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fr. Massimo Rossi, Commento XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)


Commento su Luca 21,5-19
fr. Massimo Rossi 
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (17/11/2019)


 Visualizza Lc 21,5-19
Il calendario liturgico sta volgendo al termine; la prossima domenica celebreremo la solennità di Cristo Re dell'universo; poi comincerà l'Avvento, e con esso un nuovo anno liturgico.

Il capitolo 21 del Vangelo di Luca, dal quale è tratta questa pagina, contiene l'annuncio della fine del mondo. Sono gli ultimi insegnamenti pubblici di Gesù, prima della sua Passione. Ascoltando alcune espressioni di ammirazione della gente per lo splendore del Tempio, il Maestro di Nazareth dice la sua in proposito...

L'annuncio della distruzione giungeva in tempi non sospetti, quarant'anni prima che le truppe di Roma invadessero la città santa e la distruggessero (70 d.C.).

L'Evangelista medico fu spettatore di alcune morti eccellenti: il martirio di Stefano nel 31; quello di Giacomo apostolo, datato 61 d.C.; tre anni dopo, durante la persecuzione scatenata da Nerone (64-68), sarebbe stata la volta di Pietro e Paolo.

La catastrofe finale - assedio e distruzione di Gerusalemme - avvenne a seguito di un'ennesima sollevazione di popolo esplosa in Giudea contro le autorità imperiali.

La morte di Giovanni, l'ultimo degli Apostoli, è collocata intorno al 98 d.C. Ci sarebbero voluti più di due secoli ancora, prima che un editto di Costantino Imperatore ponesse fine alle persecuzioni contro i Cristiani; la religio illicita, diventata improvvisamente licita, uscì dalle catacombe, dalla clandestinità, e cominciò la sua ascesa al potere, un potere che conobbe il suo riconoscimento ufficiale con la donazione di un latifondo all'Abate di Clunì - siamo ormai nel V secolo -. La ricchezza della Chiesa, culla di arte e cultura a tutto tondo, non è sempre stata un segno positivo, e ha suscitato, suscita e susciterà critiche non proprio benevole anche nei nostri ambienti cattolici... Come vedete, la storia si ripete, “nihil novi sub soli!”.

Tornando alle parole di Gesù, dobbiamo riconoscere che il suo non era un atteggiamento contrario al Tempio in quanto tale. Il Figlio del falegname, ci andava spesso nel Tempio, a pregare, ad insegnare, fin da quando, appena dodicenne, aveva sfidato i dottori della Legge, ponendo domande e rispondendo alle loro obbiezioni.

Dal Tempio, Gesù aveva cacciato i cambiavalute e i venditori di colombe - su questo episodio ci informa Giovanni: il Tempio è la casa di Suo Padre!...E con questo gesto eclatante, il Signore aveva riconsacrato il luogo di culto per eccellenza: l'episodio è volutamente collocato all'inizio del quarto Evangelo (cap. 2), a sottolineare che il rinnovamento della vita, inaugurato da Cristo, comincia dal culto, precisamente, dalla liturgia, la preghiera pubblica fatta nel tempio, in spirito e verità (cfr. cap.4).

Che cos'è, dunque, che urta così tanto la sensibilità del Messia, al punto di annunciare la distruzione del Tempio?

La risposta non è difficile: il Tempio di Gerusalemme non era soltanto il principale luogo di culto, simbolo della fede ebraica, nelle cui stanze si uccidevano gli agnelli per la Pasqua e sul cui altare si offrivano sacrifici di espiazione per tutto il popolo.

Ai tempi di Gesù, in verità, ben prima di Gesù, il Tempio era diventato un emblema politico, più che religioso, di Israele, espressione della potenza umana, quasi pari a quella di Dio...

Non si può non pensare alla vicenda di Babele, raccontata nella Genesi, al capitolo 11: è lecito pensare che la torre di Babele fosse stata concepita come edificio religioso, alla cui sommità sarebbe stato collocato l'altare per i sacrifici.

Analogamente, le piramidi Incas dell'America Centrale rappresentano il tentativo di rispondere a quell'ancestrale desiderio umano di elevarsi non solo in spirito, ma anche materialmente, oltre la propria statura, per raggiungere Dio, e guardarlo dritto negli occhi...

Non è un caso che i primi santuari della Palestina sorgessero su luoghi elevati; la Bibbia ne cita alcuni: Dan, Betel, Sinai, Oreb, Penuel,...

Fede e religione, intelletto e prestanza fisica sono 4 aspetti della nostra natura che non è mai stato facile distinguere; quando il genio artistico si sprigiona e realizza un'opera di straordinario valore, per il servizio di Dio.

L'antropologia, la fenomenologia, la psicoanalisi, la sociologia, che studiano quel complesso fenomeno chiamato ‘il sacrò, hanno messo in luce che, lungo l'arco dei secoli, talune espressioni religiose, come l'architettura sacra, hanno suscitato più di un sospetto sulla reale finalità della stessa... Inizialmente concepita a servizio della liturgia, cioè del culto pubblico reso a Dio, l'architettura, ma anche la musica, la pittura, la scultura hanno spesso celebrato la gloria dell'uomo, più che quella di Dio. Non è il caso di fare degli esempi, basta aprire un libro di arte...

E come il Signore, annunciandone la fine imminente, insinuava il dubbio che, nella sua storia plurisecolare, il Tempio di Gerusalemme esaltasse più la grandeur della casta sacerdotale, che l'onnipotenza di Dio; anche oggi, come credenti, siamo chiamati a rivalutare e purificare la finalità religiosa delle nostre chiese; ma soprattutto (siamo chiamati) a diventare noi stessi pietre vive che edificano il tempio, la cui pietra angolare, scartata dai costruttori, ma scelta e preziosa agli occhi di Dio, è lo stesso Cristo Gesù.

Fonte:https://www.qumran2.net/


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