, a Gesù, è un segno di buona salute della nostra fede… Vegliare vuol dire assumere quegli atteggiamenti e quelle scelte che orientano i nostri giorni, sfuggire al movimento della corrente («così fan tutti»), mostrando di essere capaci di andare anche «controcorrente». Vegliare è, in definitiva, un modo di vivere nuovo, perché la vita non è tolta ma trasformata.

vv.43-44: Ecco che Gesù porta l’esempio del padrone di casa. Considerate questo: se il padrone di casa sapesse a che ora verrebbe il ladro… A nessuno è concesso di dormire, di lasciarsi andare… Ma perché? «Perché nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Nessuno sa quando arriverà l’ora del compimento e quello sarà senz’altro un frangente decisivo, ma viene (nuova traduzione, rispetto al futuro verrà), richiamandoci alla contemporaneità dell’evento, non è qualcosa di indefinito e imprevedibile.

“Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante e conserva le sue vesti per non andar nudo e lasciar vedere le sue vergogne”. Queste parole indicano che, per gli indifferenti e i distratti, per quelli che vivono in una falsa sicurezza, Gesù viene come un ladro, di notte; mentre per il suo popolo vigile e fedele, egli viene come Signore e padrone.

Tra poco più di 20 giorni festeggeremo il Natale: memoria della venuta storica di Gesù. Ci lasciamo all’inizio di questo cammino con alcune domande: da che parte sto? Il mio cuore è sobrio, vigile, amante, accogliente… in me Dio è già nato, ha già posto la sua dimora oppure sono indifferente, pigro, dormiglione?

Mettiamo ordine nella vostra vita prima che sia troppo tardi perché il Signore passa, bussa, ma va oltre… perdiamo il treno e il tempo, il kairos passa…. Disponiamo il nostro cuore nell’attesa di una persona cara, il cui incontro è fonte di gioia e di pace.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/

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