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Don Marco Ceccarelli, II Domenica di Avvento – Immacolata Concezione Beata Vergine Maria

II Domenica di Avvento – Immacolata Concezione Beata Vergine Maria – 8 Dicembre 2019
I Lettura: Gen 3,9.15-20
II Lettura: Rm 15,4-9
Vangelo: Lc 1,26-38

- Testi di riferimento: Gen 3,20; Sal 51,12; Is 65,17; Mt 9,16-17; Gv 3,3; 8,44; Rm 3,23, 4,23-24;
5,12-19; 8,22-23; 16,20; 1Cor 10,11; 2Cor 5,17; Gal 6,15; Col 2,15; 2Tm 3,16-17; Eb 2,14-15; 1Pt
1,22-25; 2Pt 1,20-21; 3,12-13; 1Gv 3,8-10; Ap 12,7-8.17; 20,1-3; 21,1
[La Congregazione per il Culto Divino ha stabilito che quando la seconda domenica di Avvento
coincide con l’8 Dicembre, vale a dire con la solennità dell’Immacolata Concezione, venga celebrata questa senza però omettere un riferimento al tempo di Avvento. Per questo la seconda lettura deve essere presa dalla domenica corrispondente]
1. Il concepimento immacolato di Maria.
- Fra gli eventi che celebrano le quattro grandi solennità dedicate alla Vergine Maria quello presentato dall’odierna festività ha cronologicamente il primo posto. Non avremmo avuto né l’Annunciazione e Incarnazione (25 marzo), né l’Assunzione al cielo (15 Agosto), né il riconoscimento e il saluto a Maria come Madre di Dio (1 Gennaio), se prima a lei Dio non avesse concesso il “singolare
privilegio” della immacolata concezione. Immacolata perché Maria, nel suo concepimento, è stata
preservata dal peccato originale; privilegio singolare perché nessun altro fuori di lei (e con lei, ovviamente, il suo unigenito) può vantare questa prerogativa. È chiaro dunque che questa ricorrenza e
la sua importanza non si possono intendere senza tenere presente il fatto che ogni creatura umana
nasce segnata da quella ferita che ci viene dai nostri progenitori. Tutti siamo discendenti da Eva,
madre di tutti i viventi (prima lettura: Gen 3,20), e siamo privi della santità e giustizia originali (Catechismo della Chiesa Cattolica 405). Proprio per questo Dio ha voluto e ha realizzato un nuovo inizio.
- Che in Maria si sia verificato questo privilegio lo percepiamo dalle parole dell’angelo nel brano di
Vangelo odierno. Gabriele si rivolge a Maria chiamandola Kecharitomene (dal verbo charitoo), che
è qualcosa di più che “piena di grazia”. Intanto va osservato che ella è già piena di grazia al momento del saluto dell’angelo. In lei già è avvenuto qualcosa in precedenza. Ma oltre a questo è importante sottolineare che il senso del termine (difficilmente traducibile in italiano) implica un cambiamento, una trasformazione nel soggetto a cui si riferisce; nella fattispecie in Maria. In lei ha avuto
luogo una trasformazione operata dalla charis, dalla grazia di Dio. E questa trasformazione è finalizzata a quello che l’angelo sta per dirle, cioè che Dio l’ha scelta per diventare la madre del suo figlio.
2. Un uovo inizio. Con l’evento del concepimento immacolato di Maria si dà un nuovo inizio. Come hanno molto presto evidenziato i padri della Chiesa, Maria è la nuova Eva, perché con lei comincia una nuova umanità. È noto il parallelismo che ne fa S. Ireneo:
Chiaramente l’angelo annunziò a Maria, vergine già promessa sposa, la verità della venuta del
Signore … e la soluzione della disgraziata seduzione di Eva, anch’essa già fidanzata ad un uomo. Come questa dalla parola di un angelo (il demonio) fu indotta ad abbandonare Dio trasgredendo la sua parola, così quella ricevette dall’angelo il lieto annunzio di portare Dio obbedendo
alla sua parola. Eva si ribellò a Dio, Maria si piegò ad obbedire Dio … E come per mezzo di
una vergine il genere umano fu condannato a morte, per mezzo di una vergine fu salvato.
(Ad.Haer. V,19,1)
Il parallelismo che Ireneo traccia fra Eva e Maria mostra come in ambedue si dà un inizio mediante
l’ascolto di una parola. Eva (una vergine) ascolta la parola di un angelo (il demonio) e la crede. La
parola ascoltata e creduta concepisce in lei un frutto di morte, la separazione da Dio. L’ascolto e la
disobbedienza di Eva causerà la nascita di una umanità decaduta. Anche Maria (una vergine) riceve
l’annuncio di un angelo che le porta una notizia opposta a quella del serpente, vale a dire una buona
notizia (“rallegrati”) da parte di Dio. Maria ascolta, crede e accoglie la parola dell’angelo; e grazie a
tale fede la parola accolta concepisce in lei un frutto che è il Figlio di Dio. Mentre Eva si ribella a
Dio, Maria si sottomette alla sua volontà e da lei prende inizio una nuova umanità, la Chiesa, i figli
di Dio.
3. I cristiani discendenti di Maria. Anche se nessuno di noi è nato senza peccato originale, nei cristiani si opera, per mezzo della grazia, una trasformazione analoga a quella di Maria. In Ef 1,6 si dice che Dio ci ha reso graditi (echaritosen) ai suoi occhi, ci ha trasformati con la sua grazia, facendoci santi e irreprensibili. Nel Nuovo Testamento il verbo charitoo viene usato solo per Maria e per
i cristiani, di cui Maria è la prima e l’archetipo. La grazia che i cristiani hanno ricevuto è «la redenzione per mezzo del suo sangue, la remissione delle colpe» (Ef 1,7); infatti, la grazia toglie il peccato. Questa è la trasformazione operata da Dio attraverso la grazia: la rimozione del peccato. Con
Maria abbiamo dunque questo nuovo inizio. I cieli nuovi e la terra nuova che Dio ha annunciato per
gli ultimi tempi hanno luogo a partire dalla nuova creazione instaurata da Maria nuova Eva e Cristo
nuovo Adamo (vedi testi di riferimento). Grazie a loro ha origine una nuova umanità, i figli di Dio, i
quali, anche se portano in loro il segno del peccato originale, possono vivere come nuove creature,
come persone redente e libere dalla tirannia del peccato. Chi è in Cristo è una nuova creazione
(2Cor 5,17); la chiesa è questa nuova creazione (Ap 21,1-5). Senza voler idealizzare questo dato che
avrà il suo compimento perfetto solo in cielo, tuttavia fin da ora appare una nuova realtà, appare il
superamento del peccato, di cui il segno è la possibilità di stare in comunione, di amarci gli uni gli
altri come Cristo ci ha amato. Anche se in noi il peccato ha ancora una forza, fa sentire la sua pressione, tuttavia esso non ha l’ultima parola. Il peccato è accovacciato alla nostra porta (cfr. Gen 4,7),
ma per la grazia che ci ha trasformato possiamo dominarlo. Contemplando l’Immacolata Concezione contempliamo anche la storia della nostra salvezza; venerando colei in cui Dio ha fatto grandi
cose, rendiamo grazie al Signore che ha operato meraviglie anche in noi.
4. Rimane comunque sempre una tensione fra il germe della nuova creazione presente in noi e la
realtà caduca che non è ancora passata. Nonostante la grazia che già opera in noi, «gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,23); allo stesso modo
in cui tutta la creazione geme e aspetta di essere liberata dalla caducità della corruzione (8,22). Infatti anche se tutto è già stato sottomesso a Cristo, «tuttavia al presente non vediamo ancora che
ogni cosa sia a lui sottomessa» (Eb 2,8). Cosicché sperimentiamo una tensione fra, da un lato, il desiderio che si realizzi definitivamente in noi la nuova creazione e, dall’altro, la presenza della vecchia creazione che ancora fa sentire i suoi effetti. Vediamo e sperimentiamo ancora la forza e la
guerra che la concupiscenza esercita su di noi. Questo provoca un “gemere”, una sofferenza, perché
sentiamo che abita in noi una promessa che ancora non si è compiuta, un figlio che non è ancora
venuto alla luce; e sentiamo come un ansia, un timore che la nostra speranza ci venga derubata. Perciò l’invito che questo tempo di Avvento ci rivolge è quello di attendere con pazienza e vigilanza la
venuta del Salvatore che porterà a compimento in noi la sua chiamata e la sua salvezza; l’invito ad
accettare questa nostra precarietà difendendo la fede nell’adempimento del regno da ogni attacco
del nemico. In un certo senso il cristiano geme più che un pagano, sente in sé in una forma unica
questa tensione. E d’altro lato proprio il fatto di sperimentare questa tensione è la prova che la nuova creazione è già presente in noi.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/


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