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fr. Massimo Rossi, Commento IV Domenica di Avvento (Anno A)

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Commento su Matteo 1,18-24
fr. Massimo Rossi
IV Domenica di Avvento (Anno A) (22/12/2019)


 Visualizza Mt 1,18-24
Tre giorni ed è Natale! tutto pronto? I regali, gli inviti, tutto OK?

E ad accogliere il Verbo fatto carne, siamo pronti? Come ci siamo preparati, durante queste quattro settimane? Rispondete a casa, con comodo, rispondete sinceramente, secondo coscienza; per arrivare alla grotta ad adorare il Bambino, è necessario mettersi in viaggio: per qualcuno sarà stato un viaggio facile e breve; per altri, il viaggio sarà stato lungo e faticoso... Chi pensa di non aver affrontato alcun viaggio, o si sbaglia, oppure semplicemente non è mai partito.

Ci sono momenti, in cui non solo è usuale, ma è addirittura opportuno chiedere qualcosa a Dio: per usare un'espressione famosa tratta dal Libro di Qoelet: “C'è un tempo per... e un tempo per...” (cfr. 3,1-15). Dio stesso ci esorta a chiedere, nella speranza - la Sua - che il nostro desiderio coincida con il Suo; nel senso che Lui, Dio, vorrebbe darci suo Figlio, e con il Figlio, la salvezza. “Come sarebbe bello, pensa tra sé Dio, se ogni uomo, ogni donna, ogni famiglia, ogni comunità, mi chiedessero di ricevere Cristo, soltanto Cristo... Con Cristo avrebbero tutto, soprattutto avrebbero la pace, l'unità, la giustizia, l'amore,....”.

La prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia, riporta un fatto realmente accaduto, nell'antico Israele, ve lo riassumo in tre parole: VIII sec. a.C., Àcaz, re fantoccio siede sul trono di Gerusalemme; è indeciso se stringere alleanza con Damasco, o con Samaria, che premevano ai confini del regno; escogita una soluzione diplomatica, stante la superiorità delle forze militari nemiche; Àcaz sta meditando di abdicare in favore di un rampollo di una delle famiglie regnanti in Aram, o Éfraim. Isaia lo viene a sapere, si reca in tutta fretta da Àcaz e gli dice: “Questo non accadrà e non sarà! (...) chiedi aiuto al Cielo.”; ma Àcaz, ipocrita, oltre che vigliacco, ostenta un'umiltà che non gli è naturale: “Non chiederò nulla a Dio, non voglio tentarlo!”. Ma Isaia, lo sgama e dichiara ciò che abbiamo sentito: “Ecco, la vergine concepirà un figlio....”.

Per la cronaca, la vergine di cui parla il profeta era la sposa-bambina di Àcaz... Questa è una delle due coordinate della profezia, quella storica immediata. Ogni profezia deve dire qualcosa di decisivo, nel tempo in cui viene pronunciata. La seconda coordinata (della profezia) è teologica, e si colloca fuori dal tempo, nel quale viene proferita; l'aspetto teologico è quello che interessa noi e interessa ogni uomo di ogni tempo e di ogni luogo: la profezia annuncia che la vergine è Maria concepirà un figlio, che chiamerà Gesù. Sono andato un po' per le lunghe e me ne scuso.

Allora, che cosa abbiamo chiesto al Buon Dio in occasione di questo Natale?

Non vergogniamoci se il nostro desiderio non coincide con il desiderio di Dio! è capitato anche a Giuseppe, promesso sposo di Maria... Cioè, sì che lo desiderava, il santo falegname, l'avvento del Messia... ma, santo cielo, non così!

Ecco che cosa capita quando il Padre del Cielo decide di intervenire direttamente in nostro favore: sceglie qualcuno di noi e lo incarica di fare qualcosa... o, meglio,...(Dio) gli chiede di lasciarlo fare. Perché di questo si tratta! Lasciare che sia Dio ad agire, non secondo il nostro modo di agire, ma secondo il Suo modo di agire. E i Suoi modi (di agire) non sono i nostri; talmente lontani dai nostri, da sembrare addirittura scandalosi.

E qualcosa di simile ad uno scandalo sarebbe accaduto - o forse accadde davvero! - se Giuseppe non avesse cambiato idea, fuori tempo massimo, tornando sulla sua decisione di licenziare la fidanzata in segreto.

Il sant'uomo ascolta le parole dell'Angelo che gli appare in sogno, prende con sé Maria come sua sposa e riconosce il figlio che portava in grembo. E così realizza un'altra profezia di Isaia, secondo la quale il Messia sarebbe stato progenie della stirpe di Davide di Betlem. Giuseppe era un lontano discendente di Davide, dunque, solo Lui, Giuseppe, avrebbe potuto dare al bambino il nome, ascrivendolo, con questo vero e proprio atto giuridico - dare nomen - alla stirpe del leggendario Re di Israele.

E questo atto formale Giuseppe compirà, in occasione della presentazione al Tempio di suo figlio per essere circonciso...

Emmanuele è un nome che indica la missione del Verbo incarnato: letteralmente significa “Dio con noi”; e questo è il fine dell'Incarnazione.

La solennità che celebreremo fra tre giorni non ha altro scopo: a Natale, Dio non ci regala qualcosa: a Natale Dio ci dona se stesso; si fa conoscere, parla la nostra lingua,...

Non abbiamo più bisogno di profeti che traducano la Volontà di Dio in modo comprensibile agli uomini, ma mai del tutto chiaro e senza ambiguità.

Protesteremo ancora la nostra autonomia dai piani di Dio?...l'autonomia dei nostri pensieri da quelli di Dio, delle nostre scelte, rispetto a quelle di Dio?

Parliamo spesso di vocazione... di vocazioni... quelle degli altri, mica le nostre!

Poi, improvvisamente, a cinquanta, sessant'anni, ci svegliamo come da un sogno e cominciamo a chiederci: “Ma Dio, che cosa vuole da me?”... quasi che la vita fosse passata invano.

Interpretare la vita come vocazione, significa riconoscere che la nostra vita è una risposta a Dio; e va vissuta alla luce della fede, cioè secondo la volontà di Colui che ci ha chiamati alla vita.

Forse - e sottolineo, forse! - l'abbiamo fatta, la Sua volontà, fin da quando eravamo ragazzini... è solo che non ne eravamo consapevoli. Ragion di più per affinare i sensi interni, e scoprire che, nonostante noi, la durezza del nostro cuore, il groviglio dei nostri sentimenti,... Dio è riuscito a portare avanti la Sua storia di Salvezza, una storia iniziata con la creazione, rivelata con l'Incarnazione, e che si compirà per tutti e per ciascuno, con o senza la nostra collaborazione.

Fonte:https://www.qumran2.net/


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