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FIGLIE DELLA CHIESA, LECTIO "Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria"II di Avvento

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria - II Domenica di Avvento
 Lun, 02 Dic 19  Lectio Divina - Anno A


Nella consueta strutturazione dell’Avvento, la solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si colloca a metà del cammino che prepara al Natale, per farci sollevare lo sguardo verso il cuore misericordioso del Padre che in Maria ci mostra il progetto che vuole compiere nella vita di ogni battezzato.

Quest’anno la celebrazione di tale dogma cade nella seconda domenica di Avvento, per cui al forte richiamo alla conversione del precursore, Giovanni Battista, si sostituisce l’umile assenso della giovane di Nazaret, l’ingiunzione di pentimento cede il passo all’eccomi generoso, disponibile, totale!

La solennità odierna è il ritratto più bello e più vero della Vergine Maria: ella è la prescelta da Dio, ma non perché lo meriti, bensì per pura azione gratuita di Dio e questo la rende incredibilmente vicina a noi! È lei stessa ad esprimere tale verità nell’esplosione di gioia del Magnificat: “L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva” (Lc 1,46-48a).

Se dunque Maria è preservata dal peccato originale per un dono specialissimo di Dio, così come ogni battezzato è liberato dal peccato originale con il sacramento del battesimo, dove sta la grandezza della Vergine di Nazaret? La liturgia della Parola ce ne delinea il cammino e ci mostra come la straordinarietà sia da ricercarsi nella linea della fede: Maria è la prima dei credenti ed è la sua fede che ha fatto innamorare il cuore di Dio. Il dogma che celebriamo, dunque, affonda le sue radici nelle origini della storia della salvezza, agli albori della relazione che Dio decide di instaurare con l’uomo fin dalla sua creazione. “Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”: è il versetto che troviamo subito prima della pericope liturgica che ci mostra la piena e totale comunione dell’uomo con il suo Dio. Adamo ed Eva conoscono il rumore dei passi del Signore, conoscono il Suo procedere maestoso e dolce al loro fianco: chissà quante volte avevano passeggiato con Lui nel giardino!

La descrizione di Dio che passeggia nel giardino con la sua creatura, ci fa intravedere il dono totale di sé, la Sua piena disponibilità ad introdurre l’uomo nel Suo mistero di amore, nonostante sia fatto di fango. L’apice di questa accondiscendenza di Dio è nella libertà che concede all’uomo, la libertà di sceglierlo, di accogliere il suo amore o di rifiutarlo.

v.26: “L'angelo Gabriele fu mandato da Dio”. L’evangelista Luca ci permette di accostarci pian piano al mistero che sta cominciando a raccontare, ponendo innanzitutto chi è il protagonista di quanto sta per narrare: Dio che manda il suo angelo. L’autore di quanto sta per accadere è Dio, Sua è l’iniziativa, Sua è la responsabilità della realizzazione, Sua è la scelta di chi dovrà realizzare il suo progetto. Mi sembra importante sottolineare questo aspetto dell’iniziativa divina, in quanto essa è all’origine del piano di salvezza che ha raggiunto ogni uomo, ma è anche l’origine di ogni vocazione, che scaturisce sempre da un chinarsi di Dio sulla sua creatura, per riportarla alla bellezza della comunione con Lui. E l’angelo si chiama Gabriele, forza di Dio, rafforzando ancora di più il fatto che Dio mette in campo tutte le sue energie, tutta la sua forza per realizzare quanto ha in cuore.

“…in una città della Galilea, chiamata Nàzaret”.
Per il pio israelita questa indicazione geografica doveva risuonare proprio scandalosa. E se poniamo attenzione, in verità anche dal punto di vista umano si rivela in tutto il suo scandalo. La regione dove si dirige l’angelo è la Galilea, considerata dagli ebrei il luogo più lontano da Dio, i galilei sono maledetti e peccatori: dunque è il posto dove di certo Dio non può scegliere di andare! La stranezza si accresce quando si specifica anche la città dove si dirige l’angelo: Nazaret, per la quale lo stesso apostolo Natanaele afferma: “Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?” (Gv 1,46). Le semplici indicazioni di questo versetto ci mostrano già un mistero davvero grande: la forza di Dio si manifesta nella debolezza! Proprio dove mai avremmo immaginato, il nostro Dio si fa presente e questo avviene anche nella nostra vita e nella nostra storia.

“a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”
Questo versetto è davvero denso di significato perché non solo ci riferisce un dato storico, indicativo per comprendere cosa significa nella vita di Maria l’annuncio che riceve, ma anche ci fornisce un’indicazione spirituale molto forte, permettendoci di comprendere come Dio agisce.

Dal punto di vista storico, l’evangelista Luca ci dà alcune notizie circa la condizione di Maria, che è vergine, il nome del fidanzato: Giuseppe, e la sottolineatura che è di un casato molto rilevante per i giudei. La specificazione, vista precedentemente, riguardo alla città in cui queste persone vivono, diventa propizia per chiarire quanto la proposta dell’angelo sia drammatica per Maria. Nel libro del Deuteronomio la Torah da indicazioni precise di comportamento da assumere nei casi in cui si verifichino delle situazioni sconcertanti relative ad una vergine fidanzata o promessa sposa a un uomo: «Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, giace con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete a morte: la fanciulla, perché, essendo in città, non ha gridato, e l'uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così estirperai il male in mezzo a te» (Dt 22,23ss). Si comprende bene allora che la posizione in cui viene a trovarsi la giovane vergine, accettando la proposta dell’angelo, è di grave pericolo anche per la sua vita.

Il fatto poi che l’angelo sia inviato proprio ad una vergine fa risaltare ancora una volta e con forza il contrasto tra il pensiero degli uomini e l’agire di Dio. La vergine, infatti, nella mentalità ebraica, era considerata “meno donna di tutte le altre” (cf I. Gargano, Lectio divina sul vangelo di Luca), perché non era madre. Dio sceglie ciò che noi non avremmo mai scelto, perché Egli da sempre si è innamorato della fragilità e non della forza, dell’umiltà e non della potenza. La scelta di una vergine è nella linea della stoltezza per gli uomini, che è sapienza e potenza di Dio. (cf 1Cor 1,26-30).

v.28: Il termine usato in questo versetto è Kecharitoméne, che Luca fa precedere dal saluto Chaire ed è davvero importante soffermarci su questo saluto perché contiene il fondamento evangelico del dogma che stiamo considerando. «Secondo gli esegeti questo kecharitoméne indica la bellezza esplosiva e accattivante di una ragazza. Dunque si potrebbe interpretare così: non è in questo momento che tu raggiungi questa esplosione di bellezza che ti rende graziosa agli occhi di Dio, ma tu sei diventata bella fin dall’inizio della tua esistenza, al punto che adesso prosegui ad essere ciò che eri già fino dal principio» (I. Gargano, Lectio divina sul vangelo di Luca). La forma del verbo, nella versione greca, ci consente di affermare che siamo di fronte ad un passivo divino e dunque è Dio che ha reso fin dal principio Maria graziosa ai suoi occhi. L’ affermazione dell’angelo ci permette di dire che Maria è già stata immersa nel sangue prezioso del Figlio suo, per un dono specialissimo del Padre e in vista della nascita del bambino Gesù.

Quello che l’evangelista descrive non è altro che la verbalizzazione di quanto per Maria è avvenuto nel grembo materno e che per noi si realizza con il sacramento del battesimo. Come per Maria, anche in noi con il battesimo entra potentemente la forza di Dio e ci rende kecharitoméne, pieni di quella grazia che ci riporta all’originaria bellezza. Anche per noi è risuonato quel “Chaire kecharitoméne”, “gioisci, ricolma di grazia”, che ci ha ridonato di nuovo il vero volto di Dio come Padre e il nostro di figli.

v.29-33: Inizia, con questo versetto, il travaglio della Vergine che si pone davanti al suo Signore con timore, ma facendo entrare nel dialogo tutta la sua intelligenza, tutta la sua volontà, tutto il suo cuore. È il suo stare in dialogo davanti a Dio che diventa modello e icona del cammino di ciascun cristiano.

Il turbamento non è terrore per la presenza di una creatura di cui ne capisce la soprannaturalità, ma è trovarsi di fronte ad un modo di agire completamente nuovo e che mai si sarebbe aspettata. Credo che se anche Maria, come tante donne del suo tempo, desiderasse diventare madre del messia tanto atteso, tuttavia la scelta di ciò che è stolto, secondo quanto abbiamo considerato precedentemente, le crea scompiglio nel modo di pensare un intervento di Dio. In questo turbamento che si pone l’interrogativo sul senso, ha inizio il cammino di dialogo franco e veritiero che costituisce un vero è proprio discernimento che fa Maria a colloquio con l’angelo.

Attraverso le parole dell’angelo, la vergine comprende che cosa Dio le chiede: concepire un figlio, darlo alla luce e chiamarlo Gesù; accoglie i segni della realizzazione di quanto le viene prospettato nell’evidente miracolo del concepimento di Elisabetta e finalmente pronuncia il suo fiat.

Risalta allora luminoso il grande dono che è nelle mani di ogni battezzato: l’esempio di una creatura, in tutto simile a noi, che in dialogo con il suo Signore supera il turbamento e si getta tra le sue braccia senza temere più nemmeno per la sua vita. Maria è il grandioso modello di fede che nell’infinita provvidenza di Dio ci è stato regalato come dono più prezioso.

v.38: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati» (s. Bernardo di Chiaravalle). Tutti sono stati con il fiato sospeso attendendo il fiat di Maria, ci dice s. Bernardo, proprio perché non era né scontata né automatica una risposta affermativa. Abbiamo ribadito tante volte che Maria non è messa in una posizione di privilegio, ma proprio qui sta la sua grandezza: ella risponde al suo Dio con tutto l’assenso del suo cuore e Dio finalmente sente corrisposto il Suo amore dalla nuova Eva.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/


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