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fr. Massimo Rossi Natale del Signore - Messa della Notte


fr. Massimo Rossi 
Natale del Signore - Messa della Notte (24/12/2019)


 Visualizza Lc 2,1-14
Come può un bambino che nasce lontano dal frastuono della città, ma anche lontano dal calore di una casa, porre fine a tutti i conflitti? La risposta ce la dà il profeta Isaia: “È il principe della pace!”. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti, annuncia sempre Isaia.

Strano, un Signore degli eserciti che vuole farla finita con tutte le guerre! e questo intende realizzare nel segno di un neonato.

Per capirci qualcosa di più, è necessario sapere cosa stava accadendo quando Isaia scrisse questa profezia: 732 a.C., gli Israeliti sono condotti in schiavitù a Babilonia. La sciagura che si abbatte nuovamente sugli Ebrei è l'ultimo atto di una serie di errori commessi dal governo di Gerusalemme, che mise in atto una politica di alleanze ora con l'una, ora con l'altra superpotenza straniera, provocando l'invasione finale del re degli Assiri, conquistatore di Babilonia e responsabile della deportazione di parecchi popoli, tra i quali, appunto, Israele. Una storia complicatissima!

In questa “Santa Notte” è importante notare l'atteggiamento di Dio nei confronti del suo popolo, un popolo ribelle, dal cuore indurito, un popolo ostinato nel voler percorrere strade che non portavano, non portano e non poteranno mai a Dio... Alla fine, un popolo in catene, un popolo che, allontanatosi da Dio, ha perduto tutto: terreno, ricchezze, autonomia,... in una parola, dignità.

Ditemi voi: che cosa avrebbe dovuto fare, Dio, con un figlio così?

Quante storie conosciamo di figli ingrati e sbandati, che rifiutano l'amore dei genitori, e si perdono nei labirinti della droga, della violenza, precipitando in abissi di peccato, dai quali è quasi impossibile uscire con le proprie forze! Per i genitori, le soluzioni sono due: abbandonare quel figlio al proprio destino: “Ora basta! Se l'è voluta!...si arrangi! Chi è causa del suo mal pianga se stesso!...”. Oppure andarlo a cercare, offrendo ancora il loro aiuto. Perché non vogliono perderlo! Perché è loro figlio! E sono disposti a morire, pur di poterlo riavere sano e salvo! (Lc 15).

Ecco, che cosa ha fatto Dio per il suo popolo! Ecco che cosa ha fatto Dio per noi! è venuto a cercarci... come anche nel paradiso terrestre, dopo che Adamo aveva mangiato il frutto proibito...

Concepisce pertanto un piano di salvezza, a modo suo, una salvezza da Dio... non l'ennesima manovra politica, peggio ancora, bellica, arrivata dall'esterno, come fa oggi l'Occidente nei confronti dell'Africa, o del Medio Oriente, che promette benessere, ma intanto impone condizioni e vincoli economici non proprio liberali e liberanti...

Dio preferisce che la salvezza cresca con noi, sia parte di noi, scaturisca dalla realtà nostra, dalla storia nostra... carne della nostra carne... Ecco il senso di questo bambino!

Figlio di Dio, sì, ma anche figlio nostro, che parla la lingua nostra.

Dio ci conosce bene; sa che gli stranieri non ci piacciono... Per questo suscita il Messia di Israele nello stesso Israele, dalla stirpe di Davide, il leggendario conquistatore di Gerusalemme, Jerushalaim, la città della pace. Davide, anche lui, fece molti errori: uomo dalla moralità non certo esemplare, e dalla fedina penale non proprio immacolata...

Ma a Davide si perdona tutto: Davide era giovane, fulvo di capelli e gentile di aspetto... Davide vinse il gigante armato Golia con una fionda e un sasso. Davide riconquistò l'Arca dell'Alleanza di Mosè, rubata dai nemici, e diede al regno una capitale, l'unità religiosa e l'unità politica. Davide preparò il terreno a suo Figlio, Salomone, che avrebbe assicurato la pace per quarant'anni e (avrebbe) edificato il Tempio, orgoglio del popolo e baluardo religioso e politico per i secoli a venire.

Gesù si inserisce in questo filone di liberazione, ma... con ben altro esito! Segno che è possibile anche a noi pensare in modo diverso, rispetto al passato, operare scelte diverse,... E con questi pensieri nuovi, con queste scelte diverse, possiamo tornare a Dio...per amarlo ancora.

Il Dio degli eserciti si converte alla dolcezza e alla mansuetudine di un neonato; non incute più terrore, non gioca più d'inganno. Il nostro Dio soffre la fame e il freddo come molti di noi; accetta qualsiasi dono, perché non ha nulla....il colmo per Dio, non avere nulla! Una fragilità quasi inquietante! tanto fragile da far sorgere il dubbio che sia Lui il Messia, il nostro Dio.

Ed ecco la sfida: convertire la nostra idea di Dio: dal Dio degli eserciti, forte, impassibile, invincibile,... al Dio disarmato, che non scende in battaglia, non costruisce fortezze, né le espugna... il Dio di Betlemme, intirizzito dal freddo, che non può ancora parlare; tempo trent'anni e diventerà il Dio nudo, inchiodato alla croce, che non può più parlare... ma, nella sua debolezza mortale, libererà e salverà tutti: credenti e non credenti.

Almeno questa notte, lasciamo che sia Lui a condurre il gioco, abbassiamo la guardia, e corriamo il rischio di innamorarci senza porre condizioni, per amare Lui e il prossimo, così come Lui ama noi e il prossimo.

Almeno questa notte, mettiamo a tacere la ragion di Stato, i proclami politici, il dissenso ideologico, gli opportunismi di parte,...

Siamo tutti davanti alla mangiatoia, uomini e angeli, pastori e Re, residenti e stranieri, buoni e cattivi... Il Natale è per tutti, per tutti! Perché dovremmo rivendicare il monopolio della gioia?
Nessuna gelosia, dunque!
...Allora... AUGURI A TUTTI!!!

Fonte:https://www.qumran2.net/

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