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p. Alberto Maggi OSM, "VEGLIATE, PER ESSERE PRONTI AL SUO ARRIVO"

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I DOMENICA AVVENTO – 1 dicembre 2019 - Commento al Vangelo
VEGLIATE, PER ESSERE PRONTI AL SUO ARRIVO

di p. Alberto MAGGI

Mt 24, 37-44
[In quei giorni, Gesù disse ai suoi discepoli:] «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Sono gli ultimi discorsi di Gesù e l'evangelista Matteo li carica di grandi significati teologici. E purtroppo questi brani estrapolati dal loro contesto non possono rendere tutta la loro bellezza. Vediamo cosa ci possiamo tirare fuori.
Anzitutto il brano comincia dal versetto 37, ma senza quello che lo precede, il v. 36, non si capisce. Nel versetto 36 Gesù aveva detto: “Quanto a quel giorno e a quell'ora però nessuno lo sa. Neanche gli angeli del cielo e il figlio, ma solo il Padre”.
Cosa vuol dire?
Se riguardo alla fine di Gerusalemme Gesù aveva assicurato che “non passerà questa generazione prima che tutto questo accada”, la distruzione di Gerusalemme sarà nell'anno 70, riguardo alla fine di ognuna Gesù si rimette al Padre. Per ogni generazione c'è una fine del tempo, quindi riguarda la fine delle persone.
E continua Gesù: “Come furono i giorni di Noè così sarà la venuta del figlio dell'Uomo”.
Gesù abbina la sua proposta di salvezza a quella proposta da Noè e indica un cambio di epoca, la maturazione dell'umanità, una salvezza proposta in una forma nuova. Il diluvio non fu infatti la fine del mondo, ma l'inizio di una nuova comunità, di una nuova umanità che è stata rinnovata.
Quindi Gesù abbina i giorni di Noè a quelli del Figlio dell'Uomo ed entrambe sono proposte di salvezza. Noè con l'arca, e Gesù con il regno di Dio.
“«Infatti come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano, bevevano, prendevano moglie e prendevano marito»”, letteralmente l'evangelista scrive: “si ammogliavano e si maritavano” (gamoàntej kaˆ gam…zontej), Quindi alimentarsi, sposarsi, sono azioni della normalità ordinaria della vita che però, avverte Gesù, rischiano di non far percepire, di non far accorgere, della straordinarietà dell'evento che sta per incombere.
Dice infatti Gesù: “«E non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti. Così sarà anche la venuta del figlio dell'Uomo»”. Quindi Gesù invita ad essere svegli, attenti, a non farsi prendere dalla routine della vita quotidiana.
“«Allora due uomini saranno nel campo, uno sarà ...»” e qui c'è una traduzione che non rende. La traduzione della CEI è: “portato via e l'altro lasciato”. Il verbo greco adoperato dall’evangelista è paralamb£nw, che significa 'prendere' nel senso di accogliere.
Lo troviamo all'inizio del vangelo di Matteo (1,20), quando l'angelo dice a Giuseppe “non temere di prendere con te Maria”.
Quindi il senso non è “sarà portato via”, ma è un prendere per accogliere, per salvare.
“«Ugualmente due donne macineranno la mola, una verrà presa»” - accolta, non portata via - “e l'altra lasciata”.
Cosa vuol dire l'evangelista con questa immagine?
Come l'arca di Noè non ha accolto, non ha preso tutti, ma solo chi si è accorto del disastro incombente, così nel regno di Dio vengono accolti, presi, quelli che accolgono il messaggio di Gesù.
La salvezza proposta da Dio è per tutti, ma non è di tutti, perché per accoglierla bisogna scegliere la conversione, il cambio di valori che regolano la condotta dell'uomo e soprattutto la prima beatitudine, “Di questi” - dice Gesù nella prima beatitudine, quelli che scelgono volontariamente la povertà - “di questi è il regno”.
Quindi non si tratta di questa immagine negativa “portato via”, ma “accolto per la salvezza”.
E poi Gesù invita ad essere svegli. “«Vegliate»” - quest'invito a vegliare sarà ripetuto per tre volte fino al momento del Getsèmani e quindi Gesù lo associa già alla persecuzione - “«perché non sapete in quale giorno il Signore verrà»”.
Il momento della verità è il momento della persecuzione, il momento della cattura di Gesù, della sua morte, il momento della persecuzione dei discepoli, son quelli i momenti nei quali si vede chi ha accolto il messaggio di Gesù e chi non l'ha accolto.
E continua Gesù: “«Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa»”.
In ogni momento, avverte Gesù, si può scatenare la persecuzione, ma questa sarà tanto più violenta quanto più inaspettata è la sua provenienza. Gesù ha già detto che i discepoli saranno odiati e messi a morte dai loro stessi familiari.
Ed ecco la conclusione: “«perciò anche voi che tenetevi pronti perché nell'ora che non immaginate viene il figlio dell'Uomo»”.
Quindi l'evangelista riassume e riformula le due beatitudini:
la prima beatitudine, quella per essere accolti nella salvezza, è l'accoglienza della beatitudine della povertà, che permette di avere Dio per re, quindi gli effetti negativi della povertà vengono eliminati.
l'ultima beatitudine della persecuzione per la fedeltà a questo messaggio, ma anche in questo caso i perseguitati hanno Dio per re, perché Dio si mette sempre dalla parte dei perseguitati e mai dalla parte di chi perseguita.

Fonte:https://www.ildialogo.org/

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