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mons. Roberto Brunelli"Possiamo contribuire a realizzare il Regno"

Possiamo contribuire a realizzare il Regno
mons. Roberto Brunelli
XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - Cristo Re (24/11/2019)


 Visualizza Lc 23,35-43
Domenica scorsa il vangelo invitava i cristiani ad essere testimoni della fede sino alla fine, perché, diceva, "con la vostra perseveranza salverete la vostra vita". Oggi (Luca 23,35-43) spiega che cosa significhi "salvare la vita", ossia qual è la sorte di chi persevera. Si celebra Cristo Re: come nell'abside di alcune antiche cattedrali, così la maestosa immagine del Re si staglia oggi all'orizzonte dei fedeli; è la meta cui tendere se si vuole dare uno scopo all'esistenza, cioè appunto se si vuole salvare la propria vita.

Il passo odierno sembra però contraddire l'immagine regale di Gesù, presentandolo morente, inchiodato alla croce in mezzo a due malfattori, tra i commenti beffardi degli astanti: "I capi lo deridevano dicendo: 'Ha salvato altri: salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto'. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: 'Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso'. Anche uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: 'Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!'"

Un re crocifisso e deriso? Il seguito immediato fa capire perché lo sia. Alla richiesta di uno dei due ladroni, l'altro reagisce rimproverandolo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". A sorpresa poi aggiunge: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". E, con nostra ancor maggiore sorpresa, egli si sente rispondere: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".

Gesù sa che dopo la terribile prova della croce entrerà nella gloria del Padre suo, perché è stato fedele sino in fondo alla missione che il Padre gli aveva affidato; gli chiedono di dimostrare la sua regalità, scendendo dalla croce: egli invece non vuole che gli sia riconosciuta per la capacità di sottrarsi al supplizio, ma per la fedeltà alla sua missione; non perché comanda sugli altri, ma perché perdona. Quante volte, nel corso della sua vita terrena, aveva perdonato, confortato, dato speranza! Poco prima della promessa al cosiddetto "buon ladrone", era arrivato a giustificare persino coloro che lo stavano crocifiggendo: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". La sua regalità si manifesta in questa infinita misericordia, nel perdonare: unica via che consente agli uomini di riconciliarsi con Dio e tra di loro, unica via che porta alla vera pace.

Tante volte, nel corso della sua vita pubblica, egli aveva parlato del regno di Dio, che "non è di questo mondo", come aveva puntualizzato davanti a Ponzio Pilato; un regno dove si seguono comportamenti diversi da quelli abitualmente in uso tra gli uomini; un regno la cui regola suprema è quella dell'amore, che si manifesta anche nel perdono.

 Lui per primo l'ha praticato, e può perciò invitare gli uomini a fare altrettanto. Quando noi proclamiamo Gesù come re, significa che riconosciamo la sua grandezza dall'essere stato fedele al Padre. Il Padre l'ha mandato a dimostrare sino a che punto giunga l'amore divino per gli uomini, e Gesù l'ha dimostrato con la sua fedeltà sino alla fine: la fine della sua vita terrena, ma anche la fine della capacità di amare; più di così non è possibile. Nel contempo, onorandolo come nostro re riconosciamo che, per quanto inarrivabile, egli è il modello per chi lo vuole seguire; per chi, imparando a perdonare, vuole concorrere a realizzare il progetto divino di un mondo nuovo, basato sull'amore.

In altre parole, chi vuole "salvare la propria vita" non può pensare soltanto al proprio interesse, ignorando o magari sfruttando gli altri, ma al contrario: cioè come ha fatto Lui. "Venga il tuo regno", egli ci ha invitato a chiedere. Guardando a come si è comportato il re di quel regno, sappiamo come quel regno anche noi possiamo contribuire a realizzare.

Fonte:https://www.qumran2.net


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