ARCHIVIO PER RICERCHE N. OMELIE 16100

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p. Gaetano Piccolo SJ, I Domenica di Avvento - Anno A

I Domenica di Avvento - Anno A
Is 2, 1-5; Sal. 121; Rm 13, 11-14; Mt 24, 37-44.
Congregatio pro Clericis



«Mai dimenticherò quella notte

la prima notte nel campo,

che ha fatto della mia vita una lunga notte

e per sette volte sprangata».

Elie Wiesel



Segni dei tempi

Man mano che scompare la cultura contadina, l’uomo perde sempre più la capacità di fare previsioni. La natura infatti parla. Il ramo dell’albero diventa tenero e lascia intuire quello che sta per accadere (cf Mt 24,32). Per riconoscere i segni dei tempi occorre avere pazienza, bisogna contemplare, proprio come fa il contadino con la sua terra. C’è bisogno di fermarsi e di guardare. Uno dei segni del tempo presente è, per esempio, quello del conflitto: tutti sono pronti a gridare contro qualcuno, emergono sempre di più le contrapposizioni, le persone, i gruppi e persino le famiglie si dividono. È venuta meno la capacità di proporre o programmare, di essere costruttivi: così la critica e l’accusa sono diventati l’unico collante che tiene insieme, almeno per un po’.



Tutti contro tutti

Forse proprio per questo, le parole del secondo capitolo del libro del profeta Isaia risuonano molto provocatorie, perché descrivono il tempo di Dio come quello in cui gli uomini spezzeranno le loro spade per trasformarle in aratri, cioè cambieranno quello che serve per uccidere in uno strumento per lavorare la terra e produrre frutto; così pure le lance diventeranno falci per raccogliere il grano. Sarà un tempo, dice il profeta, in cui non ci sarà più bisogno di imparare l’arte della guerra, a differenza di questo tempo, nel quale ognuno si attrezza per muovere guerra contro gli altri. Il popolo di Dio, la Chiesa, è sempre chiamato  a essere profetico e predicare un tempo di trasformazione delle armi da guerra in strumenti per coltivare; talvolta invece, anche tra i credenti, sussiste una tendenza, magari velata, a incrementare un clima di conflitto e di contrapposizione.



Siamo addormentati

Per molti versi, il tempo attuale potrebbe essere definito come quello della Bella addormentata: si aspetta un principe … che forse non verrà mai. Invece del principe, potrebbe anche arrivare un despota. Forse anche per questo, Gesù invita invece a restare svegli. Potrebbe infatti anche sopraggiungere un ladro, a sottrarre beni preziosi: la libertà, la dignità, il futuro. A volte ci si addormenta perché stanchi di aspettare, oppure perché le cose non cambiano mai o, infine, perché gli eventi deludono sistematicamente le proprie aspettative. Probabilmente era così anche per la prima comunità cristiana, che attendeva imminente il ritorno del Signore. In ogni periodo storico, potrebbe capitare - come accadde ai primi cristiani - di perdersi d’animo, di non avere più la forza di lottare. E, di conseguenza, in quel momento prede avvio un inesorabile declino. Ma proprio in questo momento, si può anche manifestare pienamente la fiducia in Dio.



Inconsapevoli

Proprio perché l’uomo contemporaneo fatica a fermarsi a guardare quello che sta avvenendo, può riconoscersi nella descrizione dei giorni di Noè, come li dipinge Gesù: la gente viveva in maniera superficiale, faceva le solite cose di ogni giorno, mangiava e beveva, si trascinava in un’ordinarietà automatica, senza consapevolezza, fino a quando è arrivato il diluvio e ha travolto tutti. Molti uomini di oggi, ma era così anche in passato, si trascinano nella propria esistenza per lo più addormentati, senza riflettere su quello che stanno vivendo, senza interrogarsi su quello che sta accadendo. Preferiscono essere ciechi, come Edipo che, nella tragedia di Sofocle, preferisce ingannarsi e non vedere quello che inconsapevolmente ha fatto. Edipo non vuole vedere perché non sarebbe capace di portare il peso della realtà. E infatti, quando scopre quello che ha commesso, si acceca.



Qualunque cosa accada

Spesso gli eventi sorprendono e la storia supera la fragile umanità. Talvolta la realtà sorpassa la fantasia. Proprio per questo bisogna essere vigilanti. Non si può sapere quando sarà chiesto il conto delle azioni di una vita. Sembra, talvolta, che le cose accadano senza una spiegazione chiara, non sempre si comprende il perché degli avvenimenti. Ma proprio per questo i cristiani sono chiamati in ogni momento a dare ragione della propria vita. Non è possibile controllare il corso degli eventi, non si sa se saremo presi o lasciati, per usare le parole di Gesù, ma qualunque sia la condizione di ciascuno, l’unica cosa che importa è come sarà trovato, ossia che persona ha scelto di essere, indipendentemente dal tempo riservato per ciascuno. Molte volte invece gli eventi sorprendono e trovano impreparati. Improvvisamente ci si scopre come non si era pensato di essere, ci si sente mancanti. C’è, insomma, urgente bisogno di aprire gli occhi e di riconoscere quello che sta avvenendo dentro in se stessi e in nel mondo esterno. Forse il ramo dell’albero sta davvero per fiorire.



Leggersi dentro

- Sei una persona di riconciliazione o una persona che muove guerra?

- Sei anche tu indifferente a quello che succede nel mondo o cerchi di scorgere i segni dei tempi, attraverso la lettura della Parola di Dio, la partecipazione agli incontri formativi proposti dalla Comunità Cristiana e l’ascolto attento e diretto del Magistero della Chiesa?

- Celebri fedelmente i sacramenti, in particolare la Riconciliazione e l’Eucaristia, come itinerario di incontro con Dio nell’oggi?



P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va/


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