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Paolo Curtaz,Commento Prima domenica di avvento,"Arriva"



Prima domenica di avvento, anno di Matteo
Is 2,1-5/ Rm 13,11-14/ Mt 24,37-44


Arriva

Arriva il diluvio, e facciamo finta di niente.
Oppure è già arrivato, l’acqua ci arriva alle ginocchia, e speriamo che smetta di piovere.
O saliamo su un gradino facendo finta di niente.
Arriva il diluvio e pensiamo di non esserne coinvolti, la colpa è degli altri, e poi cosa mai potrei fare?
Meglio trovarsi un rifugio protetto, arrampicarsi su un albero, che so.
Arriva il diluvio.
Diluvio di parole grevi, di rabbia, di contrapposizioni, di sospetti, di ignoranza, di frasi gridate, di
disinteresse, di disonestà, di narcisismo.
Arriva il diluvio.
E possiamo continuare a non vedere, a mangiare e bere, a flirtare, a figliare, come ai tempi di Noè.
Guardando con commiserazione qualche esaltato che si costruisce una gigantesca arca per
galleggiare a trovare una terra nuova. E immaginare che ci sia qualche interesse nascosto. Qualche
affare losco e putrescente.
Arriva il diluvio e possiamo fingere. E scomparire.
Oppure.
Oppure fermarci a riflettere. Oppure alzare lo sguardo. Oppure trovare una soluzione.
Oppure dedicarsi qualche tempo per fare spazio, per accogliere una Parola che giunge da lontano e
porta lontano. Per accogliere un vagito.
Benvenuti in Avvento.
Attese
Arriva il Signore.
Non siamo qui a far finta che poi nasce Gesù.
È nato nella Storia, tornerà nella gloria e qui, in mezzo, ci siamo noi.
Ci diamo un tempo per fermarci, per lasciare che la nostra anima ci raggiunga, per smettere di far
finta di niente. Ancora una volta. Ancora un Natale.
Per nascere. Per rinascere. Per farlo nascere ancora e ancora questo Cristo, questo Dio, questo
atteso.
Questo Dio che chiede ancora di nascere in ciascuno di noi.
In noi che da tanti anni lo accogliamo e che rischiamo di abituarci allo stupore. In chi vi ha rinunciato,
travolto dal dolore o dal peccato. In chi crede di credere e ancora non ha incontrato il Dio bellissimo
di Gesù. In questa Chiesa talora stanca e spenta, confusa e affannata.
Sì, abbiamo bisogno di una scrollata. Di una profezia.
Profezie
Arriva la pace.
L’arte della guerra si è fatta precisa e scientifica, Isaia.
E preferiamo forgiare armi, fondendo gli aratri.
E deponiamo le falci, per affilare le lance.
Dopo tanti anni di odio e di guerra, nonostante tutto, nonostante le cataste di cadaveri dell’ultimo
secolo, l’uomo non cambia. Le diversità diventano divisione, le opinioni altrui una minaccia, il modo
di vedere le cose un ostacolo. L’altro è avversario, nemico, pericolo.
In Siria come in Libia, nell’agone politico come sugli spalti degli stadi, come, che tristezza sconfinata,
fra i cattolici. Diversità non come opportunità ma come sfida e aggressività.
Cosa vede Isaia? Non il futuro, ma interpreta il presente. Accogliere Dio, accogliere questo Dio, il
nostro Dio, il Dio di Israele definitivamente manifestatosi in Gesù, vediamo oltre, non dopo.
Oltre le nostre divisioni, oltre le nostre piccole battaglie, oltre l’evidenza.
È una sfida, certo.
Ma come ricorda Paolo ai Romani: la notte è avanzata, indossiamo le armi della luce.
Più è buio, più splendo della luce del Vangelo.
Uno preso, uno lasciato
Arriva Dio.
L’Avvento ci viene donato per alzare lo sguardo. Per costruire l’Arca. Per indossare Cristo.
Gesù viene, continuamente, nelle nostre vite.
Nella quotidianità del lavoro, della donna che macina, dell’uomo che lavora nei campi.
Viene furtivamente, il Signore e ci avverte: uno è preso, l’altro lasciato.
Uno incontra Dio, l’altro no.
Uno è riempito, l’altro non si fa trovare.
E leggendo questa pagina, che non capiamo, che pensiamo parli di disgrazie e di fine del mondo,
gridiamo: speriamo di essere lasciati!
No, affatto: speriamo di essere presi.
Presi dall’amore. Rapiti dall’amore. Riempiti.
Dio è discreto, modesto, quasi timido, non impone la sua presenza, come la brezza della sera è la
sua venuta. A noi è chiesto di spalancare il cuore, di aprire gli occhi, di lasciar emergere il desiderio.
Viene come un ladro, perché sa che siamo preziosi.
Sa che dentro la cassaforte del nostro cuore brilla il diamante del desiderio e dell’amore ancora da
scoprire, ancora da donare.
Prende, rapisce, svuota. Perché, come ci siamo ripetuti nelle ultime domeniche, solo dalla
consapevolezza del nulla scaturisce il desiderio, si innesca la ricerca.
Voglio essere preso, Signore, ancora.
Arriva. Ci sei?
Stai sveglio, amico che leggi. Svegliati.
Smettila di fare la vittima. Smettila di proiettare addosso a Dio le tue paranoie.
Viene, davvero, oggi, adesso.
Trovati il modo di esserci. Stai sveglio nella tua anima.
Prega, ama, medita.
Ritagliati uno spazio quotidiano alla preghiera, per meditare la Parola. Magar regalati una domenica
pomeriggio per fare un paio d’ore di silenzio e di preghiera, fai una piccola deviazione andando al
lavoro per entrare in una chiesa.
Se vissuti bene, aiutano anche i simboli del Natale cristiano: prepara un presepe, addobba un albero,
partecipa alla novena. Fai qualcosa, una piccola cosa, per chiederti se Cristo è nato in te, per non
lasciarti travolgere dal diluvio di parole e cose che ognuno vive.
Come dice splendidamente Bonhoeffer: «Nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più
attendere. Eppure non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui».

Conferenze di Paolo Curtaz, ingresso libero Bergamo 10/12 ore 20,45 Il mantello consegnato,
S.Gamma via s. Margherita - Torre Boldone - Reggio Calabria ore 20,30 Perché Dio nasca
ancora:
11/12 Un Natale che converta; 12/12 Coloro che rifiutano; 13/12 Chi accoglie?
Parrocchia Maria SS del Soccorso – Palmi - Reggio Calabria 13/12 ore 18,30 Perché Dio nasca
ancora Maria SS Addolorata - via Elena – Rosarno - Asti 14/12 ore 16,30 Dov’è colui che è
nato, Chiesa – Revigliasco d’Asti
Fonte:https://www.tiraccontolaparola.it/


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