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#PANEQUOTIDIANO, «COLUI CHE NON PORTA LA PROPRIA CROCE E NON VIENE DIETRO A ME, NON PUÒ ESSERE MIO DISCEPOLO»


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La Liturgia di Mercoledi 6 Novembre 2019   VANGELO (Lc 14,25-33) Commento:Rev. D. Joan GUITERAS i Vilanova (Barcelona, Spagna)


In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Parola del Signore

«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»Rev. D. Joan GUITERAS i Vilanova (Barcelona, Spagna)


Oggi, contempliamo Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme. Sarà lì che darà la Sua vita per la salvezza del mondo. «In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù» (Lc 14:25): i discepoli camminando con Gesù che li precede, devono imparare ad essere uomini nuovi. Questo è lo scopo delle istruzioni che il Signore espone e suggerisce a quelli che lo seguono nella sua ascensione alla "Città della Pace".

Discepolo significa "seguace". Seguire le orme del Maestro, essere come Lui, pensare come Lui, vivere come Lui .. Il discepolo vive con il Maestro e lo accompagna. Il Signore insegna con le parole e con i fatti. Hanno visto chiaramente l'atteggiamento di Cristo tra l'Assoluto e il relativo. Hanno sentito tante volte delle sue labbra che Dio è il primo valore dell'esistenza. Hanno ammirato il rapporto tra Gesù e il Padre. Hanno visto la dignità e la fiducia con cui ha pregato il Padre. Hanno ammirato la sua povertà radicale.

Oggi il Signore parla in termini chiari. Il vero discepolo deve amare con tutto il cuore e tutta la sua anima a nostro Signore Gesù Cristo, al di sopra di tutti i legami, anche il più intimo: «Se uno viene a me e non mi ama più (…) e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14,26-27). Lui è al primo posto nella vita del seguace. Sant'Agostino dice: «Noi rispondiamo al padre e la madre, 'Vi amo in Cristo, non al posto di Cristo'». Il seguimento precede anche l'amore per la propria vita. Seguire Gesù, dopo tutto, implica abbracciare la croce. Senza croce non c’è discepolo.

La chiamata evangelica chiede prudenza, vale a dire, la virtù che dirige l'azione appropriata. Chi vuole costruire una torre deve calcolare il bilancio. Il re che deve combattere decide se vuole la guerra o la pace dopo aver considerato il numero di truppe disponibili. Chi vuole essere discepolo del Signore deve rinunciare a tutti i suoi averi. La rinuncia sarà la migliore scommessa!



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Lasciamo a terra il peso delle cose e indossiamo le ali dei sentimenti buoni. Impariamo non ad avere di più ma ad amare di più. Cristo e il Vangelo sono il tesoro vero e prezioso della nostra vita.


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